L’ottantesimo anniversario di fondazione della Repubblica italiana, vedrà riunirsi nella memoria dei Caduti Sikh di Monte Cavallara, al seguito dell’8ª Armata britannica, sulla Linea Gotica, in comune di Marradi – così come ogni 2 giugno – la comunità della Valle Acerreta, i rappresentanti istituzionali, civili e militari, numerose associazioni, nonché una nutrita rappresentanza della comunità Sikh di Novellara (RE), assieme alla cittadinanza.
La Commemorazione unisce pure, a quello dei Caduti, il sentito ricordo di Romano Rossi, a tre anni dalla morte: ricercatore storico e autore di pubblicazioni sul passaggio del fronte bellico della Linea Gotica nella Valle del Senio, e riguardo il contributo militare della Brigata Ebraica. È stato presidente della Associazione Reduci del Gruppo di Combattimento Friuli e instancabile promotore di commemorazioni e iniziative legate alla Memoria della Guerra di Liberazione, fedele allo spirito patriottico e alle radici democratiche e antifasciste della sua famiglia. A lui dobbiamo anche l’istituzione e la promozione tenace e costante di questa giornata in comune di Marradi alla quale non mancava mai di intervenire appassionatamente.
Il programma delle celebrazioni e delle escursioni

alle ore 11:00, gli onori militari al monumento che ricorda i Caduti Sikh, sul Monte Cavallara, con la deposizione di una corona d’alloro alla Memoria, da parte del sindaco di Marradi: partecipano le associazioni d’Arma e l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, oltre alla Confraternita di Misericordia, il Comitato Onorcaduti di Crespino del Lamone e Fantino, e l’Associazione Nazionale Reduci della Friuli, brigata che combattè sulla Linea Gotica, nel territorio.
Alle ore 12:00 si terrà, sempre come di consueto, una conferenza a tema presso il parco retrostante la parrocchia di Lutirano: sono contemplati vari saluti ed interventi, tra cui quelli di don Mirko Santandrea e Marco Coltellacci, l’uno delegato diocesano di Faenza Modigliana e l’altro regionale emiliano romagnolo per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso. Prenderà pure la parola Alessandro Liverani, capo scout modiglianese, dottore in Scienze forestali e ideatore del nuovo sentiero CAI, “Battaglia della Cavallara”; e anche il generale Antonio Bettelli che ha al suo attivo oltre 40 anni di servizio nell’esercito, dove ha comandato l’aviazione, mentre ora fa parte della riserva. Ha pure operato in seno alla Nato con servizi anche all’estero ed è opinionista e scrittore.
La riedizione dell’opera di Luigi Cesare Bonfante

La conferenza si arricchisce, in questa occasione, di un evento speciale: la presentazione e offerta in vendita della riedizione dell’opera “La guerra nelle mie valli” di Luigi Cesare Bonfante (stampa Valgimigli, Faenza); a cura del Comune di Tredozio, e con la partecipazione della Regione Emilia Romagna, ANPI, Istituto Storico Resistenza Forlì – Cesena, Romagna Acque e Pro Loco di Tredozio. L’opera in 4 volumi riporta varie introduzioni e la prefazione di Walter Veltroni.
La giornata si concluderà con il pranzo rituale offerto dalla Comunità Sikh ai partecipanti, a base di assaggi di piatti tipici, in un clima conviviale interculturale. A tutti i convenuti sarà pure distribuita gratuitamente una piccola pubblicazione con i contributi scritti dei relatori e i dati storico – militari della Battaglia di Monte Cavallara. È pure da segnalare l’escursione CAI, che si avvierà alle ore 8:45, dal piazzale della chiesa di Lutirano, percorrendo i sentieri 583/583A per partecipare alla Commemorazione sul Monte Cavallara e al prosieguo della manifestazione a Lutirano.
Il significato storico della scelta repubblicana
La scelta tra monarchia e repubblica tramite referendum, per la prima volta a suffragio universale, dopo oltre vent’anni di regime illiberale e l’epilogo tragico della Seconda guerra mondiale, costituì un passaggio epocale, inedito e fondamentale nel percorso di identità nazionale che ancora oggi ci riguarda come italiani ed europei: nonostante le incipienti, polarizzate, e macroscopiche contrapposizioni internazionali con cui la neonata repubblica dovette fin da subito confrontarsi, il nuovo ordinamento istituzionale, riannodò il filo della storia, e il Risorgimento potè dirsi finalmente un processo democratico. L’Italia diede il voto alle donne, elesse i deputati dell’Assemblea Costituente e fu tra i paesi fondatori dell’Unione europea: questo la costituisce protagonista ancora oggi in un mondo che sta cambiando rapidamente, dove l’ordine liberal democratico è in crisi, ed è a rischio la salvaguardia del benessere e della libertà politica conquistati con il sacrificio di molti e soprattutto, per definizione, a prezzo della vita dei Caduti.
Celebriamo la Festa della Repubblica con la comunità Sikh di Novellara, perché il nostro è un Paese, e in esso anche Marradi e la Valle Acerreta, nel quale si può costruire il futuro conservando la memoria del passato, promuovendo il dialogo e la convivenza democratica. È innanzitutto la Memoria che ci ricorda. Celebriamo per ricordare e trasmettere valori e principi della nostra Repubblica. Tanto è stato fatto negli ultimi 80 anni, ma per far sì che il processo non si interrompa, sarà necessario guardare al domani custodendo quella che è l’identità e la storia del nostro Paese. Ed è in tale contesto che si colloca la presentazione della riedizione dell’opera “La guerra nelle mie valli”, di Luigi Cesare Bonfante, a vent’anni dalla prima pubblicazione. L’avvocato Bonfante, scomparso tre anni or sono, secondo una lucida visione e una metodica analisi, ha dedicato tutta la sua lunga esistenza alla Memoria. E ha raccolto, confrontato e verificato per decenni notizie, informazioni, dati, testimonianze, con cura del dettaglio, che ci restituiscono non solo la storia, ma la Memoria della guerra di Liberazione nel territorio dell’alto appennino faentino e forlivese, sia sul versante romagnolo che toscano, e oggi costituiscono la “Magna Charta” di ogni ricercatore storico locale: un patrimonio “enciclopedico” imprescindibile che Bonfante ha pazientemente arricchito con una compilazione equilibrata, scrupolosa, attenta, puntuale, e animata da una passione non effimera, un profondo senso civico e un autentico spirito patriottico.
La comunità di Sikh tra identità, integrazione e valori morali
La religione Sikh, fondata nel XV secolo, da Guru Nanak, si basa sul monoteismo: la fede in un unico Dio creatore e il rifiuto di ogni idolatria; sull’uguaglianza universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni di casta, di censo e di genere. Il suo credo fonda i tre doveri morali, della meditazione e del costante riferimento a Dio (Naam Japna), del lavoro onesto, nobile e dignitoso (Kirat Karo), e della condivisione con i bisognosi dei propri beni e delle benedizioni (Vand Chhako). Gli uomini portano la barba e i baffi e anche le donne indossano il turbante, segno distintivo e iconico dal forte significato spirituale di onore, uguaglianza e coraggio. Tutti sono vegetariani, e anche questo assume il significato spirituale del rispetto per il creato.
Una concezione di matrice religiosa della dignità umana universale e dell’amore per lo straniero che li ha portati a combattere con generoso sacrificio e coraggio, disciplina e abnegazione, per la giustizia e per la pace, lontano dalla loro patria. Invertendo il paradigma del nazionalismo, della xenofobia e del razzismo, ieri come oggi, in tempo di guerra e in pace, nonché coniugando identità e integrazione. Un’identità specchiata: una coesione e un controllo sociale informale, spontaneo ed efficiente. Il Sikhismo, che è originario della regione del Punjab, nel subcontinente indiano, ma si distingue dall’Induismo, in Italia conta 200000 fedeli, ed è la presenza più numerosa in Europa, dopo quella del Regno Unito.
Il percorso verso il riconoscimento istituzionale
Non ha ancora un’intesa ufficiale con lo Stato italiano ai sensi dell’art. 8 della Costituzione, e non è riconosciuto formalmente come ente di culto. La comunità, rappresentata dall’organizzazione Unione Sikh Italia, porta avanti i tavoli di dialogo con le istituzioni per raggiungere il pieno riconoscimento giuridico. Nonostante manchi un’intesa formale, sono stati fatti passi avanti importanti come il riconoscimento religioso interno: l’Unione Sikh Italia ha ricevuto il riconoscimento ufficiale come rappresentanza nazionale dal Shiromani Gurdwara Parbandhak Committee (la massima autorità mondiale del sikhismo). In ordine alla tutela delle tradizioni, sono stati firmati dei protocolli d’intesa a livello locale per garantire il rispetto delle tradizioni rituali, funerarie e di fine vita. In tema di dialogo con le istituzioni, sono in corso interlocuzioni con il Ministero dell’Interno per superare gli ostacoli legati all’identità religiosa, inclusi i dibattiti sul porto dei simboli di fede (le cosiddette 5 K, che comprendono il pugnale sacro kirpan).
Celebrare la Festa della Repubblica con la Comunità Sikh, che è stata fedele alla propria identità, alla causa della pace, e della Liberazione, declina il rapporto tra spiritualità e Memoria, perché l’amore soprannaturale che invera la giustizia, coincide con il nesso cristiano tra politica e carità, intendendo la prima come la forma più alta della seconda, secondo la formula coniata dal papa Pio XI e il concetto ripreso dai suoi successori. Amore, giustizia e pace, sono stati infatti temi centrali nella riflessione del secolo breve, che ci siamo lasciati alle spalle, e di drammatica attualità ancora oggi.
Gianluca Massari














