Superare le criticità che caratterizzano il lavoro agricolo e lo espongono a logiche di sfruttamento o irregolarità. Concorrenza sleale, problematiche abitative per i lavoratori, difficoltà burocratiche e legislative, criticità nell’incrocio domanda-offerta. Sono questi alcuni temi affrontati nella tavola rotonda del 5 ottobre scorso a Faenza promossa da Farsi Prossimo. Approfondiamo quello che è emerso dall’incontro con Assuero Zampini, direttore Coldiretti Ravenna.

Intervista ad Assuero Zampini, direttore Coldiretti Ravenna

Zampini
Assuero Zampini

Caporalato e sfruttamento lavorativo in agricoltura. Dal punto di vista di Coldiretti, che fotografia abbiamo nel faentino?

A parte quanto emerso negli anni scorsi, non abbiamo segnalazioni nel faentino di casi conclamati di caporalato. Al contrario esiste la problematica relativa alla manodopera offerta tramite false cooperative, fenomeno in crescita e che stiamo contrastando evidenziando alle imprese che si tratta di proposte illegali in quanto la modalità di appalto ha specifiche regole fissate dalla legge.

Quali sono le criticità maggiori, nel settore agricolo, che portano, anche sul nostro territorio, a situazioni di sfruttamento?

In relazione alle imprese che seguiamo come Coldiretti, dalla assunzione in poi del personale non ci risultano comportamenti lesivi della dignità del lavoratore, infatti tutte le nostre aziende agricole applicano il contratto di lavoro sottoscritto con i sindacati. Quest’anno è invece tangibile il problema relativo ai tanti lavoratori che hanno dato la propria disponibilità al lavoro, ma senza assunzione, per non perdere il reddito di cittadinanza, richiesta ovviamente rifiutata dalle imprese.

Nel corso della tavola rotonda sono emerse diverse criticità legislative-burocratiche da superare. In particolare riguardo, per esempio, il Decreto flussi.

Coldiretti è fra i sostenitori della norma a contrasto del caporalato ritenendola una pratica illegale che danneggia oltre al lavoratore anche le imprese corrette. Come Coldiretti abbiamo formato le imprese e periodicamente organizziamo incontri con i datori di lavoro per informarli sulle normative. Sul Decreto flussi abbiamo inoltrato le domande per conto delle imprese. Purtroppo solo il 23% ha trovato copertura e ciò provoca problemi di scarsità di manodopera. Con un rapporto costante con la Prefettura, a cui compete l’adempimento burocratico finale, si è lavorato per accelerare i tempi e consentire una rapida immissione sul lavoro di chi è stato ammesso. Evidenziamo come l’iter burocratico sia complesso e lungo e questo non agevola il lavoro. Un esempio di come la burocrazia non tenga conto della realtà è il fatto che nel 2020 e 2021 a diverse imprese è stato contestato un minor utilizzo di manodopera, come se nessuno sapesse delle gelate che hanno colpito il territorio, di fatto azzerando la produzione a diverse aziende agricole che oltre il danno si ritrovano con la beffa delle istanze che vengono in questo caso respinte, costringendo l’imprenditore poi a fare ricorsi che allungano i tempi.

Concretamente che misure avete attuato, come Coldiretti, per garantire un lavoro dignitoso?

Diamo un supporto totale alle imprese, dalla formazione sulle regole di assunzione, a quella relativa alla prevenzione infortuni, aiutandole anche a rapportarsi con enti e istituzioni. Altra attività da noi svolta è stata informare i lavoratori sulle possibilità di impiego in agricoltura cercando di suscitare interesse nei confronti del settore. Da ultimo abbiamo agito in sinergia con la Prefettura al fine di sottoscrivere il patto con l’Asl per diffondere la pratica della visita medica preventiva di idoneità al lavoro.

Lavoro e residenza sono due temi che si intrecciano. Su Il Piccolo abbiamo evidenziato in vari articoli come a Faenza le famiglie più in difficoltà fatichino a trovare alloggi dignitosi. Nel contesto dei lavoratori stagionali cosa si può fare?

Oggi sempre di più le imprese devono “fidelizzare” i propri collaboratori. Uno degli strumenti è fornire loro soluzioni abitative. Per questo stiamo ribadendo a ogni revisione dei Pug tale necessità, per far sì che siano previsti interventi edilizi funzionali al recupero di fabbricati idonei a questa destinazione. A nostro avviso è un argomento sul quale le amministrazioni comunali devono porre maggior attenzione inserendo tale possibilità nelle normative edilizie. Oltretutto se è il datore di lavoro che realizza l’abitazione, gli enti pubblici sono sollevati dal problema di reperimento alloggio. La casa è fondamentale per un lavoro dignitoso e continuativo nel nostro territorio.

Domanda e offerta di lavoro spesso non si incontrano. Come mai e come migliorare questo aspetto?

Spesso i lavoratori extracomunitari hanno difficoltà con la lingua. Pretendere che si iscrivano al portale con lo Spid è pura fantasia. Abbiamo fatto un test con il Collocamento di Faenza che ci ha segnalato dei lavoratori, segnalazioni da noi inviate ai nostri datori di lavoro che hanno poi proceduto all’assunzione. Così la ‘filiera dell’assunzione’ funziona. Bene quindi la digitalizzazione, ma se a operare sono soggetti che non hanno le competenze, il rischio è di danneggiarli e far perdere loro possibilità occupazionali. Vogliamo continuare e ampliare questa collaborazione con gli uffici di collocamento.

Come proseguirà il percorso che hanno lanciato sul territorio ravennate i progetti Sipla e Diagrammi?

Il cammino prosegue, infatti il 20 ottobre prossimo si terrà un incontro del Tavolo permanente del patto territoriale di comunità per la prevenzione degli infortuni, la salute e la sicurezza dei luoghi di lavoro e la legalità, come detto per Coldiretti è questo l’ambito che riconosciamo per affrontare i vari temi e confrontarsi.

Samuele Marchi