Il Trebbiano resta il vitigno più diffuso della Romagna e, nonostante il calo dei consumi di vino registrato in Italia e nel mondo, continua a rappresentare una risorsa strategica per il territorio. A dimostrarlo sono i numeri presentati da Terre Cevico, che negli ultimi anni ha investito nella valorizzazione del prodotto aprendo nuovi mercati e sviluppando nuove modalità di consumo.
Il vitigno più diffuso della Romagna
In Romagna si produce un mare di Trebbiano. Basti pensare che su 28mila ettari coltivati a vite, Imolese compreso, ben 14mila ettari sono destinati a questo vitigno.
In uno scenario che vede i consumi di vino in declino, in Italia come nel resto del mondo, questo potrebbe rappresentare un problema per i produttori. Ma il mondo della cooperazione si è ingegnato, trovando nuovi utilizzi e nuovi mercati per questo vino bianco. Pensiamo al caso di Terre Cevico, viticoltori dal 1963. Sino al 2001 il confezionato di Trebbiano era inferiore ai 700mila litri, mentre oggi supera i nove milioni di litri, venendo esportato in 90 Paesi del mondo.
«La sua valorizzazione è iniziata molti anni fa con il progetto vino convenzionale nel formato brick, divenuto poi Trebbiano da agricoltura biologica e altre tipologie di formati e presenze in altri mercati» ha spiegato il direttore generale Paolo Galassi, illustrando i dati a fine maggio nella cantina di Alfonsine, che copre il 15 per cento del proprio fabbisogno energetico grazie a un impianto fotovoltaico da 500 Megawatt, con un risparmio annuo di 80mila euro.
L’evento, che ha visto la presenza di oltre 600 persone tra base sociale cooperativa, esperti, enologi, stampa e appassionati, è stato una vera celebrazione del Trebbiano. Il vino è stato abbinato alle proposte di mare, con il pesce dell’Adriatico grigliato dai pescatori della cooperativa di Cesenatico.
I numeri di Terre Cevico
In Romagna, Terre Cevico conta 3.616 ettari di vigneto, per il 90 per cento destinati al Trebbiano, 992 soci tra viticoltori e cantine associate e un fatturato consolidato, riferito al 2024-2025, pari a 213,2 milioni di euro. Il gruppo occupa il nono posto fra i dodici protagonisti del vino italiano e, tra questi, ha segnato di recente la migliore performance per incremento di fatturato, con un più 3,4 per cento. È inoltre leader nel settore delle bollicine, con oltre dieci milioni di bottiglie prodotte nell’ultimo anno. La crescita comincia a consolidarsi anche nel settore della mixology (cocktail pronti come Spritz o Bellini), dove il Trebbiano rappresenta la base per 16 referenze. L’export resta un canale fondamentale per il gruppo cooperativo. «Negli ultimi 12 mesi solo in Giappone abbiamo venduto un milione di bottiglie di spumante – continua Galassi – e anche gli spumanti venduti in Svezia con un progetto dedicato a un solo cliente si assestano su questo dato. Mentre oggi l’Italia vede una tendenza di crescita nel canale della ristorazione, segnando un più otto per cento, con 800mila bottiglie vendute per questa categoria di vini».
(MiB)














