La frase “Carneade! Chi era costui?” è una celeberrima citazione tratta dall’incipit dell’ottavo capitolo de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, pronunciata da Don Abbondio.
In fondo oggi la potremmo applicare alla parola “remigrazione” molto in voga di questi tempi, ma della quale non si percepiscono con esattezza i contorni e le implicazioni.
Alla base c’è una teoria apparentemente semplice: se mandiamo via gli stranieri, diminuisce la concorrenza sul lavoro, le imprese saranno costrette ad alzare i salari e gli italiani staranno meglio.
Ma è una teoria a dir poco sbagliata.
Se vogliamo alzare i salari, gli strumenti seri esistono: salario minimo, contrattazione, controlli contro il lavoro nero, formazione, produttività, innovazione.
Mandare via lavoratori essenziali non alza magicamente i salari. Lascia scoperti ospedali, cantieri, aziende agricole, logistica, assistenza familiare, ristorazione e servizi alla persona.
Se mancano infermieri, operatori sanitari, badanti, braccianti, operai e tecnici, non basta uno slogan per sostituirli. Servono anni di formazione, qualifiche, organizzazione e politiche industriali.
Anche l’obiezione che “gli stranieri delinquono di più” va presa sul serio, ma non usata come propaganda.
Il punto vero non è la nazionalità, è l’irregolarità. Chi non ha documenti, non può lavorare regolarmente, non ha casa, non ha reti sociali ed è più ricattabile dal caporalato e dalla criminalità. Se vogliamo più sicurezza dobbiamo ridurre l’irregolarità, non produrla.
Gli immigrati regolari lavorano, pagano contributi, pagano IRPEF, consumano, producono PIL. Secondo la Fondazione Leone Moressa, Rapporto annuale 2025 sull’economia dell’Immigrazione, il saldo tra quanto la componente immigrata versa allo Stato e quanto riceve in servizi di welfare è positivo per le nostre finanze per oltre un miliardo di euro.
In più, gli immigrati sono mediamente più giovani: 35,7 anni contro 46,9 anni degli italiani. Questo significa che oggi pesano meno sulle grandi voci di spesa pubblica, come pensioni e sanità per anziani, e stanno più spesso nella fascia d’età che lavora, produce e versa contributi.
Il vero nemico del welfare non è lo straniero, è il lavoro nero, l’irregolarità, lo sfruttamento che impedisce di versare tasse e contributi.
La “remigrazione” è presentata come una soluzione semplice, ma non lo è.
Quanto costerebbe rimandare via centinaia di migliaia di persone? Con quali voli, accordi internazionali, procedure, centri, controlli e ricorsi? E soprattutto: quanto costerebbe perdere lavoratori in sanità, assistenza, agricoltura, edilizia, logistica, cura degli anziani e servizi?
Il costo non sarebbe solo amministrativo, ma economico, sociale e umano.
La risposta non è “meno stranieri”. La risposta è meno irregolarità: ingressi legali, lavoro regolare, formazione, controlli seri, lotta allo sfruttamento, integrazione rapida di chi lavora e rispetta le regole.
Tiziano Conti














