A Faenza si è rinnovata oggi pomeriggio, 7 maggio, una delle tradizioni popolari più longeve e sentite della città: la benedizione degli automezzi in occasione della festa della Patrona. Centinaia i veicoli sfilati nel parcheggio a lato del PalaCattani davanti all’immagine della Beata Vergine delle Grazie a ricevere la benedizione impartita da monsignor Mario Toso, insieme a don Francesco Cavina, rettore dell’Arciconfraternita.

Centinaia gli automezzi in fila a ricevere la benedizione di monsignor Toso

  • benedizione2
  • benedizione1
  • benedizione
  • benedizione4
  • benedizione6
  • benedizione9
  • benedizione11

Come ogni anno si sono messi in fila in centinaia per la tradizionale benedizione degli automezzi  nel parcheggio a lato del PalaCattani. A benedire auto, furgoni, camion, moto e da quest’anno anche biciclette e monopattini,  monsignor Mario Toso, insieme a don Francesco Cavina, rettore dell’Arciconfraternita della Beata Vergine delle Grazie. Imponente il dispiegamento delle forze della Polizia Locale cittadina per far defluire il traffico in una zona congestionata tra i lavori della Cittadella dello Sport e in via Sant’Orsola, tutt’ora chiusa al traffico per la realizzazione della pista ciclabile. Accanto al vescovo anche Massimo Bosi, assessore alla Sicurezza e il nuovo comandate della Polizia Locale, Giovanni Favaretto.

Una tradizione nata nel dopoguerra

Il rombo dei motori, le file ordinate di auto e moto, le forze armate, le grosse e rumorose motociclette Guzzi degli agenti di polizia, carabinieri, vigili del fuoco, e poi ancora camion e trattori con le famiglie affacciate da balconi e finestre o scese in strada per assistere a uno spettacolo che durava oltre tre ore. Negli anni ’60 la benedizione degli automezzi era un evento per Faenza, con il traffico paralizzato per quasi un intero pomeriggio. “In via Medaglie d’Oro nei pressi dell’asilo Pio IX – racconta un articolo del Il Piccolo del 16 maggio 1964 – era stato innalzato l’altare dal quale il vescovo (monsignor Giuseppe Battaglia n.d.r.) impartiva la benedizione ai mezzi  che sfilavano disciplinatamente senza intralciare la viabilità”. La tradizione è però più antica e affonda le sue radici nell’immediato dopoguerra, quando la motorizzazione privata era ancora limitata e protagonisti erano soprattutto i mezzi agricoli. «All’inizio – racconta Giuseppe Carroli dell’Arciconfraternita delle Grazie – si svolgeva davanti alla scalinata del Municipio. Le macchine alla fine degli anni ’40 e inizio anni ’50 erano pochissime e arrivavano soprattutto i mezzi agricoli. Venivano da corso Matteotti e poi scendevano lungo corso Saffi». Verso la fine degli anni ’50 e per tutti gli anni Sessanta con il boom economico e la diffusione delle automobili, la manifestazione cambiò volto trasformandosi in un grande rito collettivo. In un’Italia dove gli incidenti stradali aumentavano rapidamente insieme alla motorizzazione di massa — già negli anni Sessanta si registravano circa diecimila vittime l’anno — la protezione della Madonna delle Grazie veniva invocata da moltissimi automobilisti e famiglie. «E’ stata da subito una tradizione molto sentita – continua Carroli – tanta gente partecipava anche senza possedere un’auto».

Lo spostamento in piazzale Pancrazi

L’aumento esponenziale dei mezzi rese presto impossibile continuare la manifestazione nel cuore del centro storico. Così la benedizione venne trasferita nell’allora piazza d’Armi – l’attuale piazzale Pancrazi – e in via Medaglie d’Oro. «Le macchine si radunavano prima in piazza d’Armi – ricorda Carroli – poi i vigili urbani le incanalavano ordinatamente verso via Medaglie d’Oro, davanti all’asilo Pio IX, dove c’era il palco per la benedizione». Una testimonianza preziosa arriva sempre dalle cronache de Il Piccolo del 16 maggio 1964, che raccontavano così lo spostamento della benedizione degli automezzi «in piazza D’armi per non intralciare il traffico cittadino data l’enorme affluenza di motocicli e mezzi meccanici di ogni tipo e capienza. Davanti al palazzo dello sport si erano allineate auto e moto, mentre in via Vittorio Veneto camion e autotreni di grande portata». Le cronache parlavano di numeri impressionanti per l’epoca: «Circa duemila macchine hanno sfilato in perfetto ordine». Un’immagine spettacolare, con le forze armate, i mezzi della pubblica sicurezza, i vigili del fuoco, le ambulanze e i camion delle grandi imprese cittadine che passavano davanti all’altare tra due ali di folla. «In via Medaglie d’Oro arrivavano i mezzi pubblici, la Croce Rossa, i pompieri, le automediche, i camion delle ditte edili – racconta ancora Carroli – una cosa imponente».

Una tradizione che continua

Nel corso dei decenni la manifestazione si è spostata nell’attuale piazzale Tambini, ma il rito è rimasto immutato. «Oggi è ancora più bello – conclude Carroli – vengono fatti i quadrati delle macchine e poi la polizia locale dispone i mezzi in fila indiana per sfilare davanti all’immagine della Madonna. Non è cambiato quasi niente. Da tempo ormai arrivano tantissime moto e da quest’anno anche biciclette e monopattini elettrici. Tutto ciò che si muove sulla strada viene benedetto. Le persone ci tengono tantissimo: chi possiede più auto le porta tutte e chi non riesce chiede comunque il santino benedetto».

La benedizione degli automezzi rientra nel calendario delle celebrazioni per la Beata Vergine delle Grazie, che culmineranno sabato 9 maggio con la Messa pontificale in Cattedrale alle 10.30 presieduta da monsignor Livio Corazza, vescovo di Forlì-Bertinoro, seguita dalla benedizione della città e della Diocesi. Nel pomeriggio la tradizionale Fiorita dei bambini, l’omaggio floreale alla Madonna della torre dell’Orologio e l’offerta dei Ceri dei cinque rioni cittadini.

Barbara Fichera