Durante l’Angelus celebrato a Castel Gandolfo, Papa Leone XIV ha rivolto un appello per la pace, invitando a non dimenticare le popolazioni colpite da guerre e violenze. Commentando le parabole evangeliche, il Pontefice ha sottolineato che il Regno di Dio cresce nella piccolezza e nel silenzio. Ha quindi esortato i fedeli a essere nel mondo un «piccolo seme di Vangelo» e un «lievito di amore».
Una preghiera per chi è in guerra
“Continuiamo a seguire con apprensione ciò che accade in diversi Paesi lacerati dalla guerra e dalla violenza”. Così Papa Leone XIV dopo l’Angelus di ieri, in piazza della Libertà a Castel Gandolfo. Il Pontefice ha esortato: “Non dimentichiamoci di chi soffre e muore a causa dei conflitti e, al generoso impegno per la pace, uniamo anche la nostra costante preghiera”.
“Dio predilige la piccolezza, segno del suo amore discreto, che ci lascia liberi di accoglierlo o di rifiutarlo, che cerca di farsi strada anche in mezzo alla zizzania, che agisce in modo nascosto e invisibile come il seme più piccolo di tutti e lievita dentro la pasta senza fare rumore”. Lo ha detto Papa Leone XIV all’Angelus di domenica 19 luglio in piazza della Libertà a Castel Gandolfo, commentando le parabole del grano e della zizzania, del granello di senape e del lievito.
Il Pontefice ha spiegato che il Regno di Dio si diffonde anche in mezzo alla zizzania e “ci chiede uno sguardo capace di cogliere il bene che germoglia anche fra le oscurità del male, senza giudicare tutto e subito”. Leone XIV ha sottolineato che il Regno “domanda… la pazienza di saper accompagnare i processi”, liberandoci “dallo scoraggiamento” e invitandoci “ad avere fiducia anche quando ci sembra che Dio sia assente”, perché “Egli ci accompagna sempre e il suo amore è sempre all’opera per noi”.
Il Papa ha infine invitato ad assumere “uno stile evangelico, senza contrapporci frettolosamente con giudizi arroganti, senza imporci con il potere e con la forza”, auspicando che ciascuno diventi “come un piccolo seme di Vangelo che germoglia e come un lievito di amore che trasforma la pasta del mondo”.
R.B. da Agen Sir














