Ottimo successo per la Sagra e Palio dell’Uovo di Tredozio! La manifestazione che affonda le sue radici in un’antichissima tradizione dal significato ancestrale, ed è giunta alla 60ª edizione, nella forma moderna, ha tagliato il ragguardevole traguardo dei sei decenni di vita, e non si prepara certo ad andare in pensione, coronata dalla partecipazione di un pubblico straordinario di oltre 4 mila persone e con il premio di due splendide giornate primaverili: domenica di Pasqua e lunedì dell’Angelo, 5 e 6 aprile 2026. In una cornice urbana che sta ritrovando lo smalto della vitalità, dopo i pesanti danni materiali e morali arrecati dal sisma del 2023 e dall’alluvione seguente, è stata innanzitutto l’intera comunità tredoziese a decretare la spumeggiante riuscita dell’evento, con una partecipazione unanime all’accurata realizzazione dei carri allegorici, alla relativa sfilata in costume, ai giochi a tema disputati tra i quattro rioni nel suggestivo alveo del torrente Tramazzo, all’allestimento dell’immancabile offerta gastronomica, ricca di genuine specialità locali tra cui l’appetitoso e tipico bartolaccio, protagonista di un’altra peculiare e famosa sagra paesana ad esso dedicata, in autunno.

In tanti giovani coinvolti nella manifestazione

Casone Greci 1 Palio uovo 2

In una comunità di 1200 abitanti, oltre 400, praticamente tutti i giovani, hanno partecipato attivamente alla manifestazione, come figuranti. A questi si uniscono i volontari addetti alla logistica e alla ristorazione, dell’associazione pro loco Vis in Fide, organizzatrice dell’evento assieme all’amministrazione comunale. Ancorpiù, per il secondo anno, l’attesa e la preparazione del Palio dell’Uovo è stata arricchita di un ulteriore appuntamento sociale dal sapore rituale e simbolico, vissuto nel cuore del paese, prima dell’immersione turistica della festa: la cena propiziatoria. È stata organizzata di comune accordo, sabato 21 marzo, dai quattro rioni nei quali il paese riesce ancora sorprendentemente a riconoscersi con vitalità, nonostante l’esigua consistenza demografica: Casone, Borgo, Nuovo e Piazza, alias Blu, Rosso, Verde e Bianco; tali sono i colori della tenzone in Val Tramazzo. Non una sopravvivenza stentata ma una vigorosa rappresentanza che ha portato ogni rione a mettere in campo cento figuranti. Così, come solo in una piccola comunità può succedere, un abitante su tre si è coinvolto e messo letteralmente in gioco.

Sessant’anni di tradizione

Con il successo di quest’anno, la manifestazione della Sagra e Palio dell’Uovo si conferma uno degli appuntamenti folcloristici più importanti della Romagna, peculiare per originalità e qualità dell’offerta turistica, in una compagine consolidata, che nella simbologia dell’uovo riunisce armoniosamente e consolida riferimenti relativi alla Pasqua cristiana, alla vita nuova, alla vivacità, al divertimento spensierato e felice della rinascita primaverile, della gioia spirituale della Risurrezione, del primo appuntamento della buona stagione legato al fare festa, all’uscire di casa dopo il lungo inverno, in un rinnovato rapporto con la natura in fiore. Una festa non artificiosamente inventata dal divertimentificio della civiltà dei consumi, ma di origini profondamente radicate nei ritmi della natura, nella fede religiosa, nella storia e nella cultura.

Dal 1964 la manifestazione, che si svolgeva da tempo immemorabile sul sagrato dell’antica chiesa rurale di Ottignana, in occasione del lunedì dell’Angelo, fu trasferita in paese, grazie alla lungimiranza e alla passione dell’indimenticabile sindaco Libero Bandini, il quale aveva maturato una sensibilità sociale, oltreché politica e amministrativa, nel Circolo giovanile di Azione cattolica e nell’Associazione pro loco Vis in Fide (Forza nella Fede), nata in parrocchia a San Michele, sotto la guida del pievano Mons. Bandini, nell’immediato dopoguerra. La tradizione della battitura delle uova, che univa con saggezza antica l’utile al dilettevole (“et ón cul, et òna póta?” si sentiva dire dagli astanti battitori di uova fin dentro la chiesa, in un atmosfera felliniana, ben descritta da don Leonardo Poggiolini, in uno dei suoi sagaci racconti:”hai una punta, hai un fondo?”), il divertimento era coniugato alle esigenze di un’atavica economia di sussistenza, per cui rimaneva una necessità stringente mettere insieme il pranzo con la cena, (e portare a casa delle uova sode, vinte al gioco della battitura, era gia un doppio fare festa), fu trasferita a Tredozio l’anno della morte di don Giannino Fabbri, ultimo parroco residente di Ottignana.

Rosso 2 Palio uovo

E in questo modo si salvò da un destino segnato, con la fine della civiltà contadina, perpetuandosi, sviluppandosi e via via definendosi nell’attuale Sagra e Palio dell’Uovo, che quindi ha attraversato gli anni dello sviluppo economico, fino ai giorni nostri, superando la crisi demografica e culturale dello spopolamento della montagna, tutt’ora in atto, la fuga nel privato del consumismo, e divenendo nel tempo sempre più turistica e parallelamente comunitaria: la cartina di tornasole, il termometro della febbre e lo specchio fedele della società tredoziese; un evento corale, empatico, resiliente e temperante, tenacemente artefice di vitalità turistica, capace di narrare la comunità e il territorio, di coesione sociale, inclusione (si pensi al fatto che i nuovi tredoziesi sono subito calorosamente invitati a partecipare e così ad integrarsi), relazione, riscatto, continuità ovvero legame tra le generazioni e dialettica con il territorio: ne è prova lo spirito sportivo e comunitario che ha sempre caratterizzato l’evento, in un crescendo di consapevolezza identitaria. Lo testimoniano l’entusiasmo e il mordente con il quale i tredoziesi, soprattutto i giovani hanno preparato e vissuto il Palio dopo gli eventi calamitosi degli ultimi anni, che sembravano doversi accompagnare a segnali ineluttabili di cedimento e resa. Allestire i carri, confezionare i costumi, preparare le gare, durante tutta la Quaresima, è un modo per occupare il tempo libero in senso relazionale e detox, soprattutto dai social, uscire di casa e da sé stessi per passare insieme le serate nelle sedi improvvisate dei rioni, come si faceva spontaneamente negli anni del dopoguerra, quando si era ammessi solo se appartenenti alla contrada, alimentando la sana competizione, lo spirito di gruppo, il brivido elettrizzante del segreto che accompagna la realizzazione dei carri e soprattutto il senso sano, equilibrato, paziente, trepidante e operoso dell’attesa della festa, ovvero del ritmo dello scorrere e del procedere del tempo: un’esperienza che il Palio ci restituisce.

La Sagra dell’Uovo 2026, tra il fare comunità e la sana competizione

bartolaccio tredozio 1

La Sagra e Palio dell’Uovo 2026, ha avuto ufficialmente inizio domenica di Pasqua, 5 aprile, alle 15:00, con l’apertura degli stand gastronomici che hanno offerto piadina fritta e bartolaccio, vino e l’interazione dei giochi aperti al pubblico: il 25° Campionato delle sfogline e il celeberrimo 53° Campionato Nazionale dei Mangiatori di Uova Sode, che da sempre stimola la fantasia e attira la curiosità dei turisti. Alle 16:30, il 18° Palio dell’Uovo Femminile, nel caratteristico alveo urbano del torrente Tramazzo adiacente Piazza Vespignani. Alle 18:00, l’Aperipalio e l’omaggio di gadget in collaborazione con DJ SET.

In serata chiusura con fuochi d’artificio a cura della Pro Loco. Lunedì 6, alle 12:00, apertura degli stand gastronomici con piadina fritta, bartolaccio, polenta, tagliatelle al ragù e vino. Alle 14:30, la sfilata allegorica dei quattro rioni, carri e figuranti, dal campo sportivo alla centrale Piazza Vespignani: Borgo, a tema “I Romani,” Nuovo, a tema “Gli Egizi,” Piazza, a tema “Il Medioevo” e Casone, a tema “I Greci.”

Alle 15:30 la disputa del Palio dell’Uovo tra i rioni: battaglia delle uova, uovo nel pagliaio, tiro alla fune, uovo al bersaglio. Di seguito la 41ª Disfida dell’Uovo tra i Comuni di Arcevia (An) e Tredozio, nella riqualificata Piazza Vespignani. In ultimo, nei due giorni di festa non sono mancate come di consueto, mostre fotografiche, intrattenimento musicale e bancarelle. La manifestazione è stata interessata anche dal sempre crescente cicloturismo che caratterizza il territorio, unendo alla partecipazione dell’evento il valore aggiunto della prospettiva naturalistica; ed è stata sostenuta, a livello ricettivo dai numerosi b&b e agriturismi locali.

Uovo nel pagliaio Palio uovo 2

Il Palio è stato vinto dal rione Casone, con 18 punti, seguito dal Borgo con 10, e da Piazza e Nuovo con 8, a pari merito. Il pubblico ha seguito con entusiasmo le gare avvincenti in un clima epico, tra l’abbrivio dei tiri alla fune, delle battaglie tra centinaia di uova lanciate al bersaglio, frenetiche ricerche nel pagliaio, assalti al castello, che alla fine ha deciso le sorti del gioco. Per più di due ore, nell’atmosfera di un sogno senza tempo, come nel fossato di un antico castello, i duellanti si sono dimenati tra la paglia, di qua e di là dei flutti delle acque limpide e fresche del torrente Tramazzo, spettatore anch’esso per un giorno, di questo singolar torneo. Tra ali solenni di folla, assiepata in alto, con un tifo cavalleresco, come in un’antica arena, si e conclusa la corrida per poi fare ritorno, disputanti e pubblico, al campo sportivo, dove si è tenuta nell’esultanza e nel gaudio, la tanto attesa premiazione, con la consegna del trofeo, prima di darsi fedele appuntamento al prossimo anno.

L’appuntamento è per il prossimo anno!

Per il sindaco Giovanni Ravagli, che ha presieduto le premiazioni, “al di là delle rispettive vittorie delle squadre rionali, ha vinto il paese di Tredozio, perché con la bellissima animazione della manifestazione che ha portato tanta gente della Romagna, stiamo ridando tutti insieme al paese, quella speranza necessaria alla ripresa e alla ricostruzione, dopo l’alluvione e il terremoto del 2023″. E la speranza, sicuramente implica la coralità e non tollera divisioni.

La Sagra e il Palio dell’Uovo, promuovono la tradizione e il fascino discreto di un Italia delle aree interne, della provincia e del confine, della civiltà appenninica ancora da scoprire e da godere, dall’esperienza di un piacere non opaco, lontano dal turismo di massa, dalle mode alienanti e convenzionali; lungo gli itinerari minori, dove innanzitutto si incontra la comunità in festa.

Gianluca Massari

Foto Ivan Villa