Un accorato appello per la pace in Libano e in Medio Oriente, unito a un invito a farsi rinnovare dallo Spirito Santo in vista della Pentecoste. Nell’udienza generale di oggi in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha sorpreso i fedeli con la presenza al suo fianco del patriarca Aram I e con un fuori programma dedicato ai giovani. Il Pontefice ha poi inaugurato un nuovo ciclo di catechesi incentrato sulla Sacrosanctum Concilium, il documento del Concilio Vaticano II che definisce la liturgia come il cuore pulsante del mistero cristiano e il motore della missione della Chiesa nel mondo

L’appello del Papa per la pace in Medio Oriente e il fuori programma con i giovani

Preghiamo per la pace”. Alla vigilia della Pentecoste, Leone XIV, citando il Libano e il Medio Oriente travolti ancora una volta dalla guerra, ha rivolto questo appello durante l’udienza di oggi, alla quale a sorpresa ha assistito, seduto a fianco a lui sul sagrato, anche il patriarca Aram I, Catholikos della Chiesa apostolica armena di Cilicia.


“In attesa della Pentecoste, chiediamo allo Spirito di Dio di risvegliare le coscienze umane con i suoi doni, di distoglierle dall’ingiustizia, dalla violenza e dalla guerra e di rinnovare il volto della terra”, l’appello del Papa durante il saluto ai fedeli polacchi.

L’appuntamento del mercoledì era cominciato con un altro fuori programma: dopo aver iniziato il giro tra i fedeli nei settori della piazza, Leone XIV a sorpresa è sceso dalla jeep bianca scoperta per salutare un gruppo di ragazzi, muniti di cappellini gialli, che lo acclamavano festosamente a gran voce dalle transenne più esterne, quelle che si affacciano su piazza Pio XII. Il Pontefice ha stretto mani e ha scambiato qualche parola con i giovani, per poi risalire a bordo della papamobile e proseguire, sorridente e rilassato, il suo abituale tragitto verso la postazione al centro del sagrato.

In una piazza San Pietro gremita, ancora una volta, di fedeli, ha poi iniziato un nuovo ciclo di catechesi, dedicato alla Sacrosanctum Concilium, il primo documento promulgato dal Concilio Vaticano II e dedicato alla liturgia.  “Non solo intraprendere una riforma dei riti, ma condurre la Chiesa a contemplare e ad approfondire quel legame vivo che la costituisce ed unisce: il mistero di Cristo”, l’obiettivo dei padri conciliari.

La nuova catechesi sulla Sacrosanctum Concilium del Concilio Vaticano II

“La liturgia tocca il cuore stesso di questo mistero”, ha esordito Leone XIV: “essa è insieme lo spazio, il tempo e il contesto in cui la Chiesa riceve da Cristo la propria stessa vita”. Nella liturgia infatti, “si attua l’opera della nostra redenzione, che fa di noi una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo che Dio si è acquistato”.  

Il mistero in questione, ha puntualizzato il Pontefice, “non designa una realtà oscura, ma il disegno salvifico di Dio, nascosto dall’eternità e rivelato in Cristo, secondo l’affermazione di San Paolo.  Ecco, dunque, il mistero cristiano: l’evento pasquale, vale a dire la passione, la morte, la risurrezione e la glorificazione di Cristo, che proprio nella liturgia ci è reso sacramentalmente presente, così che ogni volta che partecipiamo all’assemblea riunita nel suo nome siamo immersi in questo mistero”.

Il significato della liturgia: l’Eucaristia e l’identità della Chiesa

“Cristo stesso è il principio interiore del mistero della Chiesa, popolo santo di Dio, nato dal suo fianco trafitto sulla croce”, ha ricordato il Papa. “Nella santa liturgia, con la potenza del suo Spirito, egli continua ad agire”, ha spiegato: “Santifica e associa la Chiesa, sua sposa, alla sua offerta al Padre. Esercita il suo sacerdozio assolutamente unico, lui che è presente nella Parola proclamata, nei Sacramenti, nei ministri che celebrano, nella comunità radunata e, in sommo grado, nell’Eucaristia. È così che, secondo Sant’Agostino, celebrando l’Eucaristia la Chiesa ‘riceve il Corpo del Signore e diventa ciò che riceve’: diventa il Corpo di Cristo, ‘dimora di Dio per mezzo dello Spirito’.

Questa è l’opera della nostra redenzione, che ci configura a Cristo e ci edifica nella comunione”. “La ritualità della Chiesa esprime la sua fede – secondo il celebre detto lex orandi, lex credendi –, e al tempo stesso plasma l’identità ecclesiale”, ha osservato il Pontefice: “la Parola proclamata, la celebrazione del Sacramento, i gesti, i silenzi, lo spazio, tutto questo rappresenta e dà forma al popolo convocato dal Padre, Corpo di Cristo, Tempio dello Spirito Santo. Ogni celebrazione diventa così una vera epifania della Chiesa in preghiera, come ha ricordato san Giovanni Paolo II”.

Dalla celebrazione alla vita quotidiana: l’impegno dei fedeli nel mondo

“L’ azione della Chiesa non si limita alla sola liturgia, tuttavia ogni sua attività – la predicazione, il servizio dei poveri, l’accompagnamento delle realtà umane – converge verso questo culmine”, ha sottolineato Leone: “Nel senso inverso, la liturgia sostiene i fedeli immergendoli sempre e di nuovo nella Pasqua del Signore e, perciò, attraverso la proclamazione della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la preghiera comune, essi sono ristorati, incoraggiati e rinnovati nel loro impegno di fede e nella loro missione”, ha proseguito.

In altre parole, “la partecipazione dei fedeli all’azione liturgica è al tempo stesso interiore ed esteriore”, ed è chiamata “a dispiegarsi concretamente lungo tutta la vita quotidiana, in una dinamica etica e spirituale, cosicché la liturgia celebrata si traduce in vita e domanda un’esistenza fedele, capace di rendere concreto ciò che è stato vissuto nella celebrazione”.  

In questo modo, per il Papa, la liturgia “forma una comunità aperta e accogliente verso tutti”: “Essa è infatti abitata dallo Spirito Santo, ci introduce nella vita del Cristo, ci rende suo Corpo e, in tutte le sue dimensioni, rappresenta un segno dell’unità di tutto il genere umano in Cristo”. “Lasciamoci plasmare interiormente dai riti, dai simboli, dai gesti e soprattutto dalla viva presenza di Cristo nella liturgia”, l’’invito finale.

M.Michela Nicolais (Agensir)