Le città di Lamone e di Santerno

Conduce il lioncel dal nido bianco

Che muta parte da la state al verno”

Inferno, Canto XXVII, 49-51

A pronunciare queste parole nella Divina Commedia è Guido da Montefeltro, celebre leader della fazione ghibellina in Romagna nella seconda metà del Duecento. Dante lo incontra nell’VIII cerchio dell’Inferno dove sono i puniti i consiglieri di frode.

Il “lioncel dal nido bianco” è Maghinardo Pagani

Il “lioncel dal nido bianco” non è altro che Maghinardo Pagani da Susinana, un personaggio che ben rappresenta le caratteristiche dei Signori romagnoli di fine XIII secolo: astuto, pragmatico, avvezzo all’inganno e al tradimento; uomo d’arme di grande valore e intelletto. Maghinardo dominò per molti anni la scena politica e militare nelle vallate del Lamone e del Santerno tra gli anni ‘70 del Duecento fino ai primissimi anni del Trecento.

Maghinardo fu un precursore della signoria in Romagna, il teatro delle sue operazioni fu Faenza

Fu soprattutto Faenza il teatro delle sue operazioni, ricoprendo a più riprese le maggiori cariche del Comune: Podestà e Capitano del Popolo. Questa pratica di assegnarsi tali uffici divenne il modello per esercitare il potere da parte delle Signorie romagnole (come per i Manfredi a Faenza o gli Ordelaffi a Forlì) a cavallo tra il XIII e il XIV secolo. Nella storiografia odierna Maghinardo viene quindi considerato come un precursore della Signoria in terra di Romagna.

Tanti i riferimenti nella Divina Commedia alla figura di Maghinardo

Nella Divina commedia non fu solo Guido da Montefeltro a riferirsi a Maghinardo Pagani. Dante ce ne parla anche tramite la bocca di Guido del Duca (nobile ravennate che esercitò come giudice in diverse città di Romagna nella prima metà del Duecento) nel canto XIV del Purgatorio. Del Duca definisce Maghinardo un demonio, affermando inoltre che solo la sua morte potrà riabilitare la famiglia Pagani.

E’ negativo il giudizio di Dante nei confronti del personaggio di Maghinardo

Da dove nasce l’astio dantesco nei confronti di questo personaggio? Maghinardo visse in gioventù a Firenze e per molti anni rimase in ottimi rapporti con alcune potenti famiglie fiorentine, come i Della Tosa, un potente casato da cui proveniva Mengarda, moglie di Maghinardo. Tra gli amici del Pagani vi erano anche i Guelfi Neri, i quali sancirono l’esilio da Firenze di Dante, che faceva parte dei Guelfi Bianchi.

Maghinardo seppe destreggiarsi per tutta la vita nell’intricata politica del tempo, agiva come ghibellino in Romagna, ma non si trovava a disagio con i guelfi di Firenze, che in più occasioni finanziarono le sue imprese militari; e non ebbe problemi a lavorare in alcune circostanze per conto delle forze papali nella stessa Romagna. Proprio su questa sua mutevolezza arriva l’ultima critica di Dante, il quale appunto definisce Maghinardo un uomo che muta parte politica dall’estate all’inverno.

Teseo Ferretti