Si sono conclusi la scorsa primavera i corsi tenuti dalla Scuola di Teologia della diocesi di Faenza – Modigliana per l’anno accademico 2025 – 2026. «Anche per quest’anno i numeri dei partecipanti ai corsi di teologia mettono in luce come nella nostra diocesi la formazione teologica sia vissuta con grande serietà – ha affermato Riccardo Drei, direttore della Scuola di formazione teologica San Pier Damiani –. Questo costituisce un forte segno di Chiesa viva: non solo il numero di laici, giovani, catechisti, insegnati e consacrati che decidono di partecipare alle serate, ma anche i numerosi volontari che dedicano tempo ed energie per il funzionamento degli aspetti pratici dei corsi». Questi i punti sottolineati dal direttore, nella volontà di mettere in risalto il tema di corresponsabilità nella formazione. «Un ringraziamento speciale va nei confronti del seminario vescovile Pio XII di Faenza – ha affermato –. Ogni anno, mettendo gratuitamente a disposizione i suoi ambienti, rende possibile il regolare svolgimento delle lezioni».
Intervista a Riccardo Drei, direttore della Scuola di formazione teologica San Pier Damiani

Direttore Drei, quali corsi ha organizzato la Scuola di Teologia diocesana per l’anno 2025 – 2026?
Come ogni anno la scuola di teologia articola la propria offerta in due polmoni. Da un lato la proposta di un ciclo istituzionale, con il quale si cerca di dare una formazione strutturata nel campo teologico, con una particolare attenzione per l’insegnamento del linguaggio specifico.
Il ciclo istituzionale, in particolare, ruota attorno a quattro anni, durante i quali si parte con un corso standard, ripetuto per ogni anno e si prosegue, a rotazione, con un ciclo di lezioni specifiche per ogni anno di corso. Il focus delle lezioni varia in relazione all’anno ciclico d’interesse.
Per l’anno 2025 – 2026 i corsi svolti sono stati diversi: teologia morale fondamentale, I sacramenti, Teologia spirituale, Cristologia, Introduzione alla liturgia, Libri Sapienziali e Giovanni: tra Antico e Nuovo Testamento, Introduzione alla teologia, Antropologia filosofica e teologica, Introduzione alla Sacra Scrittura, Morale Sociale, Ecclesiologia, Liturgia delle Ore, Anno Liturgico e Arte sacra. Dall’altro lato, incontri organizzati dagli uffici di pastorale, tra cui quella missionaria, quella della salute o di giovani e vocazioni, per citarne solo alcune. Questo ciclo di corsi rientra nel secondo polmone di offerta formativa.
Il corso pastorale, fortemente voluto dal vescovo emerito Mons. Mario Toso, ha comportato una sistematizzazione dei corsi di formazione da parte di tutti gli uffici pastorali, così confluiti nella formazione teologica. Un progetto che permette di offrire a tutta la diocesi uno sguardo a 360 gradi sulla formazione teologica.
Quanti sono stati gli iscritti ai corsi per l’anno 2025 – 2026?
A seguire il corso istituzionale, cioè tutto l’anno di corso, sono stati 15 studenti in totale. A partecipare invece ai singoli corsi pastorali, tale per cui l’iscrizione avviene esclusivamente per lezioni d’interesse, contiamo un totale di 550 persone iscritte. Se consideriamo che più persone possano essersi iscritte a più di un singolo corso, possiamo ipotizzare allora un’iscrizione oscillante tra le 350 e le 400 persone. Dal mio punto di vista, si tratta di numeri enormi, soprattutto considerando le dimensioni della diocesi. I numeri dimostrano un grande interesse e voglia di impegnarsi nell’educazione. Questo, nel corso degli anni, ha permesso di capire sempre di più il valore legato alla formazione teologica.
Quali le modalità didattiche assunte durante le lezioni?
Essendo i corsi tenuti da docenti e specialisti diversi, abbiamo lasciato che ciascuno scegliesse le proprie modalità. Si è passati da lezioni frontali con slide e uso di dispense, a lezioni più laboratoriali. Grande il dialogo creatosi tra docente e assemblea durante i corsi di ciclo pastorale. D’altronde sono momenti in cui il confronto è fortemente caldeggiato.
Quali tematiche affrontate hanno suscitato maggior partecipazione e interesse?
I numeri di iscritti tra un corso e l’altro oscillano particolarmente. Se per esempio 30 sono stati gli iscritti al corso di pastorale sanitaria, o 15 quelli iscritti al corso di ecumenismo, al contrario le due serate dedicate alle sfide dell’intelligenza artificiale hanno contato un totale di 100 iscritti, grazie anche alla partecipazione dei docenti della scuola di Sant’Umiltà.
Quali erano le aspettative e le speranze per quest’anno di corso e in che modo sono state soddisfatte?
Visto il successo ottenuto negli anni scorsi, l’aspettativa era quella di riuscire a replicare, intercettando l’interesse delle persone. Il rimando è stato positivo e questo dimostra come la necessità di formarsi è un’idea consolidata in tanti.
Quali sono i progetti per il prossimo anno?
Per il prossimo anno stiamo cercando di organizzare un altro corso sull’intelligenza artificiale, mossi dal successo riscontrato durante gli incontri di quest’anno e sicuramente spronati dall’enciclica papale Magnifica Humanitas.
A chi sono rivolti i corsi della scuola di teologia?
A tutti! Non c’è un’età più o meno giusta in cui approfondire temi teologici. Credo che per un cristiano lo studio della teologia sia occasione per nutrire la fede e comprendere meglio la persona di Gesù. La teologia accompagna ciascuna età della vita e in ciascuna di esse è in grado di dirci e suscitarci qualcosa di diverso. Ciò che studio a 25 anni non è quello che colgo a 60. Ogni età è giusta per conoscere meglio Gesù. Perfetto il ciclo istituzionale per chi ha voglia di fare qualcosa che ponga basi teologiche solide e complete. Altrettanto importanti i corsi di pastorale in grado di intercettare aspetti più contingenti e attuali del nostro tempo. Entrambe possibilità di spunto capaci di spronare e far crescere la nostra fede.
Lisa Berardi














