Di seguito riportiamo l’omelia pronunciata dall’amministratore apostolico, monsignor Mario Toso, il 4 giugno in occasione della celebrazione del Corpus Domini alla parrocchia di san Marco. Nel corso della celebrazione, monsignor Toso ha istituito due ministri straordinari della Comunione: Ilde Malagotti della parrocchia di san Biagio in Cosina e Rossella Ragazzini della parrocchia di San Francesco di Faenza.

L’omelia di monsignor Mario Toso

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Cari fratelli e sorelle, la festa del Corpus Domini è inseparabile dal Giovedì Santo, dalla Messa in Caena Domini, nella quale si celebra solennemente l’istituzione dell’Eucaristia. Mentre nella sera del Giovedì Santo si rivive il mistero di Cristo che si offre a noi nel pane spezzato e nel vino versato, oggi, nella ricorrenza del Corpus Domini, questo stesso mistero viene proposto all’adorazione e alla meditazione del Popolo di Dio, e il Santissimo Sacramento viene portato in processione per le vie delle città per dire che Cristo risorto cammina in mezzo a noi e ci guida verso il Regno dei cieli.

Nella Messa in Caena Domini del Giovedì Santo  avviene la trasformazione dei doni di questa terra – il pane e il vino – o, meglio, la loro transustanziazione, nel Corpo che mangiamo e nel Sangue che beviamo.  Con un simile miracolo Cristo si fa nostro cibo, diviene il nostro nutrimento. Cibandoci di Lui, mediante la Comunione, noi veniamo trasformati in Lui. La nostra vita viene trasfigurata e con ciò si inaugura la trasformazione del mondo ove noi operiamo.

Tutto parte, si potrebbe dire, dal cuore di Cristo, che nell’Ultima Cena, alla vigilia della sua passione, ha ringraziato e lodato Dio e, così facendo, con la potenza del suo amore, ha trasformato sé stesso in pane di vita immortale. Cristo si dona a noi come cibo di immortalità perché quel cibo è Lui stesso, immortale come il Padre suo. Donandosi a noi come medicina di immortalità (farmacum immortalitatis) trasforma il senso della nostra stessa morte. Uniti a Cristo risorto, la nostra morte diventa un passaggio ad una vita in pienezza. La vita non viene tolta ma trasformata. Ecco perché l’Eucaristia è cibo di vita eterna, Pane di vita immortale.

Non è solo un cibo da custodire nella nostra vita interiore! Dal cuore di Cristo, dall’Eucaristia, memoria della sua morte e risurrezione, scaturisce quel dinamismo che trasforma la nostra vita, l’intera realtà, nelle sue dimensioni cosmica e storica.

Tutto procede da Dio, dall’onnipotenza del suo Amore Uno e Trino, incarnato in Gesù. In questo Amore è immerso il cuore di Cristo. Noi vivendo in Cristo siamo resi partecipi della comunione e dell’unità di Dio Trinità. Nello stesso tempo siamo sollecitati a vivere la sua incarnazione, a portare ovunque la sua salvezza, a non rimanere chiusi in noi stessi. Percorrendo la via della sua incarnazione, partecipando ad essa, uniti a Lui, con Lui, portiamo il fuoco del suo Amore ovunque, in tutti gli ambienti di vita, in tutte le attività umane: nella comunità ecclesiale, nella famiglia, nel lavoro, nella scuola, nella cultura, nelle relazioni interpersonali, nella stessa politica, nell’IA. «L’Eucaristia ci apre alla giustizia e alla condivisione, con un’attenzione preferenziale verso chi porta il peso della povertà e dell’emarginazione. E mentre le nuove reti economiche e tecnologiche possono generare esclusione, isolamento e dipendenze, la Chiesa, nutrita dell’Eucaristia, è chiamata a rendere visibile un’altra misura, custodendo legami, restituendo voce agli invisibili e orientando i processi verso la dignità delle persone».[1]

Vivendo la comunione di Dio stesso sperimentiamo una comunione più forte della volontà di dominio e della divisione. Diventiamo portatori di unità e di pace. Costruiamo il Regno di Dio.

È bella e molto eloquente l’espressione “ricevere la comunione” riferita all’atto di mangiare il Pane eucaristico. In effetti, quando compiamo questo atto, noi entriamo in comunione con la vita stessa di Gesù, entriamo nel dinamismo della sua vita che si dona a noi e per noi. Da Dio, attraverso Gesù, giunge fino a noi un’unica comunione, quella dell’Eucaristia. Lo abbiamo ascoltato poco fa, nella seconda Lettura, dalle parole dell’apostolo Paolo rivolte ai cristiani di Corinto: “Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane” (1 Cor 10,16-17).

Sant’Agostino ci aiuta a comprendere la dinamica della comunione eucaristica quando fa riferimento ad una sorta di visione che ebbe, nella quale Gesù gli disse: “Io sono il cibo dei forti. Cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me” (Conf. VII, 10, 18). Mentre, dunque, il cibo corporale viene assimilato dal nostro organismo e contribuisce al suo sostentamento, nel caso dell’Eucaristia si tratta di un Pane differente: non siamo noi ad assimilarlo, ma esso ci assimila a sé, così che diventiamo conformi a Gesù Cristo, membra del suo corpo, una cosa sola con Lui. Questo passaggio è decisivo. Infatti, proprio perché è Cristo che, nella comunione eucaristica, ci trasforma in Sé, la nostra individualità, in questo incontro, viene aperta, liberata dal suo egocentrismo e inserita nella Persona di Gesù, che a sua volta è immersa nella comunione trinitaria. Così l’Eucaristia, mentre ci unisce a Cristo, ci apre anche agli altri, ci rende membra gli uni degli altri: non siamo più divisi, ma una cosa sola in Lui. La comunione eucaristica mi unisce alla persona che ho accanto, e con la quale forse non ho nemmeno un buon rapporto, ma anche ai fratelli lontani, in ogni parte del mondo. Da qui, dall’Eucaristia, deriva dunque il senso profondo della presenza sociale della Chiesa, dell’impegno nel sociale, come testimoniano i grandi Santi sociali, che sono stati sempre grandi anime eucaristiche. Chi riconosce Gesù nell’Ostia santa, lo riconosce presente nel fratello che soffre, che ha fame e ha sete, che è forestiero, nudo, malato, carcerato; ed è attento ad ogni persona, si impegna, in modo concreto, per tutti coloro che sono in necessità. Dal dono di amore di Cristo proviene, pertanto, la nostra speciale responsabilità di cristiani nella costruzione di una società solidale, giusta, fraterna, pacifica.

Senza illusioni, senza utopie ideologiche, noi camminiamo per le strade del mondo, portando dentro di noi il Corpo del Signore, come la Vergine Maria nel mistero della Visitazione. Con l’umiltà di saperci semplici chicchi di grano, custodiamo la ferma certezza che l’amore di Dio, incarnato in Cristo, è più forte del male, della violenza e della morte. Sappiamo che Dio prepara per tutti gli uomini cieli nuovi e terra nuova, in cui regnano la pace e la giustizia – e nella fede intravediamo il mondo nuovo, che è la nostra vera patria. Anche questa sera, mentre tramonta il sole su questa nostra amata città, noi ci mettiamo in cammino: con noi c’è Gesù Eucaristia, il Risorto, che ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Grazie, Signore Gesù! Grazie per la tua fedeltà, che sostiene la nostra speranza. Resta con noi, perché si fa sera. “Buon Pastore, vero Pane, o Gesù, pietà di noi; nutrici, difendici, portaci ai beni eterni, nella terra dei viventi!”. Amen.

                                       + Mario Toso, amministratore apostolico

Candidate al ministero straordinario della Comunione:

  1. Ilde Magalotti per le parrocchie di S. Biagio in Còsina e di S. Antonino – Faenza;
  2. Rossella Ragazzini, per la parrocchia di S. Francesco d’Assisi – Faenza.

[1] Leone xiv, Magnifica humanitas, n. 235.