Scrittore, ideatore e promotore del Premio nazionale di poesia dedicato a Maria Virginia Fabroni, vicesindaco dal 2019 al 2023, anno della prematura ed improvvisa morte, Lorenzo Bosi ha dato la possibilità al suo paese di Tredozio, di parlare a più voci: attraverso il suo talento, il suo indipendente nonché spiccato senso di appartenenza e di partecipazione alla vita pubblica, politica e culturale. “Si è sempre fatto apprezzare per la sua allegria, il suo estro, la sua fantasia e disponibilità, ma io adoravo di lui soprattutto la sua schiettezza ed a volte anche la sua cruda sincerità”: così lo ricordò Simona Vietina, sindaca, che non nascose di aver provato dolore nel perdere improvvisamente il suo “braccio destro”, quel 16 maggio 2023, quando la comunità tredoziese fu provata pure dall’alluvione.
Il valore di ogni cittadino tra realtà e fantasia
Per la sua libertà di pensiero, per la sua presenza, la sua responsabilità emotiva, il suo ascolto e la sua attenzione, la sua capacità di esserci davvero, Lorenzo ha consentito, anche in maniera sofferta, alla sua comunità, di riconoscere che ogni figlio della propria terra è unico, e che ciò rende la sua cittadinanza insostituibile e incomparabile: nessuno potrà mai prendere davvero il suo posto. Lorenzo ci ha fatto sperimentare che l’appartenenza non è soggetta al possesso, al controllo, ma alla cura autentica. Il suo talento si è espresso nella produzione di svariati romanzi di stile fantasy per l’infanzia, mentre la sua formazione scolastica e accademica è stata di tipo tecnico, prima conseguendo il diploma di ragioneria e poi la laurea in Economia e Commercio.
Ma è attraverso la promozione della figura storica e letteraria di Maria Virginia Fabroni, alla quale Lorenzo ha restituito cittadinanza nella memoria della comunità tredoziese, che si specchia la sua partecipazione originale, intensa e spontanea alla vita di paese: la sua personalità. Nato nel 1968, in Via Fabroni, la via che, provvidenzialmente, negli anni precedenti alla sua nascita, l’amministrazione comunale volle dedicare alla poetessa, dividendo la vecchia via San Michele in due, e dedicando a Faustino Perisauli, ex æquo, l’altra parte, Lorenzo fu ben presto attratto e incuriosito da questo che per lui, come per tanti altri tredoziesi era solo un nome. Il nome di una poetessa anonima la cui via gli era toccata in sorte rimbalzava con forza nella sua mente, come una voce, un suono. Quasi come la musica dance – pop che tanto gli piaceva, e stimolava la sua fervida fantasia, questa voce ha dato musicalità e ritmo al suo esistere e lo ha interpellato.
La targa in ceramica era solidamente affissa in alto, in splendida ed austera solitudine, proprio all’angolo del suo palazzo, che si trova di là del ponte di San Michele: a piano terra il forno, la panetteria di famiglia, e più su, la timida e al contempo lapidaria presenza di questo nome a cui Lorenzo, entrando e uscendo di casa, rivolgeva lo sguardo. Perché Lorenzo guardava in alto, e in questo guardare vedeva, ma ancor di più sentiva una consegna che ha assolto come un debito esistenziale nei confronti della sua comunità, e lo ha trasformato in un inno alla memoria, al talento, e alla speranza. Questo nome distinto ed enigmatico lo interrogava, forse quanto i personaggi immaginari dei suoi romanzi; finché la fantasia non lasciò spazio alla realtà e a Lorenzo si schiuse quasi per incanto, come in uno dei suoi racconti, il campo della conoscenza storica e letteraria di Maria Virginia Fabroni, in un rapporto dialettico, che si originò in maniera fortuita e feconda con Maria Grazia Nannini, Barbara Verni, Patrizia Ravagli, intellettuali tredoziesi. Con loro egli diede vita allo studio e all’approfondimento della figura e dell’opera dell’illustre concittadina dimenticata, nonché all’annuale concorso di poesia in suo onore, indetto dal 2017 e giunto quindi alla decima edizione. In una società che spesso riduce le persone a risultati, valutazioni, prestazioni, confronti, statistiche, l’atto di cura che Lorenzo ha avuto per la sua comunità, ci ha insegnato a distinguere tra il nome e il semplice numero, tra il nome e la storia che esso porta con sé, dietro le quinte, perché la cura va sempre oltre le apparenze e non è mai impersonale, scontata o generalistica.
Maria Virginia poetessa e patriota

La giovane tredoziese Maria Virginia Fabroni è stata una delle figure femminili risorgimentali più originali e significative della Romagna -Toscana del XIX secolo, definita “poetessa, donna e patriota”. Nata a Tredozio nel 1851 e scomparsa prematuramente a soli 26 anni, la sua figura romantica incarna perfettamente il legame tra cultura e impegno civile nel nostro territorio di confine, unitamente ad una fede religiosa solida. Rivolse un appello alle donne affinché uscissero dal “recinto domestico” per diventare protagoniste della vita civile e del processo unitario. La sua vita e la sua poetica sono oggi considerate un simbolo di autonomia femminile. Si oppose alle convenzioni del tempo e ai matrimoni combinati, pagando con grandi sacrifici personali la sua coerenza intellettuale.
Un ricordo che resta vivo
In Maria Virginia Fabroni, elementi apparentemente in contrasto, come lo spirito risorgimentale e la fede religiosa si incontrano; ma ella poteva ancora sembrare un gigante incompiuto, un treno senza binari, tra i tornanti insidiosi della storia, di un mare di storia, se l’empatia di un suo concittadino e compaesano come Lorenzo non avesse tratto dall’anestizzazione dell’oblio le sue idee, le sue molte anime, e non ne avesse fatto non soltanto un simbolo, ma una speranza, dandole voce, mani e piedi. Traducendo in bussola etica le sue idee che non hanno censo, né sesso, e affermando il binomio: giovani e speranza. La poetica di Maria Virginia mostra ancora le sue cicatrici, e questo è segno di grande forza d’animo, di capacità di sognare. È una donna che ha cambiato la storia del nostro piccolo paese, ci ha riannodato con il sentire universale, e ora il suo ricordo illumina gli angoli della nostra mente. Se ammirando questa figura dal profilo potente, la sua determinazione e la sua sicurezza che tolgono il fiato, possiamo specchiarci anche noi, lo dobbiamo riconoscere ancora a Lorenzo, la cui memoria torna con un carico indelebile di significato, nel terzo anniversario della morte. Impariamo da lui a guardare in alto.
Gianluca Massari














