Fabrizio Mantovani, titolare dell’Fmarket, invita a non ridurre il confronto sul centro alla sola questione del rumore e rivendica il ruolo sociale e culturale dei locali. Propone un confronto con l’amministrazione per definire un protocollo condiviso su musica, dehors e iniziative, con «regole chiare» e una regìa comune per favorire la convivenza

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Oltre il rumore

Nel confronto sul futuro del centro storico di Faenza, Fabrizio Mantovani, titolare dell’Fmarket Café di piazza della Libertà, invita a non ridurre il dibattito alla sola questione del rumore. Per l’imprenditore, infatti, il ruolo dei locali nel centro cittadino è più ampio e riguarda anche la qualità dell’offerta, la socialità e il modo in cui gli spazi pubblici vengono vissuti.

«Non lo dico per convenienza, ma ritengo che le nostre attività possano essere considerate anche come un patrimonio culturale, non solo dei semplici punti di ritrovo», spiega Mantovani, ricordando gli undici anni di attività. Nel suo racconto c’è anche il ricordo di una piazza che, prima della presenza dei locali, presentava secondo lui situazioni differenti rispetto a quelle attuali. «Non si può ridurre tutto alla questione del rumore provocato dalla musica, facendo di ogni erba un fascio», sottolinea.

Il punto, per Mantovani, è distinguere tra le diverse realtà e considerare il modo in cui ciascuna attività gestisce musica, proposte e rapporto con lo spazio circostante. «Esistono locali corretti, che seguono le regole, offrendo delle proposte di qualità e ascolti opportuni, adeguati alla piazza, anche per le nuove generazioni», afferma.

Regole condivise

Da qui nasce la proposta di un confronto con l’amministrazione. «La nostra premura è quella di organizzare nel prossimo futuro un briefing con chi dovere, quindi l’amministrazione, per fare un punto della situazione su come è andata l’estate e consultarci, in modo di avere una regìa e un protocollo ben definito da osservare». L’obiettivo indicato è quello di arrivare a regole chiare e condivise, così da rendere più prevedibile la gestione delle iniziative e ridurre le occasioni di conflitto.

Mantovani rivendica inoltre il ruolo che, a suo giudizio, i locali possono avere nella frequentazione delle piazze e nella presenza serale nel centro storico. «Sono undici anni che noi mettiamo la musica in maniera adeguata, con scelte corrette, in condizioni giuste e orari giusti», dice, definendo la propria attività anche come un possibile «presidio di sicurezza», inteso come presenza costante in una zona centrale della città.

Nel ragionamento dell’imprenditore rientra anche la questione dei dehors, che considera uno strumento attraverso il quale i centri urbani possono essere vissuti e rigenerati. La sua idea, però, non è quella di lasciare campo libero alle singole attività, bensì di arrivare a una programmazione complessiva. «Faenza è una città contemporanea e vogliamo continuare a esserlo, puntando alla qualità sia della musica, sia delle proposte enogastronomiche», sostiene.

Una regìa per tutti

La proposta finale è quindi quella di una cornice condivisa: «Serve una programmazione intelligente e matura, con una regìa che regoli le attività e che sia condivisa con la comunità». Per Mantovani, un sistema di «regole chiare» potrebbe consentire di conciliare le esigenze dei locali con quelle di chi vive il centro, evitando che il confronto si trasformi in una contrapposizione tra chi vuole una città più animata e chi chiede maggiore tranquillità.