Sulle colline di Fognano c’è un luogo dove il profumo del basilico fresco, della passata di pomodoro e dei limoni si fonde con l’aria romagnola. Quel luogo si chiama “Farine di Mela”, un ristorante-pizzeria che in appena tre anni di attività è diventato un punto di riferimento per chiunque cerchi l’autentica cucina tipica campana e la tradizione gastronomica di Sorrento. A rendere speciale questa realtà è la storia di Carmine e Carmela, una coppia campana unita nella vita e nel lavoro, che quest’anno ha vissuto un grande riconoscimento professionale, volando a Napoli dal 8 al 10 giugno per vestire i panni di giudici ufficiali al Campionato Mondiale del Pizzaiuolo presso la Mostra d’Oltremare.

Carmine e Carmela: una nuova tappa del loro percorso

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Per Carmine, l’atmosfera dei mondiali non è una novità, avendo già conquistato il titolo in passato come concorrente. Tuttavia, la veste di giurato ha un sapore completamente diverso. Eletto tra i giudici ai forni, una postazione di enorme responsabilità, ha dovuto controllare la stesura, la gestione del fuoco e la cottura del disco di pasta. «È stata una soddisfazione immensa, un traguardo importantissimo per la nostra carriera», raccontano. «Vedere pizzaiuoli arrivare da ogni angolo del globo ci ha fatto battere il cuore come la prima volta che abbiamo gareggiato».

I due coniugi hanno condiviso la giuria con grandi chef come Gennarino Esposito

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Accanto a lui, nella giuria dedicata agli abbinamenti e all’assaggio, c’era la moglie Carmela, che ha condiviso lo scranno con grandi professionisti e chef stellati della loro terra. Carmela descrive la tre giorni partenopea come una maratona di passioni e di crescita enogastronomica, coronata anche dalla vicinanza di un pilastro della cucina italiana come Gennarino Esposito. «Condividere il tavolo con professionisti di quel livello ti fa sentire orgogliosa del percorso fatto finora. C’era un’atmosfera bellissima, un’energia che solo Napoli sa regalare quando celebra la sua arte più grande».

Il Campionato Mondiale del Pizzaiuolo, svoltosi alla Mostra d’Oltremare di Napoli, rappresenta la celebrazione massima dell’Arte del Pizzaiuolo Napoletano, riconosciuta come Patrimonio Unesco. L’evento unisce ogni anno migliaia di professionisti da tutto il globo in una sfida che unisce maestria, tecnica e cultura partenopea. A vigilare sulla corretta diffusione di questa tradizione è l’Associazione Pizzaiuoli Napoletani (Apn), nata nel luglio del 1998. La missione di Apn si articola su capisaldi rigorosi: tutelare l’arte del pizzaiuolo, tramandare la conoscenza alle nuove generazioni, valorizzare la figura professionale e diffondere la pizza napoletana a livello internazionale. I due coniugi spiegano quanto sia differente l’impatto psicologico tra il competere in prima persona e il giudicare i propri colleghi. «In gara si provano emozioni quasi ansiose, un’agitazione profonda che stringe lo stomaco ma che spinge a dare il massimo sotto pressione. Quando ci si siede dall’altra parte della cattedra, invece, l’ansia lascia il posto a un riconoscimento professionale profondo, che premia i sacrifici».

Da Sorrento a Fognano

Una vita, quella di Carmine, iniziata da giovanissimo tra farina e lievito madre in Campania, prima di decidere di trasferirsi nel comprensorio faentino. Dove nel 2018 ha incontrato Carmela. La nascita dei bambini e poi, qualche anno dopo, la scelta di creare qualcosa di proprio.
«Era un mio sogno, volevamo un locale per raccontare noi stessi, le nostre radici e il nostro territorio d’origine, trasformando un pezzo di Fognano in una piccola Sorrento.» Il nome stesso del locale nasconde un aneddoto romantico: Mela è il soprannome affettuoso derivato dal nome Carmela che la famiglia di lei usava, e Carmine ha voluto onorarlo battezzando l’insegna proprio “Farine di Mela”.
A Fognano la sinergia tra i due è totale. Se Carmine gestisce i forni e l’impasto, Mela è l’anima della cucina tradizionale, di cui cura personalmente ogni singolo dettaglio. «I mondiali sono stati un esperienza fantastica, si sta insieme a colleghi che per noi sono anche dei veri e propri Maestri», concludono, guardando al futuro con ambizione e umiltà. «Da questi incontri cerchiamo sempre di trarre nuove esperienze lavorative e umane, per studiare e crescere ancora. Portiamo questo prezioso bagaglio qui a Fognano, per continuare a onorare il nostro mestiere».

Jacopo Cavina