Si è svolta nella mattinata di venerdì 5 giugno, alle 8.45, nel Duomo di Faenza, la tradizionale Messa di fine anno scolastico della scuola cattolica Marri-Sant’Umiltà. Alla celebrazione hanno partecipato tutte le dieci classi della scuola primaria e le cinque classi della scuola secondaria di primo grado, accompagnate dai rispettivi docenti. L’Eucaristia è stata presieduta dal vescovo, monsignor Mario Toso, e concelebrata da don Matteo Babini, docente di religione presso la scuola media.
Nel corso dell’omelia, il vescovo ha rivolto parole di apprezzamento ai bambini, ai ragazzi e agli insegnanti per l’impegno con cui ciascuno svolge quotidianamente il proprio compito. Monsignor Toso ha quindi indicato ai giovani due esempi provenienti dal mondo dello sport: il tennista Jannik Sinner e il pilota Andrea Kimi Antonelli. La loro determinazione, ha sottolineato il presule, li ha portati a raggiungere importanti risultati e vittorie. Con la stessa fiducia, il vescovo ha espresso la convinzione che anche dalla scuola Sant’Umiltà possano emergere in futuro tanti “campioni”, capaci di mettere a frutto i propri talenti con costanza e dedizione. Rivolgendosi poi ai più piccoli, mons. Toso ha condiviso un ricordo della propria infanzia. Pur frequentando un collegio in Piemonte, da bambino trascorreva le estati nel Trevigiano, in famiglia, dove aveva l’opportunità di stare con i nonni. Un tempo prezioso, ha raccontato, che conserva ancora nel cuore. Per questo ha chiesto ai bambini e ai ragazzi se apprezzassero trascorrere del tempo con i propri nonni e ha augurato loro di vivere durante l’estate momenti sereni e ricchi di affetto in famiglia.
La celebrazione ha assunto anche il significato di un saluto al vescovo uscente. Dopo il canto conclusivo della Messa, infatti, gli alunni della scuola hanno voluto dedicare a mons. Toso il canto L’unico Maestro, come segno di gratitudine e di affetto. Un gesto particolarmente significativo in questo tempo di passaggio per la diocesi, che si prepara ad accogliere il nuovo vescovo, don Michele Morandi. La celebrazione si è conclusa in un clima di festa e riconoscenza, affidando al Signore il tempo estivo ormai imminente e il cammino futuro degli studenti, delle loro famiglie e dell’intera comunità scolastica.
L’omelia del vescovo
Cari Amici, cari docenti e personale scolastico, ogni persona fiorisce per crescere in pienezza. Voi cari ragazzi e ragazze siete per tutti noi – per Dio Padre, per le famiglie, per la comunità scolastica che forma e educa, per la Chiesa, per la società – una speranza che ci incoraggia e ci rinfranca nel nostro percorso di dono. Siete per tutti noi una speranza importante, bella, promettente, che riempie il cuore.
Gli stessi vostri compagni o compagne di percorso, nella scuola di santa Umiltà, sono per voi stessi motivo di felicità e di una speranza giovane. Sapete perché la speranza, come papa Francesco l’ha descritta, è come una bambina spiritosa,[1] che rallegra la nostra vita? Perché voi, che siete bambini e ragazzi, e la incarnate, siete una speranza bambina, vivace, divertente. Perché tutti possiamo essere speranza per gli altri? Perché cresciamo assieme, donandoci, facendo squadra, formando un noi di amici, uniti in uno stesso cammino. Mentre noi speriamo tendiamo ad essere di più, ad essere compagni di viaggio, ci muoviamo verso un traguardo amato e condiviso.
Possiamo essere persone più libere, più responsabili degli altri, se a scuola apprendiamo insieme, se ci incoraggiamo reciprocamente, se ci sosteniamo nella fatica dell’attenzione e dell’apprendimento. Se tra di noi c’è chi è svogliato, disturba il vicino, non sta concentrato, non condivide ciò che si fa assieme, non collabora, cosa avviene? Ci si trova in un ambiente dispersivo. Si prova distrazione. Non c’è affiatamento. Si è distanti col pensiero e con il cuore.
Cari amici e amiche, per essere persone gioiose e ricche di speranza, occorre essere convinti di dover offrire ognuno il proprio piccolo contributo di attenzione e di partecipazione attiva. Vi pongo una domanda. Secondo voi, chi nella vostra scuola contribuisce di più a rendervi più felici e pieni di speranza? Chi vi aiuta di più a crescere come persone in gamba, più capaci di bene, di decidere quando e per che cosa utilizzare l’intelligenza artificiale, quando digiunare da essa, quando pensare di più con la propria testa, imparando a cercare la verità, a interrogarsi sul senso della propria vita, ad avere più senso critico? Sono gli amici veri o gli insegnanti coscienziosi o no? Sì, sono gli amici veri, sono gli insegnanti più coscienziosi! È la coesione dei docenti, la loro capacità pedagogica ad aiutarvi di più o no? Sì, è l’abilità pedagogica, la loro empatia a far fiorire gli studenti e a farli divenire speranza per gli altri!
Ma non bisogna dimenticare che è soprattutto Gesù, il Buon Pastore, che ci accompagna e che si prende cura di noi tutti, a farci fiorire nel suo Amore e, quindi, nella speranza che non delude. Questa è radicata nel suo amore crocifisso e ci fa entrare nella pienezza della sua Vita divina. Ebbene, in questo momento, in cui siamo qui accoccolati a casa sua domandiamogli: donaci Signore la tua capacità di amare, di essere buoni samaritani come lo sei Tu. Aiutaci a dare e a ricevere. A fare la nostra parte. Aiutaci a saper ascoltare e a capire chi ci è vicino. Aiutaci ad accrescere la speranza facendo comunione con Te. Mangiando il tuo Corpo fa che diventiamo capaci di donarci. La vita è bella quando ci si vuole bene, quando si gioca e si sta allegri insieme, quando si prega per tutti i compagni di scuola, per i bambini innocenti che muoiono nei loro paesi che sono dilaniati dalla guerra, quando si fa del bene anche se è faticoso. Si diventa campioni come Sinner o come Kimi Antonelli se si è concentrati, determinati, capaci di soffrire, di fare cioè dei sacrifici, con passione nel proprio impegno.
Chiediamo a Gesù che ci faccia stare insieme come fratelli e sorelle, anche se siamo di culture differenti.
Alla fine di quest’anno scolastico esprimiamo gratitudine alla nostra comunità educante, agli insegnanti, ai responsabili. Diciamo grazie per l’amore e l’accompagnamento ricevuti.
Questa mattina, incontrandoci con Gesù, che è già dentro di noi con il suo Spirito d’amore, facciamo la promessa di vivere durante le vacanze con gioia, aiutando i genitori e i nonni, chi ha bisogno, stando in allegria con gli amici, leggendo cose che appassionano, pregando nella propria cameretta o andando in chiesa in gruppi di due o tre a incontrare Gesù come facevano san Domenico Savio e Carlo Acutis. D’estate, quando il vostro vescovo era in collegio, distante da casa, tornandovi provava contentezza parlando con i nonni, nell’aiutare il babbo che lavorava i campi, nell’imparare dalla mamma a cucinare, nel curare le piante delle aiuole, nell’andare all’Oratorio, nel partecipare alle settimane estive.
Cari amici ed amiche, durante l’estate coltivate il vostro animo, disarmate le parole, non diventate peggiori, ma siate come i frutti degli alberi delle campagne che stanno attorno a Faenza. Siate piante che producono frutti buoni, che profumano come le pesche che maturano corpose e saporite. Siate come i gigli o come le calle, fiori a calice, con stelo lungo, che rallegrano i giardini ma anche i fossati, fiori che simboleggiano eleganza, purezza, signorilità. Siate come quei fiori che il giorno dell’infiorata i bambini portano alla Beata Vergine delle Grazie qui in cattedrale.
Riusciremo a dare speranza agli altri non compiendo un gesto solo e spettacolare, ma con tante fedeltà piccole e tenaci, che pongono argine alla cattiveria, alla disumanizzazione. Sradichiamo il male dai campi che conosciamo, cioè da noi stessi, prima di tutto, come ci ricorda papa Leone che cita il Signore degli anelli di John Ronal Tolkien nella sua bella Lettera enciclica Magnifica umanità (cf n. 213). Cresciamo come Gesù, l’Uomo Nuovo. Ed ora facciamo comunione con Lui nella santa Messa.
Mario Toso
[1] Francesco, Spera, Mondadori, Milano 2025, p. 338.














