Si chiude con un accordo la lunga controversia giudiziaria nata dai contratti derivati sottoscritti dal Comune di Faenza nel 2005 e nel 2006. La transazione evita il giudizio della Corte di Cassazione e consente all’ente di conservare la gran parte delle somme già ottenute nel corso della causa.

L’origine del contenzioso risale al 2005, quando il Comune di Faenza sottoscrisse con Intesa Sanpaolo un contratto derivato sui tassi di interesse, collegato a un prestito obbligazionario emesso dall’ente. L’anno successivo il primo contratto venne risolto anticipatamente e sostituito da un nuovo derivato della stessa tipologia, operazioni che in quegli anni interessarono numerosi enti locali italiani. Nel 2014 il Comune si rivolse al tribunale, sostenendo la nullità dei due contratti e chiedendo la restituzione delle somme corrisposte alla banca.

Le sentenze favorevoli al Comune

Nel 2018 il Tribunale di Bologna accolse le richieste dell’amministrazione, dichiarando nulli i contratti e condannando la banca alla restituzione di oltre 2,6 milioni di euro, oltre agli interessi. In esecuzione della sentenza, l’istituto di credito versò complessivamente nelle casse comunali circa 2,8 milioni di euro. La banca impugnò la decisione davanti alla Corte d’Appello di Bologna, che nel 2022 confermò la nullità dei derivati, modificando solo il criterio di calcolo degli interessi. Dopo i conseguenti conguagli economici tra le parti, il Comune mantenne una disponibilità superiore a 2,7 milioni di euro. Successivamente l’istituto di credito presentò ricorso alla Corte di Cassazione, la cui udienza era stata fissata per il prossimo 29 settembre.

L’accordo che chiude la causa

Prima dell’esame davanti alla Suprema Corte, Comune e banca hanno avviato un confronto attraverso i rispettivi legali, arrivando a una soluzione transattiva ritenuta conveniente da entrambe le parti. La giunta comunale ha approvato l’accordo, che prevede il pagamento di 300mila euro da parte del Comune entro il 10 settembre. Con questa somma viene definita ogni reciproca pretesa legata ai contratti derivati. L’effetto concreto dell’intesa è che Palazzo Manfredi conserverà in via definitiva oltre 2,4 milioni di euro tra quanto già incassato nel corso della vicenda e quanto resterà dopo il versamento previsto dall’accordo, mentre la banca rinuncerà a ogni ulteriore richiesta economica. L’accordo mette così la parola fine a una delle più rilevanti controversie finanziarie affrontate dal Comune di Faenza negli ultimi anni. La definizione bonaria evita l’ultimo grado di giudizio davanti alla Cassazione, elimina il rischio di ulteriori sviluppi processuali e rende definitiva la disponibilità della maggior parte delle somme già riconosciute all’ente dalle sentenze dei giudici bolognesi.