Nonostante la calura di un sabato pomeriggio di giugno, il Cinema Giardino si è riempito di volti e storie per un evento che segna una tappa fondamentale per l’inclusione nel nostro territorio. Sabato 20 giugno è stata ufficialmente inaugurata la scuola Penny Wirton di Brisighella, alla presenza del suo fondatore nazionale, lo scrittore e docente Eraldo Affinati. Nata a Roma nel 2008 dall’idea di Affinati e della moglie Anna Luce Lenzi, la Penny Wirton non è una scuola di italiano per stranieri come le altre. A Brisighella, questa realtà ha mosso i primi passi nell’aprile del 2025 grazie all’impegno di tante persone, tra cui il parroco don Marco Ferrini, e oggi conta circa quindici volontari e quaranta studenti di diverse nazionalità, tra cui Marocco, Gambia, Albania e Sri Lanka. Gli incontri si svolgono due volte a settimana (il mercoledì mattina e il venerdì pomeriggio) in un clima di scambio bidirezionale che vede protagonisti non solo adulti, ma anche giovanissimi: un simbolo di questa realtà è infatti Lucia, che a soli 11 anni veste i panni della volontaria per insegnare l’italiano alla sua coetanea Sara.
Un ritorno alle radici: “Restituire il dono della lingua”
Per Affinati, l’appuntamento brisighellese ha avuto il sapore di un ritorno alle origini romagnole della madre, ma è stato soprattutto l’occasione per ribadire il senso profondo della sua missione educativa, legata a una storia familiare di riscossa culturale. “Insegno italiano a ragazzi e signori che spesso sono orfani e che non conoscono la lingua per parlare e nemmeno hanno gli strumenti culturali”, ha confidato Affinati alla platea. “Io sono cresciuto al basso: ho pubblicato circa 30 libri, ma a casa mia non ce n’erano. Ho dovuto fare tutto da solo. Per me l’insegnamento è stato fondamentale, ed è per questo che oggi sento il dovere di restituire agli altri ciò che ho ricevuto”.
Oltre la scuola tradizionale: il modello “Uno-a-Uno”

La Penny Wirton scardina l’idea di aula frontale. A Brisighella, questa realtà conta oggi circa quindici volontari e quaranta studenti. Il cuore pulsante del progetto è il rapporto individuale, dove la gratuità del dono rompe i meccanismi del dovere scolastico. Affinati ha spiegato con forza questa scelta: “Crediamo che l’insegnamento della lingua debba avvenire nella relazione umana: non il professore che spiega alla classe, ma una persona sola che insegna a un’altra persona. Questo fa una differenza sostanziale perché si creano dei rapporti affettivi, di amicizia”. Quando l’insegnamento è gratuito, ha aggiunto lo scrittore, lo studente capisce che il volontario è lì per lui: “Chi ti vede pensa: ‘Perché sta qui due ore a insegnarmi italiano gratis?’. Significa che è interessato a me come persona”.
“Per amore del futuro”: la pedagogia del patto

Dialogando con l’ex dirigente scolastica Marta Saragoni, Affinati ha presentato il suo ultimo libro, Per amore del futuro, il cui titolo è nato dall’intuizione di una studentessa di sedici anni. È un invito a riscoprire la fiducia nell’atto educativo come consegna di un testimone. “Se tu non hai fiducia, se tu non hai speranza, se tu non hai amore per il futuro non potrai mai fare niente. Non solo insegnare, ma nemmeno fare il genitore”, ha sottolineato Affinati. “Tu devi avere fiducia e sapere che le persone a cui consegnerai il testimone andranno avanti in un modo che tu non puoi prevedere. Devi saper amare anche quello ‘scombinamento’ che l’allievo porta, quel luogo dove lui ti conduce e che tu non avevi previsto”.
Una scuola a “ingranaggi scoperti”

Un altro concetto potente emerso dall’incontro è quello della scuola a “ingranaggi scoperti”, dove l’insegnante non è un giudice che usa domande-tranello, ma un compagno di viaggio. “Lavorare a ingranaggi scoperti significa dire: ‘facciamo una cosa ragazzi, stiamo insieme, dobbiamo raggiungere questo obiettivo… dobbiamo creare un patto di reciproca intesa’”. In questo contesto, anche l’errore cambia di segno: “L’errore è preziosissimo, non lo devi mai buttare nel cestino, perché la risposta sbagliata ti può rivelare qualcosa che la risposta esatta ti nasconde”.
La lingua come costruzione dell’uomo
Attraverso le storie dei suoi studenti – dai ragazzi del Gambia ai detenuti incontrati nelle carceri – Affinati ha mostrato come imparare l’italiano sia un atto di liberazione dal passato e di costruzione della propria personalità. “Insegnare alla Penny Wirton non significa solo insegnare il verbo essere o avere, significa costruire le personalità che hai di fronte”. Lo scrittore ha concluso con un messaggio di fratellanza universale, citando Mario Rigoni Stern: “Dovremmo capire che quando fai vibrare la tua radice, la tocchi, è come se facessi vibrare tutta la pianta umana. Siamo tutti legati allo stesso paese: il paese dell’umanità”.
La lingua come strumento di pace

Particolarmente toccanti sono state le testimonianze degli alunni. Cusal, ventisettenne dello Sri Lanka, ha spiegato come imparare l’italiano gli abbia permesso di trovare lavoro e diventare indipendente, ringraziando gli insegnanti che operano “con il cuore” mentre il mondo è sconvolto dalle guerre. Affinati ha ribadito che insegnare l’italiano significa costruire la personalità degli studenti, aiutandoli a scegliere le parole per elaborare il proprio vissuto, spesso drammatico. “Le nostre radici non sono solo nostre”, ha concluso lo scrittore, citando Jung e Rigoni Stern, “siamo tutti legati allo stesso paese: il paese dell’umanità“.
L’inaugurazione si è chiusa con un buffet multietnico, lasciando ai presenti la sensazione di aver partecipato a un grande laboratorio di civiltà, dove la lingua non è un esercizio, ma un ponte per incontrarsi davvero.














