Un viaggio che è diventato esperienza di incontro, servizio e cambiamento dello sguardo. A Mwanza, sul lago Victoria, nove persone hanno vissuto tre settimane accanto alle missionarie dell’Ami e alle comunità locali, confrontandosi con realtà di povertà, disabilità e fragilità e riscoprendo il valore dell’essenziale.

Il racconto dei volontari

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Siamo partiti in nove lo scorso 28 luglio per un’esperienza di missione in Tanzania. Ad accoglierci le missionarie dell’Ami, Amici Mondo Indiviso, impegnate nella gestione dello studentato Tumaini Letu che si trova a Mwanza sul lago Victoria. Il gruppo era composto da sette ragazze e ragazzi del Gruppo Mese che durante l’anno 2025/26 hanno partecipato al percorso di formazione missionaria e da tre accompagnatori.

Vivere in Tanzania ci ha costretto a rallentare, osservare e riflettere su cose mai conosciute prima o su cose che in Occidente diamo per scontato. Il programma delle tre settimane è stato intenso e vario: abbiamo visitato alcuni centri per bambini e ragazzi con disabilità, giocato coi bambini sia al centro Upendo Daima, che ospita bambini di strada, sia alla scuola speciale Huruma, ma anche con i giovani della parrocchia e del centro sociale a Tumaini Letu. Abbiamo fatto visita al centro degli ex lebbrosi, al centro malati mentali e alla casa Tanga che ospita ragazzi albini. Esperienze e incontri che hanno lasciato un segno. ReVisioni, cambiare prospettiva per ritrovare l’essenziale. È stato questo il tema che ci ha accompagnato. Prendendo come riferimento alcuni brani del Piccolo principe abbiamo riflettuto su temi legati al tempo, alla lentezza, alle relazioni, alla ricchezza/povertà e alla solitudine. Vivere esperienze molto diverse dalla nostra quotidianità ed entrare in contatto con la povertà ci ha dato modo di riflettere sull’essenziale e sull’importanza delle piccole cose e delle relazioni che costruiamo.

Le testimonianze

Qualche giorno dopo essere tornata a casa, è arrivato il preavviso di interruzione della corrente elettrica per un giorno e ho subito pensato a quanto mi sarei lamentata prima di questa esperienza. Vi condivido questo pensiero perché solo dopo essere stata lì e aver vissuto preziosi momenti con le persone del posto, mi sono resa conto di quanto io sia fortunata e privilegiata. Troppe volte diamo per scontate alcune cose come l’elettricità e l’acqua corrente e, allo stesso tempo, diamo importanza a cose che in realtà sono superflue. Quindi torno a casa immensamente grata, più consapevole e con uno sguardo diverso del mondo e di quello che possiedo (Martina V.).

«Grandi cose ha fatto il Signore per me». Con queste parole vorrei cominciare a raccontare la mia esperienza in Africa. Il mio cuore esulta nel Signore perché mi ha fatto scoprire la bellezza di questo popolo povero per le cose materiali, ma molto ricco di valori che secondo me, noi tutti abbiamo perso un po’, come per esempio la gioia di ascoltare e accogliere le persone, la fede, saper dare del nostro tempo per aiutare chi è nel bisogno. Queste persone mi hanno trasmesso che si può vivere felici avendo poche cose, a volte nemmeno il necessario per la sopravvivenza, ma con tutto ciò non si lamentano come facciamo noi di solito. (Carmen)

Se c’è un’immagine che più di tutte mi accompagna nel ritorno a casa, è quella dei loro sorrisi. Sinceri, spontanei, pieni di vita. Sorrisi che ho visto sui volti di persone che affrontano ogni giorno difficoltà che per noi sono difficili persino da immaginare. È stato impossibile non chiedermi come fosse possibile trovare tanta gioia dove spesso noi vediamo soltanto mancanza. Ed è proprio questo uno degli insegnamenti più preziosi che porto con me. In Tanzania ho imparato a riscoprire l’essenziale. L’acqua non è scontata: bisogna andare a prenderla. La corrente elettrica non è sempre disponibile. E proprio lì ho capito qualcosa di importante: forse siamo noi ad avere bisogno di tornare all’essenziale. In Tanzania ho imparato che si può vivere con poco. Ho visto una forza silenziosa, quella di chi affronta le difficoltà senza perdere la voglia di vivere. (Federica)

Varcato il cancello d’entrata della scuola che accoglie bambini con differenti disabilità scopriamo, con sorpresa, un ampio giardino erboso e un cerchio di persone circondato da educatori sorridenti: avevamo sorpreso i bambini a giocare. Dentro di me sento l’animo alleggerirsi. Non ho mai avuto grande esperienza con la disabilità e i bambini mi facevano persino un po’ paura prima di partire, mi sembra incredibile sentirmi così sorridente e così a mio agio in mezzo a loro! Ogni bambino ha un’attività ritagliata sulle sue necessità, sia essa matematica, linguaggio o fisioterapia e ogni attività di gruppo raccoglie ragazze e ragazzi sulla base delle loro capacità e non sulla base della loro disabilità.

Mi siedo a uno dei tavoli dei bambini. Stanno facendo le addizioni. Un po’ a gesti e un po’ con rudimenti di swahili conosco Becca, una bimba che aiuto a fare 3+3 usando dei tappi di bottiglia come supporto. A quel tavolo mi accorgo che fino a quel momento ho ignorato del tutto quale fosse la disabilità dei bambini seduti attorno a me. Sono solo bambini. Non hanno più il marchio della loro condizione, qui possono essere chiamate e chiamati per nome. Che meraviglia, penso, vedere riconosciuto a qualcuno il diritto all’esistenza. (Emiliano)

La Tanzania ha lasciato nel cuore di ognuno molto più di un ricordo, ha lasciato un modo nuovo di guardare la vita. Siamo tutti concordi nel dire «Asante Sana Tanzania».

Équipe Gruppo Mese (Filla, Rava, Rachele e Antonietta)