La storica Sanitaria Faentina di corso Mazzini ha cambiato gestione dopo quarant’anni. Un passaggio che apre una nuova fase per un’attività molto conosciuta in città e offre l’occasione per riflettere sul futuro del settore medicale e ortopedico. Ne abbiamo parlato con Fabio Savini, tecnico ortopedico e responsabile della Sanitaria Faentina.
Nei mesi scorsi abbiamo ospitato in queste pagine Maria Rosa Melandri, che dopo quaranta anni cedeva il passo nella gestione della Sanitaria Faentina di corso Mazzini. Il negozio e la sanitaria ora hanno cambiato gestione: quale migliore occasione per capire cosa significa prendere in mano un’azienda così conosciuta e ragionare, insieme ai nuovi gerenti, sul futuro del settore e il rapporto con la città di Faenza. Abbiamo allora incontrato Fabio Savini, tecnico ortopedico e responsabile della Sanitaria Faentina.
Intervista a Fabio Savini

Fabio, dopo più di 50 anni, la Sanitaria Faentina passa nelle tue mani. Cosa significa ereditare un’azienda strutturata nel territorio e così conosciuta?
Significa prima di tutto un grande senso di responsabilità e un profondo rispetto per la storia scritta da Maria Rosa Melandri e Enio Leonardi. La Sanitaria Faentina per quarant’anni è stata un punto di riferimento umano prima ancora che commerciale per tantissime famiglie. Da tecnico ortopedico con 25 anni di esperienza sul campo, vivo questo passaggio con un entusiasmo enorme. Con Orthoromagna non portiamo uno “stravolgimento”, ma un’evoluzione: vogliamo preservare quel rapporto di fiducia storica innestando le risorse, le competenze e la capillarità di un gruppo solido avendo come socio Officine Ortopediche Adjutor, leader in Romagna in ambito sanitario. L’obiettivo è fare in modo che i cittadini di Faenza continuino a sentirsi a casa, ma con servizi ancora più all’avanguardia. Per dare questo senso di continuità abbiamo mantenuto Rossana e Anna, affiancate dalle competenze di Simone.
Il commercio al dettaglio è in flessione, ma il settore medicale e ortopedico sembra invece non subire tale situazione. Quali secondo te i motivi di tale vitalità?
Il motivo principale è che noi non vendiamo semplicemente dei “prodotti”, ma forniamo soluzioni per la salute, l’autonomia e la qualità della vita delle persone. È un settore in cui la componente umana e l’empatia fanno ancora l’80% del lavoro. A questo si aggiungono due fattori che definirei quasi opposti: da un lato l’innalzamento dell’aspettativa di vita, che richiede un supporto sempre maggiore nella gestione della quotidianità e della mobilità; dall’altro una nuova cultura del benessere sempre più diffusa, che spinge anche i più giovani a rivolgersi a noi per la prevenzione, la postura o le problematiche legate allo sport. L’e-commerce o la grande distribuzione non potranno mai sostituire la consulenza su misura di un professionista che ti ascolta e comprende esattamente ciò di cui hai bisogno.
Quale il futuro di questo settore? Ci sarà un pesante uso dell’intelligenza artificiale e, se sì, in che misura?
Il futuro va verso una personalizzazione sempre più spinta e precoce. L’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie sono già realtà e saranno alleate straordinarie, non una minaccia. Pensiamo alla scansione 3d del passo, alla progettazione software di ortesi e plantari alla loro realizzazione con frese Cad-Cam (lettore digitale delle “forma” del piede) alla stampa 3d, fino all’IA applicata all’analisi biomeccanica per prevenire infortuni o migliorare la riabilitazione. La tecnologia ci permetterà di essere immensamente più precisi e rapidi. Tuttavia, ci tengo a sottolinearlo: l’IA sarà uno strumento in mano al tecnico ortopedico. La diagnosi della necessità, la sensibilità delle mani e il contatto con il paziente rimarranno sempre insostituibili.
Se oggi davanti a te ci fosse un giovane che volesse intraprendere la tua professione, cosa gli consiglieresti di fare? Come muoversi?
Gli consiglierei di investire a fondo nella formazione universitaria e tecnica, tenendosi sempre aggiornato e affiancando alla teoria la classica “gavetta”, fondamentale per imparare dai professionisti più esperti. Oggi servono basi scientifiche solide e una costante curiosità verso le nuove tecnologie, ma soprattutto occorre non perdere mai l’empatia: la differenza tra un buon tecnico e un ottimo tecnico sta tutta nella capacità di mettersi davvero nei panni del paziente.
Mattia Randi














