Un’indagine nata dall’ascolto diretto dei cittadini offre uno spaccato significativo sulla percezione della sicurezza a Faenza, evidenziando timori diffusi e nuove esigenze della comunità.

Dalla lettera aperta all’ascolto della città

Mattia Bandini, 18 anni, studente del quinto anno delle scuole superiori, è il più giovane candidato al consiglio comunale, tra le fila di Fratelli d’Italia.

Bandini ha presentato i risultati di un questionario sulla sicurezza che ha raccolto 524 risposte in poche settimane.

L’iniziativa prende avvio nel gennaio 2026, in seguito all’aggressione ad un ragazzo di 14 anni avvenuta in piazza delle Erbe a Faenza. «In quel momento ho deciso di scrivere una lettera aperta – dichiara –. Volevo raccontare ciò che, come giovane, osservo ogni giorno nella mia città: la paura di uscire la sera, di tornare a casa da soli, di frequentare certi parchi o sottopassaggi. Ho osservato quella sensazione che tanti vivono in silenzio».

A partire da queste riflessioni, Mattia Bandini ha scelto di coinvolgere direttamente la cittadinanza: «Dopo aver osservato la realtà che mi circonda e ricevuto tanti messaggi, ho scelto di ascoltare davvero. Invece di limitarmi a dire “c’è un problema”, ho parlato con le persone e ho lanciato un questionario aperto a tutta la cittadinanza. In poche settimane sono arrivate 524 risposte. Questa per me è sussidiarietà vera: partire dal basso, ascoltare i bisogni reali dei faentini prima di proporre qualsiasi soluzione. L’ascolto non è uno slogan, è il primo passo concreto per costruire insieme».

I dati: percezione di insicurezza e cambiamenti nelle abitudini

I risultati del questionario delineano un quadro articolato. Alla domanda sul livello di sicurezza della città (scala 1-5), solo il 13,1% attribuisce un punteggio alto (4 o 5), mentre il 50,2% assegna valori bassi (1 o 2).

Per quanto riguarda la possibilità di uscire la sera, appena il 7,9% dichiara di sentirsi sicuro senza problemi, mentre oltre il 61% evita totalmente o parzialmente le uscite serali. Il 58,1% degli intervistati afferma inoltre di aver modificato le proprie abitudini per timore.

Più della metà (55,1%) riferisce di aver vissuto o assistito a episodi di insicurezza, con il 19,7% che dichiara di averne fatto esperienza diretta. Tra i contesti ritenuti più critici emergono strade e sottopassaggi (79,8%), parchi (69%) e piazze (31,5%). Il 72,8% degli intervistati dichiara infine di evitare alcune zone della città per paura.

Tra le soluzioni indicate dai cittadini, prevale la richiesta di una maggiore presenza delle forze dell’ordine (75,1%), seguita da un incremento dell’illuminazione (48,6%) e da una migliore manutenzione degli spazi (27,7%).

Le riflessioni: libertà e qualità della vita

«Quando osservo la realtà che mi circonda questi numeri mi colpiscono profondamente – commenta Mattia Bandini –. Oltre il 61% evita di uscire la sera o di notte, e il 72,8% evita intere zone della città per paura. Il dato più pesante è che il 58,1% ha cambiato abitudini quotidiane: significa che più di una persona su due ha rinunciato a pezzi della propria vita solo per sentirsi più al sicuro. Questo non è normale per Faenza».

Il giovane sottolinea inoltre come il tema centrale riguardi la libertà di vivere la città: «La libertà di vivere la propria città è il vero cuore del problema. Il degrado non è rimasto confinato in poche aree: si è allargato progressivamente e sta continuando. Prima alcuni parchi, poi Piazza Dante, Parco San Francesco e oggi anche il centro storico, con spaccio e aggressioni che avvengono sia di sera che in pieno giorno. Non è accettabile che i ragazzi non possano uscire».

Un nuovo percorso di ascolto

Dopo questo primo questionario, Mattia Bandini annuncia l’avvio di un nuovo percorso partecipativo: «Ho ascoltato 524 faentini e ora agisco: porto questi dati concreti avanti e inizierà un ciclo di tre questionari entro il 24 maggio su temi trasversali come decoro urbano, futuro dei giovani, servizi e qualità della vita. Un percorso di sussidiarietà pura: ascoltare di più per agire meglio, partendo dai cittadini e non dall’alto».

«Voglio continuare a dare voce ai faentini con energia nuova, concentrandomi sui bisogni reali. Il questionario non ha fini polemici ma vuole costruire una base solida e condivisa da cui partire per migliorare davvero Faenza», conclude.