Questa notte, alle ore 01:30, è morto serenamente a Brisighella, circondato dal calore profondo dei suoi cari e degli amici più intimi, il maestro Adelmo Cornacchia. Con la sua scomparsa, che avviene esattamente a dieci anni dalla morte del suo storico compagno di Bottega, lo scultore Walter Bartoli (2016), e a sei anni da quella della amata compagna di lui, la pittrice espressionista Velda Ponti (2020), si chiude definitivamente l’epopea di una delle firme più prestigiose, creative e caratteristiche della ceramica d’arte italiana del secondo dopoguerra. La sua dipartita lascia un vuoto incolmabile in tutta la Romagna e in Italia, ma consegna alla storia un esempio cristallino di vita vissuta con solarità generosa, attaccamento viscerale al paese ed eleganza rigorosa.

Fu allievo del maestro Giuseppe Ugonia. Celebre il sodalizio con Walter Bartoli

cornacchia

Nato nel 1930 nel cuore di Brisighella, terra calanchiale e crogiolo secolare di arte, pensiero e profonda spiritualità, Adelmo si inserisce in una secolare continuità artistica, nel solco dello stesso genius loci che ha plasmato l’opera di figure universali come Silvestro Lega, Carlo Zauli e Mattia Moreni. Ragazzino, si formò alla severa scuola del maestro Giuseppe Ugonia; in quell’aula dove regnava il silenzio assoluto, apprese la precisione millimetrica del disegno tracciando esclusivamente foglie per tre anni, forgiando la mano che avrebbe poi dominato il colore. Dopo un cruciale e stimolante apprendistato a San Marino presso la Società Anonima Marmaca Porcellane, Cornacchia scelse di ritornare alle proprie radici appenniniche. Nel 1957, unendo le forze a quelle di Walter Bartoli, fondò la celebre bottega d’arte – laboratorio e mostra permanente – situata nel piazzale della Stazione, un marchio che ha sempre firmato ogni sua esposizione con la dicitura orgogliosa di “Ceramisti di Brisighella”. All’interno di quel microcosmo creativo, regolato da una disciplina metodica di stampo rinascimentale, i due maestri seppero fondere mirabilmente la scultura con la pittura: Bartoli plasmava la creta sbozzando i rilievi, mentre Cornacchia operava la sua raffinata alchimia cromatica sotto la finestra, rivestendo le forme con smalti accesi, riflessi lucidi e preziosi fondali in oro zecchino a ventidue carati o rame puro gran fuoco.

La bottega ha segnato un primato commerciale e culturale assoluto, immettendo sul mercato la cifra impressionante di circa trentamila opere diffuse in Italia e all’estero, un intero patrimonio di pezzi venduti che da solo rappresenta quasi la metà delle collezioni storiche globali custodite dal Museo Internazionale delle Ceramiche (MIC) di Faenza, un inequivocabile apprezzamento del pubblico che li colloca come i primi ceramisti di sempre del territorio. Cittadino vulcanico e “brisighellese d.o.c.”, Adelmo ha costantemente dialogato con la sua comunità come colonna portante della Pro Loco dagli anni Sessanta, inventando le sagre del paese e donando opere per fini sociali a tutta la comunità con grandissima generosità.

I suoi capolavori

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Al contempo, ha firmato capolavori monumentali per una settantina di edifici di culto nel mondo, dalle grandi chiese alle piccole cappelle. Tra queste colossali imprese spicca il lavoro più grandioso: il maestoso Giudizio Universale del 1997 per la Chiesa di San Lorenzo a Lugo, composto da cinquecentocinquantaquattro formelle su una superficie di centocinquanta metri quadrati. Si ricordano inoltre il presepio esposto alla Collegiata di Brisighella per papa Giovanni Paolo II – che lo donò alla cattedrale di Ouagadougou in Burkina Faso.

In perfetta linea con la sua leggendaria precisione che ha guidato ogni istante della sua operosa esistenza, Adelmo Cornacchia aveva persino pianificato nei minimi dettagli il proprio funerale, lasciando rigide istruzioni scritte. Coerentemente con questo rigore assoluto, alla chiusura della bottega ogni singolo stampo fu distrutto per evitare repliche postume, salvando e tutelando esclusivamente il patrimonio documentale ovvero la memoria storica e l’intero archivio professionale della bottega affidato a Carlo Serafini, esperto di informazione e d’arte. Un percorso umano e artistico eccezionale, che nel corso degli anni ha ricevuto i più alti tributi istituzionali della sua terra, a partire dal Diploma di Merito con Medaglia d’Oro del Comune di Brisighella conferito alla bottega nel 1968, fino al conferimento internazionale del Melvin Jones Fellowship dal Lions Club e al prestigioso Premio Dionisio Naldi, assegnatogli dal Consiglio Direttivo della Fondazione “La Memoria Storica di Brisighella I Naldi-Gli Spada”, fondata dal Cardinale Silvestrini, come supremo sigillo del suo legame viscerale e dei suoi meriti verso il paese dei tre colli.

Con la morte di Adelmo Cornacchia, la valle del Lamone perde un gigante della propria identità territoriale, un uomo solare e fiero che ha saputo trasmutare la materia in pura, immacolata e immortale poesia visiva per tutti: perde un Artista che ha segnato per sempre la Vallata del Lamone.