Il Seminario vescovile di Faenza è un luogo che ospita varie istituzioni, tra cui la Biblioteca Cicognani, la quale mette a disposizione diverse sale studio vissute abitualmente da studenti universitari, permettendo a tanti giovani di usufruire quotidianamente di uno spazio aperto e ospitale per la propria formazione. Tra i volontari che rendono possibile questa attività c’è Agnese, 23 anni, studentessa di psicologia. Originaria di Russi, oggi vive a Errano con due amiche e lavora anche in un doposcuola e come segretaria. Il suo legame con il Seminario nasce da vicino: prima di diventare volontaria, infatti, ha vissuto per un anno nella fraternità ospitata all’interno della struttura.

Intervista a Agnese

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Da quanto tempo ti occupi di questo servizio?

Ho iniziato nel dicembre del 2021, appena presa la patente. Venire qui a studiare era un desiderio che avevo da tempo, perché sentivo che in questo luogo ci fosse qualcosa di speciale. Abitando a Russi, però, per me non era semplice raggiungere Faenza con i mezzi pubblici e ho dovuto aspettare di potermi muovere in autonomia. Appena ho preso la patente sono venuta qui e ho parlato con Stefano Lega, che all’epoca era direttore della biblioteca. Ricordo ancora il giro che mi fece fare nei corridoi del seminario mentre mi raccontava il progetto e il significato di questa realtà. Da lì è iniziato tutto.

Secondo te cosa spinge un ragazzo a scegliere questa aula studio rispetto ad altre biblioteche di Faenza?

Probabilmente gli orari hanno il loro peso: qui si può studiare fino alle 22, mentre altre biblioteche chiudono prima. Però credo che il vero punto di forza sia l’ambiente. È un luogo molto accogliente e si percepisce una grande attenzione verso gli studenti. La cosa che mi colpisce di più è vedere quanta cura venga messa nel rendere questo spazio sempre migliore.

Cosa ti ha colpito maggiormente di questa realtà?

Mi colpisce il fatto che chi si occupa di questo posto lo faccia davvero con passione. C’è un investimento continuo per migliorare gli ambienti e far sentire bene le persone che li vivono. Penso all’area ristoro, al giardino esterno, ma anche alle piccole attenzioni quotidiane. Si percepisce il desiderio di creare un luogo dove gli studenti possano stare bene e studiare serenamente. È una ricerca di miglioramento che non si ferma mai.

Cosa ti ha spinto a restare qui nel tempo?

Mi sono affezionata molto a questo luogo, soprattutto perché qui mi sono sentita voluta bene. Attorno a questa realtà ci sono persone che sanno accoglierti davvero e farti sentire parte di qualcosa. È questo che mi ha spinto a restare nel tempo.

Di cosa ti occupi concretamente ogni giorno?

Sono volontaria dell’aula studio. Ogni venerdì mattina apro la biblioteca, preparo gli spazi, apro le finestre, accendo il computer e accolgo gli studenti che arrivano qui per studiare. È un servizio semplice, ma mi piace l’idea di poter contribuire concretamente alla vita di questo luogo.

Pensi che l’atmosfera del seminario aiuti davvero i ragazzi nello studio?

Sì, secondo me sì. Questo seminario nasce come casa di formazione e credo che questa identità si senta ancora oggi. Una volta qui si formavano giovani seminaristi, oggi vengono accolti giovani in generale, ma la vocazione originaria del luogo è rimasta. È qualcosa che si percepisce nell’atmosfera e che, secondo me, aiuta anche nello studio e nella concentrazione.

Questo spazio favorisce anche la socializzazione?

Assolutamente sì. Io qui ho conosciuto tantissime persone e per me questa biblioteca è stata anche un luogo di incontro e di amicizie. Accanto allo studio nascono relazioni molto belle. A volte, forse, si socializza persino troppo… a discapito dello studio.

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