Che il Palio del Niballo non sia una semplice corsa di cavalli lo testimoniano l’impegno e la passione con cui migliaia di faentini vivono questa manifestazione. Dietro a questa giostra storica c’è la voglia di stare insieme, di fare comunità, unendosi attorno a valori condivisi, che prendono vita nel drappo di San Pietro, nella cerimonia della Donazione dei Ceri, nello sventolio delle bandiere oppure nella suggestiva Nott de Bisò. A pochi giorni dalla 69ª edizione del Niballo abbiamo incontrato Nicola Solaroli, Maestro di Campo della giostra dal 2024.

Intervista a Nicola Solaroli

Solaroli, terzo Palio da Maestro di Campo. Si avverte ancora la tensione?

C’è sempre un po’ di tensione ed è giusto sia così, perché la disputa del Palio del Niballo è il momento culminante dopo un anno di grande impegno e lavoro.

Come hai incontrato il mondo del Palio?

Mi sono avvicinato al Rione Rosso, nell’ambito di un progetto scolastico, mentre frequentavo le scuole medie. Mi sono offerto volontario per sbandierare durante uno spettacolo ed è scoccata la scintilla. Dal 1998 al 2006 sono stato uno sbandieratore del Rione Rosso. Lasciato il rione, nel 2007 sono diventato giudice federale Fisb, rimanendo dunque nell’ambito delle bandiere. Ho subito capito però che mi mancava l’ambiente del Palio e così nel 2008 sono entrato a far parte del Gruppo Municipale, come rotellino.

È iniziato così un lungo percorso nel Gruppo Municipale.

Esatto. Nel 2009 ho preso parte al mio primo Niballo da membro del Gruppo Municipale ed è iniziato un importante percorso di crescita. Grazie alla fiducia di Antonio Lolli, che è stato Maestro di Campo per 20 anni, ho iniziato a supervisionare il corteo storico e tutte le cerimonie, così importanti per il mondo del Palio. Nel 2022, quando si è aperto il confronto per sostituire il Maestro di Campo, oltre al Podestà della Giostra, i rioni, in virtù dell’esperienza maturata, hanno pensato a me.

Di cosa si occupa il Maestro di Campo?

È una magistratura del Palio del Niballo, ovvero una figura che deve garantire il rispetto del regolamento della manifestazione da parte di tutti. Se il Podestà della Giostra è l’arbitro della contesa, il Maestro di Campo è un cerimoniere e un supervisore, con un raggio d’azione molto ampio e che spazia da compiti normativi e disciplinari a quelli prettamente organizzativi e cerimoniali. In primis, io sono responsabile del rispetto del regolamento da parte di tutti i cortei rionali, con la collaborazione di rotellini e vivandiere del Gruppo Municipale.

In caso di comportamenti non conformi al regolamento come si comporta il Maestro di Campo?

Come Gruppo Municipale segnaliamo ai rioni i comportamenti scorretti, aiutandoli a migliorare. Le sanzioni sono l’extrema ratio. È un approccio vincente perché in questi anni tutti i rioni hanno fatto grandissimi passi avanti sotto il profilo dell’accuratezza storica e del decoro del corteo.

Altri compiti del Maestro di Campo?

Deve tenere i rapporti con la curia e l’Arciconfraternita della Beata Vergine delle Grazie, per l’organizzazione della premiazione del Palio sul sagrato della Cattedrale e della Donazione dei Ceri, che tradizionalmente apre l’anno del Niballo.

Al di là della competizione tra i cinque rioni, che valore ha il Palio del Niballo per la città di Faenza?

Il Niballo è una gara molto sentita, ma è anche un momento di socialità e aggregazione fondamentale per tutta la città. Credo che intrinsecamente legato al Palio ci sia un forte senso di appartenenza. Entrando a far parte del mondo rionale ci si sente realmente parte di una comunità, di una famiglia. Non è solo un discorso di tifo, è qualcosa di più profondo. Il Niballo è davvero un collante molto forte.

Ci sono segnali di un profondo disagio giovanile anche a Faenza. Come avvicinare più giovani ai rioni?

Rioni e Gruppo Municipale sicuramente offrono un’alternativa sana di aggregazione. Io faccio parte del gruppo di lavoro che porta i laboratori didattici dedicati al Palio nelle scuole cittadine e questo è sicuramente un modo per invitare i più giovani ad avvicinarsi ai rioni nel proprio tempo libero. Siamo presenti anche nelle scuole superiori perché uno scoglio importante, per un adolescente, è entrare a far parte di un rione in autonomia. Non è facile presentarsi da soli in un posto dove non si conosce nessuno, può subentrare un po’ di disagio. Per questo motivo cerchiamo di attirare i ragazzi in gruppo, in modo che ci si avvicini a un rione assieme ai propri amici. Come Gruppo Municipale siamo riusciti a ringiovanire considerevolmente il gruppo degli armati proprio grazie al passaparola tra amici, che è un canale fondamentale.

Altre leve per attirare i più giovani?

Restano basilari tutte quelle occasioni e iniziative in cui i rioni si aprono alla città. Il contesto infatti è profondamente cambiato rispetto ad anni fa, quando le alternative come luoghi di ritrovo si riducevano a parrocchia o rione e non c’era una tecnologia così pervasiva. È quindi importante organizzare manifestazioni aperte alla città e che guardino soprattutto ai giovani.

Pensi dunque che i rioni debbano aprirsi maggiormente nei confronti della città?

Il mondo del Palio ha dimostrato in realtà, in questi anni, di sapersi mettere in gioco in maniera molto valida. Quando Faenza chiama, i rioni rispondono e lo hanno dimostrato durante il Covid e l’alluvione. Non bisogna però dimenticare che l’obiettivo prioritario per tutti i rioni rimane partecipare alle manifestazioni del Palio e questo comporta un impegno non indifferente, 365 giorni all’anno, per tutti i soci. Le altre iniziative vengono dunque organizzate tenendo conto di questo aspetto e potendo contare su forze inevitabilmente limitate. Ho colto comunque, durante le manifestazioni del 2026, segnali davvero incoraggianti per il futuro della nostra manifestazione e che testimoniano l’importanza del lavoro svolto da tutti i rioni con i giovani.

Quali?

La lista degli iscritti al Torneo Sbandieratori e Musici Under 15 era molto ampia, con tanti giovani, anche stranieri, che hanno gareggiato in piazza del Popolo. Un altro ottimo segnale è arrivato dal corteo storico della Bigorda, che ha coinvolto tantissimi bambini, a riprova dell’interesse dei più piccoli verso il mondo del Palio.

Tre proposte per far crescere ulteriormente il Palio del Niballo.

Innanzitutto sarebbe importante valorizzare maggiormente il corteo storico, che ha un potenziale turistico non indifferente. Il Palio si corre allo stadio ma anche l’ingresso in piazza del corteo è un momento molto significativo e andrebbe valorizzato, con un proprio cerimoniale studiato ad hoc. Si potrebbe anche dedicare un momento esclusivamente al corteo, in un giorno diverso da quello della disputa del Palio ma, attualmente, il calendario delle manifestazioni è già saturo. Bisognerebbe dunque o iniziare a maggio oppure potersi allungare a luglio, ma questo comporterebbe problemi per quanto riguarda la disponibilità dello stadio.

Tema sul quale si dibatte ormai da tempo, quello del “Bruno Neri”.

Esatto. Una seconda idea per far crescere il Palio del Niballo sarebbe proprio avere un impianto dedicato, che possa ospitare anche manifestazioni equestri o altre iniziative, come ad esempio concerti, durante tutto l’anno. Infine, nonostante i passi avanti compiuti in questi ultimi anni, sarebbe importante migliorare ulteriormente sotto il profilo comunicativo, riuscendo a raccontare in maniera sempre più efficace cosa significhi il Palio del Niballo. La comunicazione dovrebbe essere costante durante tutto l’anno, non limitandosi al solo mese di giugno, per fare sapere alla cittadinanza che i rioni sono realtà vive e aperte da gennaio a dicembre.

Samuele Bondi