Il Partito Democratico di Brisighella interviene sulla pubblicazione del Dpcm del 7 luglio 2026, che ridefinisce l’elenco dei comuni montani, esprimendo forte preoccupazione per gli effetti che il provvedimento potrebbe avere sul territorio. In una nota, il circolo chiede una revisione dei criteri adottati dal Governo e sollecita un confronto pubblico con il sindaco e la senatrice Marta Farolfi.
«Una riforma che ignora la realtà dei territori»
Secondo il Pd di Brisighella, il decreto, che entrerà in vigore il 22 luglio, rappresenta «un provvedimento che colpisce duramente il nostro Comune» e la battaglia per una revisione dei criteri «non si ferma». Per il partito, questo impegno «deve accomunare tutti gli amministratori dei territori montani e il Partito Democratico».
Si tratta di «una riforma che ignora la realtà dei territori e abbandona le specificità territoriali per affidarsi a un unico parametro statistico: la media altimetrica dell’intero territorio comunale».
Per il Pd il risultato è «un paradosso che si commenta da solo».
«Monte Romano, con i suoi 765 metri, il punto più alto dell’intera provincia di Ravenna, perde la qualifica di area montana, mentre la ottiene il centro di Modigliana». Le frazioni di Fognano, San Cassiano, San Martino in Gattara, Zattaglia e Valletta, escono dalla classificazione pur avendo «le stesse difficoltà, la stessa distanza dai servizi e la stessa economia di montagna».
«Non è una questione di etichette»
Il Partito Democratico sottolinea che «non è una questione di etichette», ma di conseguenze concrete per il territorio.
«Significa meno risorse, meno premialità nei bandi e, per il comparto agricolo, un aggravio concreto: le aziende delle zone collinari escluse saranno equiparate a quelle di pianura anche sui contributi previdenziali dei dipendenti, un costo che molte realtà produttive non potranno sostenere».
Le critiche al Governo e al sindaco
Il Pd afferma che «per mesi ci è stato promesso da parte del Governo confronto e revisione ma le promesse sono state smentite dai fatti: il decreto è stato approvato».
Critiche anche nei confronti del sindaco Pederzoli.
«È anche un clamoroso schiaffo politico al sindaco Pederzoli, che nei mesi scorsi aveva annunciato con enfasi, attraverso stampa e social, la consegna di una “lettera ufficiale” al ministro Roberto Calderoli, suo compagno di partito, per chiedere un incontro urgente sul provvedimento».
Il Pd sostiene inoltre di avere «sempre criticato la mancanza di tempestività del sindaco Pederzoli, che si è mosso solo dopo l’interrogazione consiliare di “SiAmo Brisighella”».
«I fatti sono ancora più gravi: il decreto era già stato approvato dal Consiglio dei ministri l’11 maggio e la lettera, consegnata il 13 maggio, è arrivata quando ogni decisione era già presa, una mera operazione di facciata, priva di qualsiasi efficacia politica».
La richiesta di chiarimenti alla senatrice Farolfi
Il Pd punta il dito anche contro la senatrice Marta Farolfi.
«A questo punto una domanda è inevitabile: la senatrice Marta Farolfi, che ha votato “inavvertitamente” questa riforma e “ingenuamente” sosteneva che per Brisighella non sarebbe cambiato nulla, era davvero ignara del fatto che il decreto fosse già stato approvato due giorni prima? È credibile che non abbia ritenuto opportuno informare il sindaco, evitandogli l’ennesima figuraccia istituzionale, mentre annunciava una richiesta di confronto su un provvedimento ormai definitivamente licenziato dal Governo?».
La proposta di un confronto pubblico
Il Partito Democratico conclude proponendo un confronto pubblico.
«Chiediamo, con la massima chiarezza, un confronto pubblico davanti ai cittadini brisighellesi con il sindaco Pederzoli e la senatrice Farolfi: un’occasione per chiarire le rispettive posizioni, per impegnarsi formalmente a sostenere la revisione dei criteri presso il Governo e per scongiurare una frattura tra territori che condividono le stesse condizioni geografiche, economiche e sociali ma che, con questo Dpcm, verranno trattati in modo diseguale nell’accesso alle misure di sostegno. Le frazioni montane di Brisighella non hanno bisogno di lettere consegnate quando le decisioni sono già state prese, ma di una rappresentanza autorevole, coerente e capace di difendere davvero gli interessi di un territorio collinare che non può essere diviso tra comuni di serie A e comuni di serie B».













