ll Coordinamento dei Comitati dei cittadini torna a intervenire sul progetto di quadruplicamento della linea ferroviaria Bologna-Castel Bolognese, esprimendo forti critiche nei confronti delle istituzioni coinvolte e richiamando il pronunciamento del Difensore civico della Regione Emilia-Romagna in merito alle richieste di accesso agli atti presentate dai cittadini.

«Il silenzio istituzionale è un muro sulla trasparenza»

Nella nota diffusa dal Coordinamento si sostiene che il confronto pubblico svolto nei mesi scorsi non abbia prodotto un reale coinvolgimento dei cittadini.

Secondo il presidente Armando Martignani, «si pensa di aver assolto al proprio compito e ai propri doveri istituzionali con la semplice passerella del dibattito pubblico locale», mentre, a suo giudizio, «si sta procedendo nella definizione del progetto» senza un adeguato confronto con il territorio.

Il Coordinamento afferma inoltre che, mentre sarebbero stati presentati alcuni tracciati poi abbandonati, «nuove varianti sarebbero note solo ai decisori», aggiungendo che la presenza di imprese impegnate in perizie geologiche e sondaggi lungo il percorso interessato confermerebbe l’avanzamento delle attività.

Le critiche sull’accesso agli atti

Il coordinamento dei comitati dunque concentra parte delle proprie osservazioni sul tema della trasparenza amministrativa.

«Sul progetto Bologna-Lecce, classificato d’interesse nazionale, lungo la tratta Bologna-Castel Bolognese, assistiamo ormai da mesi a una condotta coordinata e sistematica da parte di tutti i livelli istituzionali coinvolti: non rispondere, non informare e non coinvolgere», sostiene il Coordinamento.

Secondo i Comitati, «il rifiuto costante e perentorio di dare seguito alle regolari richieste di accesso agli atti rappresenta una trovata da grande circo burocratico, messa in atto al solo scopo di nascondere i documenti di dettaglio ed evitare il confronto di merito».

Il richiamo al pronunciamento del Difensore civico

Viene pertanto richiamata la decisione del Difensore civico della Regione Emilia-Romagna, che ha accolto il ricorso presentato dai cittadini.

Martignani afferma che il Difensore civico «ha individuato precisamente nella Città Metropolitana di Bologna l’ente responsabile dell’inadempienza», contestando la mancata risposta alle richieste di accesso agli atti.

L’organo regionale ha invitato l’amministrazione «a fornire motivazioni adeguate al mancato accoglimento della richiesta di accesso oppure a consegnare immediatamente la documentazione richiesta», ricordando che «la trasparenza degli atti pubblici è un obbligo di legge e un diritto della comunità».

«Valutare anche soluzioni alternative»

Il Coordinamento sostiene inoltre che il pronunciamento del Difensore civico «mette a nudo l’inconsistenza di chi sceglie di ignorare le garanzie democratiche pur di calare dall’alto un’opera devastante», ribadendo la richiesta di valutare «alternative tecniche concrete e sostenibili a minor impatto sul consumo di suolo», tra cui i sistemi di segnalamento avanzato ERTMS.

L’impegno dei Comitati

Il Coordinamento ribadisce poi la volontà di proseguire la propria azione.

«Non ci faremo intimidire dall’ennesimo muro di gomma e dal disprezzo per il dialogo dimostrato dalle istituzioni. La battaglia per la difesa della terra, della legalità amministrativa e della dignità del territorio andrà avanti in ogni sede», conclude il presidente Armando Martignani, aggiungendo che il Coordinamento resta in attesa della documentazione richiesta e finora non ricevuta.