Il faentino Raffaele Drei è stato eletto oggi alla guida di Confcooperative Agroalimentare e Pesca, la federazione nazionale di Confcooperative che riunisce oltre 2.500 imprese, 407.000 soci e 75.000 addetti, con un fatturato che sfiora i 38 miliardi di euro, pari a oltre il 20% del made in Italy agroalimentare.
Drei è vicepresidente di Conserve Italia
Drei, 60 anni, attuale vicepresidente di Conserve Italia, ha ricoperto diversi ruoli dirigenziali in importanti cooperative del territorio, tra cui la presidenza di Agrintesa fino al 2020.
“La scelta di affidare la presidenza nazionale a una figura di Confcooperative Romagna-Estense è un onore ed una grande responsabilità – commenta Roberto Savini, presidente Confcooperative Romagna-Estense. Non tutto avviene per caso: questi risultati rappresentano la cifra dello spessore e della maturità della nostra organizzazione. La cooperazione genera economia sociale e genera dirigenti di valore laddove tutti contribuiscono a fortificare la rete.
Confcooperative Agroalimentare e Pesca rappresenta uno dei settori più rilevanti sotto il profilo economico. Con Drei Saremo sicuramente all’altezza di dare il nostro contributo sul livello nazionale”.
L’elezione è avvenuta a Roma, nel corso dell’assemblea nazionale che ha riunito 250 delegati e delegate da tutta Italia, alla presenza del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.
Le prime parole del neopresidente, dopo l’elezione a Roma
Drei era già stato nominato presidente dal Consiglio nazionale nel dicembre 2024. L’assemblea ha rinnovato la scelta e contestualmente ha approvato la nuova denominazione della federazione, che da oggi diventa Confcooperative Agroalimentare e Pesca.
“Questa nomina significa dare continuità a una sfida iniziata meno di un anno e mezzo fa e a un approccio volto alla tutela della cooperazione italiana di fronte a quanto sta accadendo nel mondo – commenta il neoeletto Raffaele Drei -. Oggi il tema della competitività è centrale.
Il nostro obiettivo è di lavorare per una Pac che non guardi all’agricoltore in termini individuali, ma che sia orientata alla competitività delle filiere agroalimentari. Le aggregazioni, come quelle del territorio romagnolo, sono una leva essenziale per essere competitivi”.
Sono proprio le cooperative di dimensioni maggiori a generare oltre l’88% del fatturato nazionale e a occupare più dell’80% degli addetti. Negli ultimi vent’anni, 250 cooperative sono uscite dalla mappa per effetto di fusioni e incorporazioni. Una tendenza che la federazione considera strutturale e da incentivare.
“Le altre battaglie che porteremo avanti – continua Drei – riguardano la riforma del regolamento sui fitofarmaci in agricoltura, che crediamo abbia un’impostazione obsoleta che non tiene conto dell’evoluzione tecnologica che c’è stata nei campi, e il ricambio generazionale. Quest’ultimo punto è una sfida importante anche per il nostro territorio, che vanta strutture di primissimo livello, cresciute attraverso percorsi di aggregazione coraggiosi e che oggi necessitano di costruire la futura classe dirigente, formata per gestire realtà di questa rilevanza”.














