La cena itinerante “L’era ora”, alla sua prima edizione a Brisighella venerdì 24 luglio, ha trasformato il centro storico del borgo in un percorso gastronomico e musicale capace di coinvolgere ristoratori, privati, volontari e oltre 3mila partecipanti. Un successo che ha superato ogni aspettativa, come racconta Francesca Bosi, giovane consigliera comunale e una dei tanti giovani che hanno contribuito a organizzare questo evento.
Oltre 3mila partecipanti all’evento che ha coinvolto i ristoratori locali

Francesca, partiamo da te: qual è il tuo ruolo nella comunità brisighellese?
Sono molto attiva a Brisighella, anche se non faccio parte di una realtà associativa precisa. Sono consigliera comunale all’opposizione e credo profondamente nel valore del fare comunità. È questo che mi ha sspito a partecipare per organizzare L’era l’ora.
Raccontaci un po’ com’è andata. Che aria si respirava durante la serata?
Noi siamo molto contenti. È stato bello vedere Brisighella così piena di gente, davvero emozionante. C’era una bellissima atmosfera: musica, persone di tutte le età, ristoratori coinvolti. Sembrava che il paese avesse ritrovato una nuova un’energia collettiva.
I ristoratori hanno avuto un ruolo centrale. Come hanno risposto alla proposta?
La partecipazione dei ristoratori è stata molto significativa: hanno aderito quasi tutti quelli del centro storico. È stata la prima volta che li abbiamo coinvolti così tanto. Di solito, nelle sagre, sono spettatori o contribuiscono poco. Qui invece erano protagonisti.
La cena itinerante non era un format nuovo: quanto ha aiutato?
Ha contribuito molto il fatto che l’evento non fosse totalmente nuovo e avesse già un nome riconoscibile, grazie anche a Distretto A. Noi però abbiamo cercato di renderlo più nostro e più giovane, con musica dal vivo lungo il percorso e un dj set finale.
Avete raggiunto un pubblico molto ampio. Obiettivo raggiunto direi, no?
Sì, e siamo molto contenti di esserci riusciti. Abbiamo intercettato tante fasce d’età e accontentato tutti. La risposta è stata enorme: a fine evento abbiamo ricevuto tantissimi messaggi di complimenti.
Il successo ha portato anche qualche imprevisto?
Assolutamente sì. La serata è stata talmente riuscita che non eravamo preparati a un’affluenza così grande. Alle 21.30 avevamo già finito i calici con la bag, e i ristoratori a fine serata avevano terminato il cibo. È l’altra faccia della medaglia. Per il futuro dovremo calcolare meglio i numeri.
Quali miglioramenti avete già individuato per le prossime edizioni?
Vorremmo collaborare con ancora più location private. Quest’anno c’era un po’ di scetticismo, comprensibile essendo la prima edizione. Ora sappiamo che funziona. Da migliorare sicuramente i parcheggi, mentre le navette sono state un’ottima idea… menomale avevamo scelto di implementarle.
Coordinare così tante realtà non deve essere stato semplice.
No, infatti. Siamo riusciti ad andare oltre gli schieramenti politici, ed è stato molto bello. Ma la collaborazione tra tante realtà è complicata: siamo inciampati tante volte nell’organizzazione, però ci siamo sempre rialzati.
Come vi siete divisi una mole di lavoro così importante?
Noi ragazzi ci siamo suddivisi gli ambiti. Io, per esempio, mi sono occupata delle location private. Questo ha reso tutto più semplice. Poi ovviamente ogni decisione veniva condivisa con gli altri.
Qual è la soddisfazione più grande che vi portate a casa?
I tantissimi feedback positivi. Una persona è venuta a dirci che grazie a noi ora si sentiva fiera di dirsi brisighellese, perché l’evento aveva mostrato una comunità forte e coesa. Non credo ci sia ringraziamento più grande.
In conclusione, come definiresti questa edizione di “L’era ora”?
È andato tutto egregiamente. L’affluenza, la partecipazione, l’atmosfera… tutto ha funzionato. E ora abbiamo una base solida per crescere ancora.














