Tredozio e Romagna Toscana cardio-protette: la sinergia comunitaria che salva la vita
La recente installazione di tre defibrillatori nel centro urbano di Tredozio e l’aggiunta di un quarto presso il Rifugio di Casa Ponte,alla meta turistica dell’omonimo lago, avvenuta il 1°aprile scorso – data da cui sono attivi – non solo inverte il paradigma simbolico dello scherzo, connotando di estrema serietà e verità il calendario locale di tale giorno, ma insegna ancora che la sinergia tra istituzioni, cittadinanza e volontariato costituisce la risorsa di una piccola comunità appenninica come Tredozio. I tredoziesi sanno bene come amare il loro paese: l’hanno imparato dal basso e non dall’alto; in casa, sui pianerottoli, lungo le scale, per strada, in piazza, nelle botteghe, in chiesa. Non hanno bisogno di essere alfabetizzati su tale materia, perché in tutti questi luoghi, nel tempo, hanno trovato le lettere di quest’alfabeto, e ora esse, compresa la punteggiatura, fanno parte del loro patrimonio morale e spirituale. Non c’è da tornare a scuola, basta prendere il quaderno e la penna, mettere insieme le lettere e ricominciare a scrivere. Scrivere in corsivo o stampatello, da sinistra a destra o da destra a sinistra non fa differenza, ma scrivere o non scrivere fa la differenza. E a scrivere questa nuova pagina ha iniziato Natacha Gentilini, marradese d’origine e tredoziese d’adozione. Natacha ha attivato la rete delle sue relazioni: ha coinvolto il Comitato Genitori della Scuola, la Società di Mutuo Soccorso, la parrocchia di San Michele e in particolare don Massimo Monti, vari singoli cittadini come Danilo Fabbri; ha attivato l’amministrazione comunale, sensibilizzato la generosa adesione dell’Associazione Sportiva Dilettantistica La Locomotiva di Ravenna, e coinvolto la Confraternita di Misericordia marradese per la formazione dei tanti volontari, dal più giovane di 14 anni, al più anziano di 87, grazie soprattutto alla disponibilità di Mauro Ridolfi, formatore con esperienza pluridecennale. È opportuno sottolineare la circolarità, il raggio d’azione di questa esperienza, che coinvolge il territorio dell’alto appennino faentino, la Romagna Toscana, nella sua dimensione montana e intervalliva, con l’acquisto dei defibrillatori a Firenze, nonché la più vasta area di zona, fino al mare, a Ravenna. È un bell’esempio di cosa possa rappresentare la dimensione di confine, sul piano delle opportunità di incontro, scambio e arricchimento reciproco, a vantaggio peculiare di una piccola comunità sprovvista di un ausilio medico ormai di fondamentale importanza. È stata infatti questa la scaturigine di tale corale percorso virtuoso, che ha portato all’attuale dotazione degli apparecchi in paese, e alla formazione all’uso dei volontari: la morte improvvisa di Pia, una carissima amica di Natacha, e la grave constatazione da parte del servizio sanitario 118, della totale mancanza di copertura del territorio: il primo defibrillatore geolocalizzabile si trovava a Modigliana (o a Lutirano)
La forza della rete: etica, cura e senso di appartenenza nelle comunità montane
La civiltà di un paese, di una comunità, si misura anche così, nella somma minuta dei gesti di tutti: un gesto virtuoso illumina la vita pubblica, la normalità fatta di cultura, di etica dello stare insieme, e diventa buona abitudine. Le istituzioni non bastano, serve la famiglia, la scuola, la parrocchia, le associazioni, il volontariato, il terzo settore, tutti i corpi intermedi: serve fare rete. Colpisce nel raccontare di Natacha, la sua riconoscenza: la gratitudine verso tutti coloro che hanno reso possibile questa realizzazione così importante per la salute pubblica e così connotata dalla dimensione del viaggio. Il percorso che ha portato all’installazione dei defibrillatori è stato esso stesso, in sé una conquista. Un’occasione per conoscersi, passare serate insieme in funzione social detox, scoprire la generosità di tanti; vedere e toccare con mano che si può stare anche tra i monti e che una piccola comunità montana sta a cuore pure a chi vive in città. Che le direttrici viarie dei nostri paesi non seguono solo la logica modaiola della pianurizzazione e che da un paese storicamente e geograficamente vicino, anche se amministrativamente lontano, tanto può venire. L’auspicio è che si possano salvare molte vite, ma la percezione è che già molto si sia salvato in termini di qualità del vivere, di consapevolezza, di senso di appartenenza e di cura.
L’intreccio dell’amore: la cura come relazione, emozione e sollecitudine
Cura è parola antica per esprimere la meraviglia dell’attenzione e della sollecitudine, quella che anche in medicina serve a dare un senso alle terapie. La cura ci svela la ricchezza di emozioni, corrispondenze, scoperte e conferme, quell’ intreccio d’amore che dell’amore
è il centro: la cura mette in relazione l’uno con l’altro suggerendo un profondo coinvolgimento emotivo.
La cura che invera la giustizia: il sale della convivenza civile oltre la materia
Cura è una parola unica: non possiamo che sottolineare l’importanza e l’emozione che suscita da sempre questa piccola parola: due sillabe per colorare un mondo di sentimenti. Una parola tra le poche a non avere un sinonimo con un significato sovrapponibile. Che brilla di luce propria di fronte alla cupezza dei suoi contrari: trascuratezza, disinteresse, indifferenza, disattenzione, negligenza. Una parola che ci aiuta a fare attenzione, ci invita a prestare ascolto: dentro di noi e intorno a noi tutto ci parla. E nel fragore del nostro tempo ci ricorda che per ascoltare serve silenzio. La cura è la forma della cittadinanza, il sale della convivenza civile. Essa non elide la giustizia, cioè in questo caso la professionalità dell’intervento sanitario, ma la declina, la invera. Cura è la parola scritta a lettere invisibili agli occhi, ma non certo al cuore, sulla Casetta dell’acqua, al Palazzetto dello sport, in parrocchia, così come lo è a Casa Ponte – anche per chi il territorio lo frequenta, non solo per chi vi abita – dove sono installati i defibrillatori. C’è sempre una dimensione immateriale che precede quella materiale, nel bene come nel male: in questo caso nel bene.
La reciprocità tra Marradi e Tredozio: un flusso circolare di cultura, disciplina e comunità
Questo è stato un processo in cui il flusso continuo e bidirezionale dello scambio di informazioni, di energia, ha visto emittente e riceventi alternarsi costantemente. In un gruppo, come lo è stato in questo caso, quello della comunità di Tredozio, una buona circolarità indica una condivisione attiva, collaborativa, dinamica e senza intoppi. La vivacità culturale e l’estro dei marradesi ha dato forma alla disciplina e alla coralità dei tredoziesi, e tale è la cifra di questa esperienza.
La cittadinanza nel microcosmo: l’urgenza del tempo e la cura come terapia dell’esistenza nell’ottantesimo della Repubblica
La vera cittadinanza – e la riflessione è d’obbligo nell’ottantesimo anniversario della Repubblica – non si insegue nei grandi scenari o nelle ambizioni enfatiche, ma si costruisce nel presente, dentro un microcosmo intimo, ma non autoreferenziale, capace di proteggere l’individuo dal caos e dal dolore del mondo esterno. Da questo messaggio d’insieme si sviluppano i grandi temi chiave della appartenenza, a partire dall’amore inteso come terapia. L’esistenza è altrimenti intrinsecamente faticosa e amara. A ciò si lega strettamente l’urgenza del tempo: il Carpe Diem, il cogli l’attimo della rapidità dell’intervento sanitario che il defibrillatore consente, declina ed è metafora dell’esistenza.
La parrocchia fontana del villaggio: oltre 100 volontari formati nella nuova Sala della Comunità a Tredozio
La formazione degli oltre 100 volontari, quasi il 10% della popolazione, che hanno raccolto l’invito e sentito l’urgenza della partecipazione, in una comunità che non si misura più in prima istanza, con l’entità demografica, ma con la consapevolezza del vivere qui e ora, al di là di ogni proiezione aleatoria sul passato e sul futuro, si è tenuta nella nuova Sala della Comunità. Ovvero la recente riqualificazione del teatro parrocchiale, in funzione polivalente e a norma antisismica, dopo il terremoto del 2023, grazie al determinante contributo economico di Caritas, Diocesi e Banca di Credito Cooperativo, non ha tardato a trovare impiego e dare frutti. Secondo una visione pragmatica e lungimirante la parrocchia può ancora essere la fontana del villaggio, ed è per questo che Natacha sente di dover ringraziare, per la sensibilità dimostrata, soprattutto don Massimo, il quale domenica 31 maggio ha benedetto il terzo defibrillatore, collocato in parrocchia, al termine della messa festiva delle ore 10:00, quando si è tenuta l’inaugurazione ufficiale.
La Repubblica del dono tra Tredozio e Marradi: la rete che unisce la Linea Gotica ai defibrillatori salvavita
La cittadinanza tutta, i singoli, i commercianti, le associazioni, hanno fatto fronte alle spese per il defibrillatore della Casetta dell’acqua in Viale della Repubblica. La Banca di Credito Cooperativo Ravennate, Forlivese ed Imolese, si è fatta carico delle spese per il defibrillatore di Casa Ponte, (gestita dall’Associazione Tramonto), confermando il suo radicamento nel territorio. Il Comitato Genitori della Scuola di Tredozio, ha raccolto l’importo per l’apparecchio collocato al Palazzetto dello sport, nei pressi dell’attuale plesso scolastico prefabbricato. L’associazione sportiva dilettantistica La Locomotiva, di Ravenna, e in particolare il signor Fabio Forlivesi, hanno sostenuto il costo del defibrillatore montato in parrocchia, presso l’oratorio e il circolo ACLI. L’amministrazione comunale ha messo a disposizione il suolo pubblico, ove necessario, e ha sostenuto le spese per l’allacciamento elettrico relativo, secondo il progetto presentato da Natacha, e patrocinato dallo stesso Comune di Tredozio. La Confraternita di Misericordia di Marradi ha tenuto i corsi di formazione dei volontari e ha agevolato l’acquisto degli apparecchi presso la ditta Biomedical di Firenze. Natacha e altre tre amiche si incaricheranno della gestione e manutenzione degli apparecchi. Merita infine un’ulteriore menzione, il fatto che lo scorso 25 aprile, a Tredozio si sia ricordato Jacopo Vespignani: la sua nobile figura di gentiluomo, di patriota e di uomo delle istituzioni. Un eletto compendio di umanità d’altri tempi. In qualità di Commissario prefettizio, durante il passaggio del fronte bellico sulla Linea Gotica, lungo la quale si trovavano accomunati dalla medesima tragica sorte sia il comune di Tredozio che quello di Marradi, “Jacopino della Collina” come era chiamato da tutti, tutti aiutò indistintamente: per tutti fu un valido riferimento. E profuse saggiamente, a piene mani e nel silenzio, beni di prima necessità e derrate alimentari, altrimenti irreperibili, sia per i tredoziesi, tanto come per i marradesi; forte del suo legame familiare con Firenze. Per non parlare della sua instancabile opera umanitaria di abile mediazione diplomatica a vantaggio di innocenti, prigionieri e perseguitati politici, spesso a rischio della propria incolumità: furono in tanti a dovergli la vita. È quello che ha sotteso Luigi Cesare Bonfante, titolando la sua opera storiografica: “La guerra nelle mie valli”, di cui si è presentata la riedizione sempre in questo anno, a vent’anni dalla prima. Bonfante scrisse di un territorio accomunato dagli eventi bellici, ma anche, di riscontro da figure di pace come quella di Jacopino: figure come questa sono state causa efficiente della Liberazione: egli è stata anche questo, e lo rappresenta ancora. Oggi, a 120 anni dalla nascita di Jacopo Vespignani, i marradesi, forse senza saperlo, così come è inconsapevole la maggior parte delle coincidenze che rendono la vita bella, e le conferiscono una nota poetica, sono venuti in aiuto ai tredoziesi, per proteggerli dal fatale rischio dell’infarto fulminante. Dopo 82 anni, in un contesto storico differente, la passione per l’umanità, l’amore per la vita non è mutato; si è rinnovato un dono, nel segno della speranza che si fa promessa, responsabilità, gratuità, impegno. Un bel modo di celebrare l’ottantesimo anniversario della Repubblica.
Gianluca Massari














