Nell’anno in corso si sta celebrando, un po’ ovunque, la memoria di San Francesco nell’ottavo centenario della morte. L’anno prossimo sarà invece ricordato, con una serie di eventi, il millenario della morte del ravennate San Romualdo, fondatore della Congregazione Camaldolese.

L’incontro è anche l’occasione per ricordare Daniele Morelli

Nel 2012 l’Associazione Romagna- Camaldoli, in collaborazione con il Ravenna Festival, istituì la Via Sancti Romualdi, giunta quest’anno alla sedicesima edizione. Proprio per evocare la figura del monaco eremita e quella del più famoso frate assisano che tanta influenza ebbe sulla storia dell’Europa occidentale, martedì 16 giugno, alle ore 18, presso la Sala Dantesca della Biblioteca Classense (via Baccarini 3, Ravenna) si terrà un incontro pubblico sul tema: “Spiritualità francescana e romualdina”.

I relatori saranno Pietro Manaresi e Alessandro Barban

I relatori saranno Pietro Maranesi, frate cappuccino nonché teologo e scrittore, e Alessandro Barban, monaco camaldolese già priore generale della congregazione. In apertura dell’incontro, introdotto da Giorgio Gualdrini, verrà ricordato il prof. Daniele Morelli, presidente dell’Associazione Romagna-Camaldoli e principale ideatore della Via Sancti Romualdi, prematuramente scomparso il mese scorso.

Due vite evangeliche vissute intensamente

Ma perché mettere a confronto oggi le spiritualità di due santi che vissero in contesti storici così diversi tra loro e soprattutto così distanti da noi? In primo luogo perché non sono stati dimenticati: sia san Romualdo, sia san Francesco furono infatti espressione di vite evangeliche intensamente vissute. Non a caso Dante Alighieri ad ambedue dedicò pagine imprescindibili della terza cantica della Commedia.

Il coraggio di mettere in pratica il Vangelo

Pur nelle profonde diversità emergono significative interconnessioni che i relatori dell’incontro di martedì 16 giugno intendono esplorare. In contesti storici estremamente complessi e solcati da profonde lacerazioni essi hanno avuto il coraggio di mettere in pratica il Vangelo proponendo stili di vita alternativi rispetto a un modo di vivere eccessivamente mondano.

Romualdo scelse un’esperienza monastica caratterizzata da un’essenziale solitudine aperta però alla comunione: l’eremo non distante dal cenobio. Francesco cercò di innovare la vita religiosa vivendo, in letizia, la povertà come fraternità condivisa con i più emarginati; tra essi anche i lebbrosi. Particolarmente commoventi sono alcune delle parole che, ricordando la sua “conversione”, volle scrivere nel proprio testamento: «quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo». Fu così che Francesco cominciò a “sentir dolce l’amaro”.