Nel giorno del genetliaco di Dino Campana, il Centro Studi Campaniani Enrico Consolini propone a Marradi un nuovo appuntamento teatrale dedicato al poeta. Giovedì 20 agosto, alle 21, il Teatro degli Animosi ospiterà Infrenabile Notte, una pièce ideata da Barbara Betti che intreccia la voce critica di Carlo Bo con quella dello stesso Campana.
Un nuovo percorso nel mondo di Dino Campana
Con Infrenabile Notte, Barbara Betti prosegue il percorso avviato il 20 agosto 2025 con Il Cappotto di Dino Campana, scegliendo ancora una volta di costruire momenti di letteratura teatrale non esclusivamente sulla struttura dell’opera del poeta, ma sul racconto, sulle lettere, sugli scritti e sugli appunti di coloro che Dino Campana lo hanno conosciuto, frequentato, apprezzato e ammirato.
La scelta di quest’anno è caduta su Carlo Bo, critico e studioso che ha dedicato importanti riflessioni all’opera del poeta. «Perché la scelta è caduta su Carlo Bo?», si chiede Barbara Betti nel presentare il progetto.
L’idea iniziale per il 2026 era quella di riportare in scena Quasi un Uomo, opera del giovane Gabriel Cacho Millet, interpretata da Mario Maranzana e rappresentata per la prima volta proprio a Marradi nel 1978, nel Teatro degli Animosi, prima di essere replicata a Roma e Parigi.
Si tratta di un’opera complessa, frutto di decenni di studio e passione per Dino Campana. Nella fase di elaborazione del nuovo progetto, però, l’attenzione di Betti è tornata agli scritti di Carlo Bo, che si sono rivelati particolarmente adatti alla struttura che stava prendendo forma.
La voce di Carlo Bo per raccontare Campana
«È nata così l’idea di raccontare Campana attraverso la voce di un critico e studioso del tempo», spiega Barbara Betti, «che pur analizzando l’opera in forma esegetica e stilistica, lo fa con uno stile letterario che da solo rende il tutto una prosa».
Il testo teatrale di Gabriel Cacho Millet entra quindi nella drammaturgia della pièce, inserito nella struttura del racconto insieme a una breve citazione tratta da un altro documento che riguarda Campana.
«Quando mi sono resa conto che tutti i pezzi che avevo in mente erano andati al loro posto, mi sono seduta e ho scritto», racconta Betti. E precisa: «Nella pièce non c’è una sola parola aggiunta da me. Io ho usato appunti, scritti che gentilmente mi hanno prestato, e principalmente il saggio critico di Carlo Bo pubblicato nel 1939. Costruendo la pièce ho solo scomposto il tutto».
Il legame con l’opera di Gabriel Cacho Millet
Una volta completato il testo, Barbara Betti lo ha inviato a Rodrigo e Marta Cacho Casal, familiari di Gabriel Cacho Millet. La scelta assumeva un significato particolare anche perché nel 2026 ricorrono dieci anni dalla morte dell’autore.
La risposta, spiega Betti, è stata accompagnata da grande gioia e commozione per il ricordo dedicato a Gabriel, oltre che dalla liberatoria e dalla concessione dell’uso dell’opera.
Il rapporto con Quasi un Uomo diventa così parte integrante di un progetto che guarda alla figura di Campana attraverso prospettive differenti, mettendo in dialogo la sua poesia con le parole di chi ne ha studiato e raccontato l’opera.
Emanuele Montagna porta in scena la pièce
Per interpretare Infrenabile Notte la scelta è caduta su Emanuele Montagna, attore di grande spessore, insignito nel 2024 del titolo di Commendatore per Meriti Artistici dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
«Ero un po’ intimorita, non posso negarlo», racconta Barbara Betti. «Ma credo sia stato per mia grande fortuna, un incontro carmico se posso usare questa parola un po’ scontata».
L’incontro con Montagna si è rivelato decisivo fin dalle prime fasi. «Appena ricevuto il testo, il maestro Montagna ha subito compreso il senso del testo, la sua struttura sdoppiata, la forma interna del tutto», spiega Betti.
Un racconto a due voci
La particolarità della pièce risiede proprio nella sua struttura interna. Da una parte c’è Carlo Bo, che racconta e interpreta l’opera di Campana attraverso la sua lettura critica; dall’altra c’è Dino Campana, che in qualche modo torna a raccontarsi attraverso i propri testi.
«C’è Carlo Bo che racconta ma anche Dino Campana che si racconta», sottolinea Barbara Betti. «Ci sono ovviamente le sue poesie, ma chiuse dentro un involucro che non è una gabbia reale».














