Da ottobre le Aft, Aggregazioni funzionali territoriali, saranno operative in Emilia-Romagna per rafforzare la medicina di prossimità. Nelle Case della comunità sarà garantita la presenza di un medico dalle 8 alle 20 per problemi non urgenti ma non differibili. Le Aft affiancheranno, senza sostituirlo, il medico di famiglia

La nuova rete

Entrano nel vivo in Emilia-Romagna le Aft, Aggregazioni funzionali territoriali, che da ottobre saranno operative a pieno regime con l’obiettivo di rafforzare la medicina di prossimità. Si tratta di gruppi di medici di medicina generale dello stesso territorio che lavoreranno in rete, con una sede unica, spesso all’interno di una Casa della comunità, garantendo una presenza medica aggiuntiva per almeno 10-12 ore al giorno.

Il percorso prende forma dalla dichiarazione di intenti firmata dall’assessorato regionale alle Politiche per la salute con Fimmg e Fmt, che dà attuazione all’Accordo integrativo regionale sottoscritto a inizio anno. Il documento, approvato dalla Giunta regionale, definisce il ruolo delle Aft nella nuova organizzazione sanitaria territoriale e pone le basi per una fase più operativa.

«Stiamo dando attuazione concreta a una riforma cruciale per il futuro della sanità pubblica dell’Emilia-Romagna – sottolinea l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi – con un valore aggiunto fondamentale: si tratta di un percorso costruito insieme con le Organizzazioni sindacali e non calato dall’alto».

Come funzionano

Dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 20, negli Ambulatori Aft delle Case della comunità sarà garantita la presenza di un medico. Il servizio non sostituirà il proprio medico di famiglia: ogni cittadino continuerà a rivolgersi al proprio medico secondo le modalità consuete, mentre le Aft offriranno una possibilità aggiuntiva quando quest’ultimo non sarà disponibile.

Gli ambulatori saranno destinati ai problemi non urgenti ma non differibili, come febbre non alta, tosse e infezioni stagionali, lievi disturbi gastrointestinali, alcune prescrizioni o certificati. Per evitare attese sarà possibile programmare la visita attraverso il numero indicato dall’Azienda sanitaria di riferimento.

Nei piccoli comuni e nelle aree montane le équipe potranno essere collocate direttamente nelle Case della comunità, diventando un riferimento per la popolazione. Nei centri urbani, dove sono previsti maggiori flussi, potranno invece essere attivati Ambulatori Aft dedicati ai bisogni a bassa complessità.

Più continuità

La nuova organizzazione punta anche a rafforzare la presa in carico delle persone con malattie croniche, grazie a una maggiore collaborazione tra professionisti e al supporto di personale di studio e infermieristico. L’obiettivo dichiarato dalla Regione è intercettare i bisogni prima che arrivino all’ospedale, riducendo accessi impropri al Pronto soccorso e tempi di attesa. «Le Aft non sono semplicemente una nuova forma organizzativa per i medici di medicina generale – spiega Fabi – ma uno strumento per rafforzare la rete dei servizi, favorire il lavoro tra professionisti diversi e offrire un’assistenza vicina alle nostre comunità».

Anche le organizzazioni sindacali sottolineano l’importanza di un confronto costante con i professionisti. Per Fimmg, la piena attuazione della riforma richiede un percorso condiviso con le Aziende sanitarie e i medici dei singoli territori. Fmt evidenzia invece la possibilità di distribuire maggiormente i luoghi di cura, salvaguardando la capillarità dell’assistenza, soprattutto per anziani e persone fragili.

Per le emergenze restano attivi i servizi dedicati, a partire dal 118 e dal Pronto soccorso. Negli orari notturni, nei fine settimana e nei festivi continuerà invece a essere disponibile il servizio per le cure mediche non urgenti.