Nel secondo anniversario dell’alluvione che ha colpito Traversara di Bagnacavallo, il vescovo Michele ha celebrato la memoria di una comunità ancora segnata dalle ferite dell’emergenza, rileggendo alla luce del Vangelo il dolore vissuto e la solidarietà che, nei giorni più difficili, ha unito tante persone. Di seguito riportiamo l’omelia pronunciata dal vescovo Michele a Traversara in occasione del secondo anniversario dall’alluvione.

L’omelia del vescovo Michele

Cari fratelli e sorelle,

la Parola di Dio di questa domenica ci invita a entrare nella logica di Dio, una logica che spesso ci sorprende e persino ci spiazza. Il profeta Isaia ci ha fatto ascoltare una frase straordinaria: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie».

Noi uomini siamo abituati a ragionare secondo il criterio del merito e del calcolo. Dio invece ragiona secondo la misura dell’amore sovrabbondante, gratuito, anche chiamato misericordia. È quello che Gesù ci mostra nella parabola degli operai della vigna: quelli arrivati all’ultima ora ricevono la stessa ricompensa dei primi. Non perché il padrone sia ingiusto, ma perché è buono. L’amore sovrabbondante di Dio supera ogni nostro schema.

Questa Parola risuona in modo particolare per noi che portiamo ancora nel cuore le ferite dell’alluvione di Traversara. In quei giorni abbiamo sperimentato la fragilità della nostra vita. Case invase dall’acqua, ricordi perduti, famiglie provate dalla paura e dall’incertezza.

Dove è Dio davanti a tutto questo? La domanda che ha risuonato nel nostro cuore – come davanti ad ogni tragedia della vita – perché tutto questo?

Dio non vuole il male o la sofferenza e non punisce con castighi coloro che si comportano male. Questa idea di Dio e del suo amore è contraria al Vangelo che abbiamo ascoltato. È l’idea di un amore che non è relazione vitale, ma un contratto, dove ad un “dare” corrisponde un “avere”.

Dio è molto più alto di questi modi di pensare molto umani. Per usare un bel verbo usato da Isaia, Lui sovrasta questo modo di pensare l’amore. Certo, questo “sovrastare”, questo “stare sopra” di Dio si è compiuto quando Gesù è stato innalzato sulla croce. Dio, nella morte e risurrezione del suo Figlio ci ha indicato qual è la misura alta a cui siamo chiamati. Il nostro amore è chiamato a diventare traboccante come il suo, nel dono di noi stessi, nella misericordia verso gli ultimi e di chi abbiamo più vicino.

Lo abbiamo visto proprio dopo l’alluvione. Accanto al dolore è emersa una straordinaria rete di carità. Volontari, vicini di casa, giovani, anziani, persone arrivate da lontano: tanti hanno lavorato insieme senza chiedere chi meritasse di più o di meno. In quei giorni abbiamo visto la vigna del Signore popolarsi di operai chiamati a tutte le ore. Alcuni erano presenti dall’alba, altri sono arrivati più tardi, ma tutti hanno contribuito a rialzare una comunità ferita.

Nessuno è inutile agli occhi di Dio. Nessuno arriva troppo tardi. Anche chi oggi si sente stanco, deluso o schiacciato dalle prove può ancora scoprire la chiamata di un Dio che sceglie un esattore (Matteo), un traditore (Pietro), un perseguitatore (Paolo) come suo discepolo. Il Signore continua a uscire sulla piazza della nostra vita e a dire: “Vieni anche tu nella mia vigna”.

«Per me il vivere è Cristo» afferma San Paolo nella seconda lettura. Questa è la vera sorgente della speranza cristiana. Non una speranza ingenua, che ignora il dolore, ma una speranza che nasce dalla certezza che Cristo cammina con noi nelle prove.

Il Signore della vigna continua a chiamarci. Continuiamo anche noi a lavorare insieme, sostenendoci gli uni gli altri.

+ Michele, vescovo