La Giornata Mondiale per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro, che si celebra ogni anno il 28 aprile, è per la CISL Romagna un momento di riflessione e di rinnovato impegno verso un obiettivo irrinunciabile: la tutela della vita e della dignità di ogni lavoratore. Non solo una commemorazione per chi ha pagato un prezzo inaccettabile, ma un’occasione per analizzare lo stato della sicurezza nei territori romagnoli e definire strategie capaci di invertire trend che, numeri alla mano, destano ancora forte preoccupazione.
Il quadro regionale e i dati romagnoli
I dati INAIL del 2025 per l’Emilia-Romagna registra un lieve peggioramento: le denunce di infortunio totali sono salite a 76.818 (erano 75.868 nel 2024, +0,5%), mentre le denunce mortali segnano una flessione da 96 a 92 casi (-4,17%) che continua a confermare un dato drammatico.In Romagna le dinamiche risultano più accentuate. Forlì-Cesena desta la preoccupazione più grave: le denunce totali sono cresciute del 6,1% (da 6.822 a 7.236), ma soprattutto i decessi denunciati sono passati da 8 a 17, con un aumento del +112,5% che configura una vera emergenza. Sul fronte delle malattie professionali si registra un incremento da 1.370 a 1.513 casi (+10,44%).
A Ravenna sono 9 gli incidenti mortali. Balzo delle malattie professionali
Ravenna segna un +2% nelle denunce totali (fino a 7.155) e un allarmante aumento delle malattie professionali, passate da 626 a 865 casi (+38,18%), a conferma che i rischi non si esauriscono negli infortuni acuti ma si manifestano anche in patologie croniche spesso diagnosticate tardivamente. Anche sul fronte degli infortuni mortali si registrano numeri elevati, con un incremento da 8 a 9 casi.
Rimini presenta invece un quadro duale: denunce totali sostanzialmente stabili (-0,2%, pari a 5.190) e casi mortali scesi da 9 a 1. Le malattie professionali risultano in aumento, passando da 542 a 584 casi (+7,75%).
Allarmanti i primi dati del 2026
I dati di gennaio-febbraio 2026 riaccendono l’allerta. A livello regionale le denunce sono già cresciute del 7,2%, da 11.126 a 11.924. In Romagna l’impennata è evidente a Rimini (+16%, da 637 a 739) e a Forlì-Cesena (+12,6%, da 1.021 a 1.150). Ravenna segna un +5,3% (da 1.041 a 1.096). Sul fronte mortale il dato regionale scende da 10 a 6 casi, un calo da leggere con cautela su un arco temporale così breve.
Le malattie professionali continuano a crescere: 1.395 denunce regionali contro le 1.352 dello stesso periodo del 2025 (+3,2%).
Il valore degli RLS e RLST
Di fronte a questo scenario, la CISL Romagna ribadisce che le norme da sole non bastano senza il coinvolgimento attivo di chi vive il lavoro ogni giorno. “Il 28 aprile ci ricorda che la sicurezza non è un costo, ma un investimento nel capitale umano,” dichiara il segretario generale Francesco Marinelli. “Non esiste prevenzione efficace senza il protagonismo dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) e dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriali (RLST). Queste figure sono i terminali sensibili della sicurezza: conoscendo i rischi specifici dei siti produttivi, possono segnalare le criticità prima che si trasformino in tragedia.
“Rafforzare il ruolo di RLS e RLST – garantendo loro formazione, tempo e piena agibilità – significa dare concretezza alla partecipazione nei luoghi di lavoro. Nelle piccole imprese artigiane e del terziario, dove non esistono i numeri per eleggere un rappresentante interno, l’RLST è l’unico presidio tra i lavoratori e un vuoto di tutela. Non un obbligo burocratico, ma una risorsa strategica: ogni infortunio evitato è un risparmio in termini umani, produttivi e assicurativi.
Un impegno corale
“Chiediamo che si dia impulso ai tavoli provinciali del Patto per il Lavoro e per il Clima,” prosegue Marinelli. “Il monitoraggio delle denunce deve tradursi rapidamente in azioni concrete.” La CISL individua tre direttrici inscindibili: il potenziamento dell’attività ispettiva mirata sui comparti a più alto rischio, nella consapevolezza che la prevenzione ex ante è incomparabilmente più efficace dell’intervento ex post; la formazione continua e paritetica, costruita insieme tra parti datoriali e sindacali e non concepita come mero adempimento formale; il pieno riconoscimento degli RLS e RLST, con protezioni reali, ore dedicate e un canale diretto con le istituzioni di vigilanza.
“La vita e la salute dei lavoratori romagnoli non sono negoziabili – conclude il segretario cislino -. Ogni numero corrisponde a una persona, a una famiglia, a una storia interrotta o segnata per sempre. Solo attraverso un impegno condiviso – partecipazione attiva, rappresentanza rafforzata, azioni concrete – si potrà onorare la memoria delle vittime e costruire un futuro di lavoro realmente sicuro”.














