La Liberazione è di tutti, ma è soprattutto dei giovani. È quanto pare suggerirci l’evento, in programma sabato prossimo, 25 aprile, a Tredozio, che ha per oggetto la presentazione della seconda edizione dell’opera La guerra nelle mie valli, di Luigi Cesare Bonfante, scomparso nel 2023 – con la prefazione di Walter Veltroni – e la commemorazione di Jacopo Vespignani, nel 120° anniversario della nascita: commissario prefettizio di Tredozio al tempo della Repubblica sociale, nominato sindaco su suggerimento del Comitato di Liberazione, durante il passaggio del fronte, nel 1944, e quindi primo sindaco democraticamente eletto di Tredozio nel 1946, nella fase postbellica repubblicana, unico caso in Italia.

La seconda edizione de La guerra nelle mie valli, l’opera di Bonfante oggi con la prefazione di Walter Veltroni

25 Aprile Tredozio 4 1

I curatori dell’opera sono due giovani appassionati ricercatori non ancora trentenni, che per modestia non hanno neppure inserito i loro nomi nel programma. Lo facciamo noi per loro, perché meritano oltremodo di essere riconosciuti e sostenuti: Alessio Sangiorgi ed Elisa Schiumarini, residenti a Tredozio e cultori di storia locale, che assieme a Ivan Villa hanno già pubblicato pure un volume sulla devozione popolare, sempre nella Valle del Tramazzo: Come pietra salda di monte, appena presentato il 13 dicembre scorso, e hanno già in cantiere altri ambiziosi progetti legati alla storia e alla letteratura locale.

25 aprile Tredzio


Il lavoro svolto a suo tempo da Bonfante è stato anche per loro un’occasione importantissima di riflettere sui valori basilari che costituiscono il fondamento della Costituzione. Valori come la libertà, esplicitata e declinata in ogni forma e aspetto, e il valore stesso della resistenza, non solo come mero fatto storico ma come capacità che tutt’oggi dobbiamo acquisire in qualità di cittadini attivi e responsabili per poterci impegnare in un futuro vitale e in un presente in cui vi sia responsabilità e senso dell’altro. La memoria non è ciò che ricordiamo ma ciò che ci ricorda: sembra essere stato questo il pensiero guida dei nostri due giovani curatori. E’ un presente che non finisce mai di passare. Un tema imprescindibile, perché denota l’impegno civico e la capacità di non pensare in una dimensione individualistica e di avere a cuore quella che diventerà la res publica e il bene comune. È quello anche che potremmo chiamare: il lungo viaggio della Costituzione.

Due Tredoziesi protagonisti della comunità capaci di incarnare con la propria vita la stessa dedizione per la res publica

25 Aprile Tredozio2

Vespignani e Bonfante rappresentano due personalità eminenti della società tredoziese che sono già consegnate alla storia: due esponenti distinti ed eletti della classe borghese del secolo breve, la cui passione civile si è scomposta nel prisma della partecipazione democratica alla vita della comunità, cui hanno esemplarmente contribuito; il primo, precipuamente attraverso l’azione, l’amministrazione, il governo, anche in contesti drammatici ed esiziali, e il secondo attraverso lo studio, la ricerca infinitamente paziente e scrupolosa prima, e la vibrante narrazione, insegnativa e didascalica del maestro, poi: due facce della stessa medaglia, due piatti della stessa bilancia, e lo stesso valore intrinseco morale. Due tratti esteriori di un unico movimento interiore. Equilibrio e forza. Cerchio e linea. Due limpide figure iconiche e magniloquenti, espressive, simboliche, che incrociano lo sguardo a distanza, accordano temperanti la voce e si illuminano a vicenda. L’uno alto, austero e solenne sul monte, l’altro, calato al centro del vivo della piazza. L’uno votato alla guida, l’altro alla relazione. L’uno silente, l’altro loquente. L’uno cattolico, l’altro liberale, entrambi moderati e democratici. Due protagonisti della vita cittadina e della storia, intesa come vocazione laica, dovere morale e diritto civile, che soprattutto i ragazzi delle nostre scuole dovrebbero studiare e conoscere bene, perché è nell’interazione tra luogo e identità che si attua non solo l’apprendimento, quanto piuttosto il processo educativo, altrimenti asfittico e aleatorio. Questa sarebbe la prima ricostruzione delle nostre scuole da compiere.

Ma lasciamo che siano coloro ai quali dobbiamo la felice intuizione di unire in un unica commemorazione le due figure: Alessio Sangiorgi ed Elisa Schiumarini, i curatori dell’opera, a parlare: “In occasione dei 20 anni dalla pubblicazione della prima edizione, è disponibile la seconda edizione, riveduta e aggiornata dall’autore, dal 2013 in avanti, dell’opera: La guerra nelle mie valli, di Luigi Cesare Bonfante (tipolitografia Valgimigli, Faenza). La nuova edizione si compone di quattro volumi (uno in più rispetto alla precedente), ognuno dotato di un proprio indice; presenta nuove foto, secondo le indicazioni dell’autore; il testo ha un carattere più grande, l’interlinea è aumentato e le note sono state spostate tutte a piè di pagina. Cambia anche la copertina, che presenta una foto realizzata da un drone nella zona della chiesa di San Valentino, luogo simbolo della Resistenza nell’alta Valle del Tramazzo. La prospettiva aerea del drone abbraccia anche gli altri crinali limitrofi della zona, creando una sorta di anfiteatro naturale delle valli comprese nel titolo. Conclude il quarto ed ultimo volume un’appendice: Come lavorava Bonfante, incentrata sulla storia di alcuni prigionieri della Valle Acerreta, nella quale al lettore è permesso di entrare “dietro le quinte”, ossia di vedere più da vicino come lavorava l’autore, come egli impostava la sua ricerca storica appassionata che lo ha spinto, per il corso di tutta la sua vita, alla ricerca della verità e all’edificazione della sua opera massima.

Viva l’Italia, è festa d’Aprile!

L’evento che avrà luogo a Tredozio, in piazza XXV aprile (dalle 15:45/16:00), prevede uno spettacolo, con letture e canzoni, per commemorare due grandi personalità del paese: è un’occasione per ricordare Luigi Cesare Bonfante (a 20 anni dalla pubblicazione della prima edizione della sua opera storica), e Jacopo Vespignani (in occasione dei 120 anni dalla nascita). Per onorare quest’ultimo, non a caso, si leggerà un brano intitolato Jacopino, scritto dallo stesso Bonfante nel 1999.
Nel corso dell’evento saranno esposte le targhe commemorative dell’ottantesimo anniversario della Liberazione, dedicate agli indiani Sikh, alla Gallettiera (Repubblica partigiana), a Ca’Morelli, ad Alvaro Pazzi e a Domenico Montevecchi.”

25 aprile Tredzio3

Parlare di Resistenza ieri e oggi è il coraggio di scegliere da che parte stare

Già all’epoca della prima edizione, i commenti riportatono che: “Il lettore non può non rimanere affascinato da questa miniera di notizie, che l’avvocato Luigi Cesare Bonfante di Tredozio ha raccolto con la passione di un innamorato; innamorato delle vicende, non solo del proprio paese, ma di un intero territorio, le valli appunto del forlivese. E si tratta poi di notizie relative al periodo 25 luglio 1943 – 31 dicembre 1945, tra Romagna e Toscana, come spiega il sottotitolo; in particolare nelle valli del Tramazzo-Acerreta-Marzeno, Montone, Lamone e Senio, nonché la valle toscana della Sieve nel Mugello. In pratica si tratta della Romagna Toscana appenninica tra Ravenna, Faenza, Forlì e Firenze. In questo libro non c’è tanto un autore che racconta, ma la coralità di un popolo.” Ancora manoscritta, la ricerca ha vinto la terza edizione del Premio letterario Acquacheta, con la seguente motivazione: “Si tratta di un enorme giacimento di notizie sulla Seconda guerra mondiale nelle valli dell’appennino faentino. La documentata opera, frutto di testimonianza diretta, interviste ai protagonisti dell’epoca, ricerche d’archivio, appunti, può servire anche come base per altri ricercatori”

La Resistenza non ha vinto una volta per tutte nel 1945. Ha consegnato un metodo: scegliere da che parte stare quando la libertà e la dignità sono in gioco, come fece Bruno Neri, astenendosi dal saluto fascista quale titolare della nazionale di calcio, rischiando prima la carriera sportiva e non solo, e morto poi nella lotta partigiana a Gamogna, tra le nostre valli. Il 25 aprile quindi non è solo una data sempre più scomoda nel calendario italiano: se lo rileggiamo dentro la congiuntura globale attuale, diventa una lente per capire cosa significa “resistenza” oggi, nei vari banchi di prova dei 56 conflitti armati attivi, nel mondo. È possibile praticare una resistenza culturale contro la normalizzazione della guerra. Una pace disarmata e disarmante. È possibile distinguere tra popoli e governi, sostenere il diritto internazionale senza doppie misure, nonché chiedere la riduzione e il controllo degli armamenti nucleari. Con il rifiuto dell’aggressione, la protezione dei civili, la resistenza non solo militare, è possibile declinare la memoria come responsabilità e rinnovare nel nostro contesto il patto fondativo della Costituzione italiana, all’art. 11: “l’Italia ripudia la guerra”. Mai più!

Gianluca Massari