Ultimo appuntamento delle Conversazioni del Torricelli di Primavera, per conoscere la figura di una delle più significative figure femminili del Risorgimento della Romagna e Toscana. Come i precedenti, questo appuntamento si terrà all’Auditorium del Palazzo degli Studi, in via Santa Maria dell’Angelo 1
“Poetessa, donna, patriota”, chi era Maria Virginia Fabroni
“Una salda fede religiosa, un forte spirito di indipendenza, una viva aspirazione ad emanciparsi come donna dai condizionamenti familiari e sociali, e ad affermarsi come artista, per una poetica fondata sul “vero” e sull’impegno civile”. Sono innanzitutto le parole del prof. Cesare Sangiorgi, a definire la figura di Maria Virginia Fabroni. La giovane tredoziese è stata una delle figure femminili risorgimentali più originali e significative della Romagna-Toscana del XIX secolo, definita “poetessa, donna e patriota”. Nata a Tredozio nel 1851 e scomparsa prematuramente a soli 26 anni, la sua figura romantica incarna perfettamente il legame tra cultura, e impegno civile nel nostro territorio di confine, unitamente ad una fede religiosa solida, che la portò ad un dialogo a distanza, con la visione metafisica tormentata del grande Giacomo Leopardi, al quale dedicò un ode e con cui condivise singolarmente pure il rapporto paradossale e contrastante di amore e odio per il borgo natio: Tredozio come Recanati, odi et amo. Studiò al Conservatorio di Sant’Anna di Pisa, diplomandosi in clavicembalo, ma scelse presto di dedicarsi alla letteratura.
Le sue opere, influenze ed ispirazioni
Fu una delle rare autrici dell’epoca a pubblicare con il proprio nome, senza ricorrere a pseudonimi maschili. Nelle sue opere, come la canzone “A Italia”, espresse un forte fervore patriottico. Rivolse un appello alle donne affinché uscissero dal “recinto domestico” per diventare protagoniste della vita civile e del processo unitario. La sua vita e la sua poetica sono oggi considerate un simbolo di autonomia femminile. Si oppose alle convenzioni del tempo e ai matrimoni combinati, pagando con grandi sacrifici personali la sua coerenza intellettuale. Il celebre pittore macchiaiolo Silvestro Lega, amico del padre Giuseppe, riconoscente dell’ospitalità ricevuta presso la famiglia, e forse ispirato dai lineamenti gentili della giovane, le dedicò più ritratti, che testimoniano la sua influenza negli ambienti culturali dell’epoca.
Raccolte di sue poesie furono pubblicate a Pisa, dalla Tipografia Nistri, nel 1869, nel 1874 e nel 1877. Inoltre a Faenza, presso la Tipografia Novelli, nel 1874. Ancora a Milano, Treves, nel 1877, e infine a Rocca San Casciano, “Poesie inedite e postume”, presso lo Stabilimento tipografico Cappelli, nel 1880.
Dall’oblio alla riscoperta: Premio Nazionale di Poesia
Dopodiché, la figura di Maria Virginia venne relegata in un cono d’ombra fino ai giorni nostri, quando, dal 2018, nel 140° anniversario della morte, un piccolo gruppo di intellettuali del territorio, tra cui, precipuamente la prof.ssa Maria Grazia Nannini, la dott.sa Barbara Verni, lo scrittore Lorenzo Bosi, prematuramente scomparso nel 2023, ma anche la prof.ssa Patrizia Ravagli, pure lei di origine tredoziese, nonché presidente della prestigiosa Biblioteca Classense di Ravenna, ne risvegliò l’interesse, anche attraverso lodevoli iniziative, quali lezioni e recite pubbliche delle sue poesie. Oggi la sua memoria è mantenuta viva a Tredozio attraverso il Premio Nazionale di Poesia Maria Virginia Fabroni, che celebra ogni anno il suo spirito “fuori dagli schemi”. Tra coloro che hanno illustrato la sua figura, anche la modiglianese prof.ssa Alba Maria Continelli, e soprattutto il giovane tredoziese dott. Alessio Sangiorgi, che le ha dedicato la sua tesi di laurea, dal titolo: “Inavvertita, languida viola, vita e poetica di Maria Virginia Fabbroni”, Università di Bologna, 2022: attualmente lo studio critico più esauriente a riguardo dell’autrice. Dopo la riscoperta, è da segnalare pure la raccolta pubblicata da Tempo al libro, di Faenza nel 2022: “Poesie scelte”, relativa al concorso poetico. Pure il prof. Cesare Sangiorgi che sarà tra i relatori della conferenza, il prossimo 8 maggio, a Faenza, ha egregiamente contribuito a riportare nella giusta luce la figura di Maria Virginia Fabroni, dopo oltre un secolo di inspiegabile oblio. Una condizione di criticità che ora si è trasformata in opportunità.
Maria Virginia Fraboni eletta a simbolo della comunità di Tredozio

“È noto peraltro che le comunità umane, siano esse piccoli borghi o città organizzate, più o meno estese, tendono sempre a ricercare un’anima nella loro storia che costituisca il Genius Loci della comunità, il nume tutelare, il campione culturale, il simbolo o i simboli che possano divenire punto di riferimento per la loro specificità storico sociale. A Tredozio, hanno quindi scelto Maria Virginia Fabroni che, con la sua breve storia di giovane donna, patriota e poeta, è diventata il simbolo di un paese che vuole rilanciare la sua immagine e la sua peculiarità virtuosa nell’Italia democratica delle autonomie e dei Comuni, guardando al futuro europeo, ma coi piedi ben saldi nella sua storia.” Le parole dello scrittore e poeta Antonio Cattino, interpretano il processo culturale di costruzione identitaria che ha recentemente portato la comunità tredoziese a riscoprire la figura di Maria Virginia Fabroni e a collocarla nella giusta luce, traendola da una zona grigia. Riannodare il filo del tempo, porre le premesse culturali del futuro, è la dialettica della consapevolezza che una piccola comunità avverte come una necessità stringente, esiziale. E declina questa istanza in una dinamica che si compone sensibilmente di partecipazione e relazione.
Alla scoperta di una poetessa dimenticata
È in quest’ottica privilegiata che si colloca e si riveste di significato l’evento culturale di venerdì prossimo, 8 maggio, alle ore 18:00, presso la prestigiosa sede del Liceo Torricelli di Faenza: città un tempo, propriamente definita, l’Atene della Romagna. La scuola italiana che vive una profonda crisi strutturale e pedagogica, è oggetto di continue analisi, perché il sistema fatica a rispondere alle sfide attuali. Nel caso specifico, la conferenza faentina in programma, a cura dell’Associazione ex allievi del Liceo Torricelli, è un dato positivo in controtendenza, foriero di speranza, in quanto espressione di una prassi solo apparentemente convenzionale, ma in realtà e a ben vedere, dinamica e feconda: prende corpo da un’idea che dà voce e concepisce la scuola quale anima vibrante della formazione permanente, laboratorio di pensiero, diffuso nel tempo e nello spazio, intercapedine di realtà tra il non finito e il futuro, dialogo tra le generazioni, con il territorio, tra città e provincia profonda, come esperienza propedeutica all’evoluzione culturale e interculturale, che è lo status contemporaneo della cittadinanza locale e globale.
Gianluca Massari














