La nuova isola ecologica interrata è pronta per l’inaugurazione, ma non si placano le polemiche. Confcommercio Ascom Faenza annuncia che alla cerimonia di presentazione ufficiale non ci sarà, confermando il proprio “no” espresso fin dalle prime fasi del progetto.
La presentazione dell’isola ecologica
La presentazione della nuova isola ecologica interrata è prevista per venerdì alla presenza di sindaco, autorità e rappresentanti di Hera. L’isola, del valore complessivo di circa 370 mila euro, di cui 250 mila euro provenienti dal Pnrr e 128 mila euro a carico di Hera, ospita cinque cassonetti destinati alla raccolta di vetro, carta, plastica, organico e rifiuto indifferenziato residuale e dovrebbe essere operativa entro la fine del mese. Per realizzarla sono stati sacrificati quattro posti auto. Il sistema – nelle intenzioni del Comune – è stato progettato per ridurre la presenza dei contenitori fuori terra e migliorare il decoro e la funzionalità della raccolta.
Ascom resta contraria
Confcommercio Ascom Faenza però non ci sta: l’associazione non prenderà parte alla cerimonia di inaugurazione, in linea con le battaglie dell’ultimo anno e mezzo. «Riteniamo doveroso non presenziare a un’inaugurazione che celebra un intervento da noi sempre avversato – scrive l’associazione in una nota – che non risponde alle reali esigenze di decoro, vivibilità e valorizzazione del centro storico». Nel mirino ci sono la collocazione dell’isola ecologica, le conseguenze per le attività economiche e la riduzione degli spazi destinati alla sosta. Secondo Ascom, i cassonetti sono stati collocati sul lato della piazza dove si concentra il maggior numero di bar, ristoranti e attività alimentari. «Nessuno metterebbe i rifiuti al centro della propria cucina – aveva spiegato al nostro giornale il direttore Francesco Carugati -. Non mettiamo in discussione la scelta in sé, ma la posizione» che rischia di penalizzare attività commerciali che dovranno convivere con «odori, operazioni di carico e scarico e un via vai continuo di mezzi e persone per riempire e svuotare i cassonetti». Senza contare gli effetti su mercato cittadino, sosta e viabilità. Secondo l’associazione, a differenza dei cassonetti fuori terra che possono essere spostati e lavati più facilmente, un impianto interrato diventa una scelta definitiva, destinata a durare almeno 15-20 anni. «Se dovesse rivelarsi un errore, peserà per decenni». La contrarietà di Ascom risale almeno allo scorso anno. Mentre erano in corso le indagini archeologiche preventive, l’associazione aveva contestato la scelta dell’area e chiesto di valutare una collocazione alternativa, ma l’amministrazione aveva risposto picche: dalla Soprintendenza niente permessi in altre aree, con la promessa di un potenziamento dei servizi di pulizia.
Il cantiere fermo e gli scavi archeologici
A rendere ancora più complessa la vicenda è stato il cantiere. La fase di scavo aveva restituito elementi di interesse storico e archeologico: una pavimentazione riconducibile a una domus romana di età imperiale, oltre ad altre strutture e reperti. Il ritrovamento non ha però determinato l’abbandono del progetto: gli elementi individuati sono stati documentati e messi in sicurezza secondo le indicazioni della Soprintendenza, consentendo la prosecuzione dell’intervento. Nel corso dei lavori, nell’aprile 2026, è emersa una sepoltura con resti umani, successivamente ritenuta presumibilmente di epoca altomedievale. Anche in questo caso gli accertamenti archeologici hanno comportato un passaggio di verifica e messa in sicurezza, mentre il cantiere è poi proseguito.
Barbara Fichera














