Temperature sempre più elevate, siccità alternata a piogge intense e maturazioni anticipate stanno imponendo scelte fino a pochi anni fa impensabili: si vendemmia sempre prima e, quando serve, anche di notte o nelle prime ore del mattino.
Savini (Confcooperative Romagna-Estense): ” Dobbiamo investire, innovare e creare le condizioni per continuare a produrre in Romagna”
“Il mondo vitivinicolo che conoscevamo è cambiato – sottolinea Savini –. Oggi si arriva a raccogliere già da fine luglio, con temperature molto elevate, per salvaguardare il prodotto e il lavoro delle persone. Non possiamo rispondere a questo cambiamento facendo un passo indietro: dobbiamo investire, innovare e creare le condizioni per continuare a produrre in Romagna“.

Le cooperative sono un esempio di efficienza nel creare ricchezza lungo la filiera produttiva e hanno salvaguardato il reddito dei viticoltori specializzati in questa tipologia di produzione tipica della Romagna.
Tra le risposte messe in campo dalle cooperative vendemmia notturna e meccanizzazione
Vendemmia notturna e meccanizzazione sono tra gli strumenti con cui le cooperative stanno affrontando la trasformazione: raccogliere nelle ore più fresche preserva le caratteristiche delle uve e riduce l’ossidazione. Investimenti che la dimensione cooperativa rende più accessibili alle imprese. Per Confcooperative Romagna-Estense la posta in gioco va oltre le modalità della vendemmia: la riduzione delle superfici vitate non può essere l’unica risposta alle difficoltà del settore.
Le scelte su reimpianto e gestione dei vigneti vanno valutate dentro una strategia più ampia, che tenga insieme sostenibilità economica, clima, disponibilità d’acqua e prospettive di mercato.
“La Romagna ha una precisa vocazione vitivinicola e non dobbiamo arretrare – aggiunge Savini –. La cooperazione permette di aggregare produttori, competenze e risorse per sostenere investimenti che una singola impresa difficilmente potrebbe affrontare da sola”. La cooperazione non è solo una modalità di commercializzazione: è economia sociale e presidio del territorio, genera indotto e mantiene vive le comunità rurali, coinvolgendo trasporti, logistica, meccanica, lavoro, turismo ed enogastronomia.
I numeri della cooperazione vitivinicola
Agrintesa: circa 1.800 soci, 7.300 ettari, 1,7 milioni di quintali di uva l’anno (80% in pianura).
Cantina di Faenza: circa 300 soci, 1.600 ettari, 330 mila quintali (50% in collina).
Cantina Forlì-Predappio: oltre 1.600 soci, 3.200 ettari, 550 mila quintali (60% in collina).
Cantina di Cesena: circa 12.500 quintali di uva, 245 ettari, soci 240 (75% in collina)
Copruva di Cotignola: 150 soci, uva quintali 180.000 circa, 734 ettari prevalentemente pianura
Caviro: sede a Forlì, 11.500 viticoltori, 36.200 ettari, 351 milioni di euro di fatturato, presente in 90 mercati esteri.
Agrintesa, Cantina di Faenza e Cantina Forlì-Predappio rientrano nel consorzio di CAVIRO SCA rafforzando la capacità della cooperazione romagnola di aggregare produzioni, investimenti e mercati.













