Sono il momento più atteso dell’anno scout. Con l’estate prendono il via i campi dei gruppi Agesci. Un’esperienza che coinvolgerà nei gruppi della nostra diocesi in tutto 919 ragazze e ragazzi, di cui 380 lupetti e coccinelle (dagli 8 agli 11-12), 333 esploratori e guide (dagli 11-12 ai 16 anni) e 206 rover e scolte (dai 16 ai 20 anni), accompagnati dai loro capi. Una proposta educativa che cambia forma a seconda dell’età, ma che conserva un unico obiettivo: crescere insieme attraverso la vita all’aria aperta, la condivisione, il gioco, il servizio e il cammino. «Seguendo le capacità del ragazzo e della ragazza, si sviluppa un metodo che possa aiutarli e accompagnarli ad essere un “buon cittadino”, il grande obiettivo dello scoutismo», spiega Elena Leotti, responsabile Agesci della zona Ravenna-Faenza. «Durante l’anno si creano le relazioni, le conoscenze, si imparano le tecniche – aggiunge –. Al campo si vive tutto in maniera più completa, si raccolgono i frutti si quello che si è seminato e si continua a seminare, grazie a un tempo dedicato, oltre le due ore settimanali».
Dai più piccoli del branco/cerchio ai più grandi del clan che si cimentano in route itineranti

Le esperienze cambiano in base all’età. Per i più piccoli ci sono le tradizionali vacanze di branco/cerchio: «i bambini vivono nell’ambiente fantastico che si ispira al Libro della giungla di Kipling. Sono branchi di lupi, quindi i bambini sono lupetti e coccinelle. Le vacanze di branco/cerchio durano una settimana e hanno sempre un’ambientazione fantastica. Non è mai scelta a caso: è parte importante del progetto educativo ed è pensato in base alle caratteristiche del branco e agli obiettivi che i capi vogliono raggiungere».
Per esploratori e guide, invece, arriva l’immagine più conosciuta dello scoutismo, spiega Elena: «il reparto vive il campo in tenda, nel bosco. Si sta in piccoli gruppi, che sono le squadriglie, si cucina da soli e c’è una forte spinta all’autonomia del singolo e del gruppo. L’ambientazione serve ad aiutare a vivere l’avventura, che è una delle dimensioni fondamentali di questa fascia d’età».
Per i rover e le scolte, infine, il campo diventa una route itinerante: «è un campo mobile. La strada non è fine a sé stessa: si cammina verso un luogo significativo, che può essere un santuario, una comunità di servizio o una meta importante del percorso. Chi deve diventare un buon cittadino deve sentirsi cittadino del mondo. La strada porta all’incontro con le persone, con Gesù, con la Provvidenza».
Al di là delle destinazioni, però, ciò che conta è il percorso educativo che ogni campo propone: «che sia una vacanza di branco, un campo estivo o una route, ogni proposta ha degli obiettivi educativi: lavorare sull’autonomia, sulle tecniche, sulle relazioni». Per i più grandi, poi, la route diventa anche un’occasione di verifica personale. «La strada ti porta all’incontro con l’altro e a conoscere te stesso – conclude Elena –. C’è la fatica, c’è il bisogno degli altri, c’è l’incontro con chi ti tende una mano. È questo che la strada insegna: ti fa scoprire chi sei e ti apre agli altri».
Ridurre l’impatto ambientale con le cambuse “consapevoli”
Cambuse “consapevoli”, saponi solidi, convenzioni per i trasporti pubblici. Da qualche anno la sensibilità delle problematiche legate al clima sta crescendo anche nei gruppi scout Agesci. «Ci siamo dotati di una sorta di indice di impronta ecologica – spiega Leotti – per ridurre con azioni concrete l’impatto ambientale dei campi».
Filomena Armentano














