Il carcere è una realtà che troppo spesso viene rimossa dalla coscienza collettiva. Per questo, i ragazzi del Clan “La Piccozza” del gruppo scout Faenza 2, hanno deciso di dedicare il loro Capitolo – ovvero l’impegno formativo e di approfondimento che caratterizza il percorso di comunità – proprio a questo tema.
Dal lavoro del PM alla reintegrazione post carcere
Il viaggio del clan si è articolato in quattro tappe fondamentali, che hanno permesso ai ragazzi di osservare il sistema da ogni angolazione: la legge, il volontariato, e la vita vissuta.
Il “pre-carcere”: La legge affrontata con Roberto Ceroni
Il primo incontro è stato con il Pubblico Ministero Roberto Ceroni per comprendere la fase del “pre-carcere”. La discussione ha trattato quei meccanismi che stanno dietro all’incarcerazione di una persona, la custodia cautelare e i pericoli che la giustificano: reiterazione, fuga, inquinamento delle prove.
Si è anche parlato della responsabilità che grava su un magistrato: dietro la sua firma c’è la vita di un uomo. Il dato dei suicidi in carcere, che in Italia sono stati 91 nel 2024 (numero percentualmente venti volte superiore rispetto ai casi di suicidio tra la popolazione libera), dà un’idea di cosa deve voler dire per un PM prendere questo tipo di decisioni.
L’inefficienza delle carceri: la testimonianza di Isabella Matulli
La testimonianza di Isabella Matulli, volontaria A.Vo.C. presso il carcere di Bologna, detto “la Dozza“, ha fatto immergere i ragazzi nella quotidianità e nei problemi della vita in carcere.
All’interno della struttura vige un linguaggio ridicolizzante per i detenuti, per esempio: la “domandina”, cioè un modulo che il carcerato deve compilare se ha necessità di qualsiasi tipo; e lo “spesino“, cioè un detenuto lavoratore che raccoglie le richieste d’acquisto dei compagni e distribuisce la spesa. Entrambi questi termini sono utilizzati con l’effetto di sminuire la volontà e il lavoro dei carcerati.
La dignità per i detenuti è un lusso che il sistema non sempre può permettersi.
Oltre al linguaggio derisorio e alle condizioni igieniche pessime, il sovraffollamento, che a maggio 2026 raggiunge il 139,27%, è uno dei maggiori disagi per i detenuti.
“Trattare una persona come una bestia non la rieduca, non le fa cessare la rabbia”: la testimonianza di R.
“Tornassi indietro nel tempo parlerei al me passato. Quel ragazzo doveva essere solo ascoltato”. L’ultima attività svolta dal clan è stata ascoltare la testimonianza di R. ex detenuto che ha raccontato la sua storia fino ad oggi. R. parte da un’infanzia difficile e dalla dipendenza, già da ragazzo, da sostanze stupefacenti. Ha descritto il senso di sospensione delle ore passate in questura prima di entrare in carcere e il trauma di un’esperienza durata 4 mesi, apparentemente un breve periodo di tempo, ma che vissuto all’interno del carcere sembra un’eternità e lascia segni indelebili.
R. ha anche parlato di condizioni igieniche fatiscenti: pareti dei bagni annerite e soffitti verdastri. Le docce piene di muffa, in condizioni degradate, responsabili di malattie quali la Candida e altre infezioni.
Il diritto alla dignità umana: la rieducazione negata
Il carcere è una realtà vicina a tutti noi, anche se preferiamo non vederla. La nostra Costituzione, all’articolo 27, parla chiaro: la pena non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e deve tendere alla rieducazione. Il diritto allo spazio vitale, all’igiene e a un giusto processo non sono concessioni, ma pilastri della nostra civiltà e in quanto tali è necessario rispettarli. Ma soprattutto quello che emerge dai dati e dalle testimonianze è che la dignità umana sia il primo diritto fondamentale non rispettato in carcere, che invece è la base per vivere una vita degna di essere vissuta.
Raccolta oggetti per carcerati: l’iniziativa del Clan Faenza 2
I giovani scout del Clan AGESCI Faenza 2 organizzano per sabato 16 maggio una raccolta di beni destinata ai detenuti. L’iniziativa, che unisce lo spirito di servizio alla cura per la dignità umana, si terrà alle 16 presso i locali della parrocchia di San Giuseppe.
L’appello dei ragazzi è rivolto a tutti coloro che vogliono sostenere questo progetto portando oggetti pratici e strumenti di svago per chi vive la realtà del carcere. In particolare, è possibile donare:
- Abbigliamento: t-shirt da uomo, shorts e scarpe da ginnastica;
- Igiene: asciugamani;
- Tempo libero: giochi da tavolo e puzzle (da almeno 1000 pezzi).
Durante il pomeriggio sarà attiva anche una raccolta fondi dedicata all’acquisto di biancheria intima nuova. Un piccolo gesto da parte della comunità faentina per portare un segno di vicinanza e speranza oltre le mura del carcere. L’appuntamento per consegnare le donazioni è fissato per questo sabato pomeriggio.















