Il Consiglio dei ministri porta davanti alla Corte Costituzionale la legge varata dalla Regione Emilia Romagna il 28 luglio scorso sul suicidio medicalmente assistito.
Deliberata l’impugnazione della legge
Il Cdm ne ha deliberato l’impugnazione avendo “rilevato che la legge ha violato una serie di profili di competenza esclusiva dello Stato – spiegano le fonti di Palazzo Chigi – demandando alle linee guida regionali la definizione di una serie di requisiti, con ciò eludendo i vincoli posti sul punto dalla Consulta”. Per il Governo la normativa regionale “si pone in contrasto con gli articoli 2, 32 e 117, secondo comma, lettera l), in materia di ordinamento civile e penale, e 117, terzo comma, della Costituzione, in materia di tutela della salute”. La nota del Governo afferma che “nonostante le proposte di impegno alla modifica assunte dalla Regione, l’impianto della legge non garantisce in modo adeguato e concreto la previa effettiva messa a disposizione di un percorso personalizzato di cure palliative e altri sistemi di supporto per evitare il ricorso al suicidio”.
Altre leggi regionali impugnate in passato
Con quella legge, la Regione aveva definito le modalità con le quali dare attuazione alle sentenze della Consulta sul fine vita. Il provvedimento non introduceva una nuova disciplina nazionale sul tema del fine vita ma stabiliva procedure definite per le persone che, in presenza dei requisiti fissati dalla Corte Costituzionale, chiedono di accedere alla procedura. Non è la prima volta che il Governo impugna una legge regionale sul fine vita. I precedenti riguardano in particolare la legge della Regione Toscana e quella della Sardegna, varate nel 2025.
Il commento della Regione
Il presidente Michele de Pascale offre una diversa prospettiva alla decisione del Consiglio dei ministri. “Per la prima volta il Governo riconosce la titolarità delle Regioni a legiferare sul tema del suicido medicalmente assistito. Come sempre nell’interlocuzione col Governo in questi giorni avevamo dato massima disponibilità ad affrontare alcuni elementi di dettaglio che venivano posti dal Governo stesso, sebbene non li condividessimo fino in fondo nel merito. Ma come spesso è accaduto è prevalsa la volontà di avere comunque uno scontro istituzionale, arrivando a fare un’impugnativa, a differenza delle precedenti, su elementi di assoluto dettaglio giuridico, che non toccano in nessun modo la sostanza della tutela dei diritti e della persona”.













