L’acqua dei laghetti, creatisi a seguito dell’alluvione e diventati covi di zanzare e topi, è stata prosciugata. La casa con il termosifone rimasto a penzoloni, uno dei simboli dell’alluvione di Traversara, non c’è più, così come la casa gialla. Cadono, una alla volta, alcune delle immagini che per quasi due anni hanno raccontato la devastazione del 19 settembre 2024. Ma dietro le demolizioni c’è già un’altra storia che comincia. La maggior parte delle abitazioni sarà infatti ricostruita grazie ai fondi della struttura commissariale, mentre soltanto le case più a ridosso del fiume, dove non sarà più possibile edificare, verranno delocalizzate.

Le demolizioni aprono una nuova fase

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Foto: Gianluca Sardelli

A Traversara, quasi due anni dopo l’alluvione che il 19 settembre 2024 ha devastato la frazione di Bagnacavallo, è iniziata la fase che dovrà portare alla sistemazione definitiva della zona rossa. Le abitazioni dichiarate inagibili vengono demolite una alla volta. Sono dodici gli edifici interessati, ma i lavori sono appena cominciati. Alcune abitazioni sono già finite sotto le ruspe, alle altre toccherà nelle prossime settimane. Il termine massimo previsto è di 180 giorni. Per chi quelle case le ha abitate è un nuovo lutto. «Se ne va una parte della nostra vita e resta una tristezza infinita» raccontano. Qui si conoscono tutti per nome. «Lì c’era la casa del dottore, più in là quella del vecchio meccanico e dell’idraulico. Due giorni fa hanno demolito la casa di Bernardi e Benelli» racconta Gianluca Sardelli, tecnico e residente a Traversara. È il lato doloroso della trasformazione, passaggio obbligato per lasciarsi alle spalle le ferite fisiche dell’alluvione.

Sette abitazioni potranno rinascere

Sette abitazioni potranno essere ricostruite nello stesso luogo, mentre per cinque è prevista la delocalizzazione. Gli spazi liberati da queste ultime saranno destinati a un parco e a nuovi servizi per la frazione. Una scelta obbligata, che modifica l’assetto della zona rossa. «Nulla – assicurano i proprietari – sarà più lo stesso». Per Gianluca Sardelli le demolizioni rappresentano un passaggio indispensabile. «Il paese sta cambiando, demolire le case inagibili è fondamentale. Non vogliamo diventare una seconda Amatrice», spiega. Le operazioni hanno già interessato alcune delle abitazioni destinate alla delocalizzazione e altri edifici della zona rossa. Restano ancora diverse case da demolire, in particolare nel tratto di via Torri che corre parallela lungo l’argine del Lamone. Sardelli conosce bene il valore di quelle abitazioni e il legame che ancora le unisce alla comunità. Per questo racconta la difficoltà dei proprietari davanti alla demolizione delle proprie case: «Un colpo allo stomaco, non sono riusciti a stare a guardare». Ma, dopo mesi di attesa, vedere procedere il percorso amministrativo è un segnale positivo.

Il progetto per tornare a vivere nella frazione

Il Comune ha lavorato insieme ai residenti alla definizione degli interventi. Per il sindaco di Bagnacavallo Matteo Giacomoni, la condivisione è stata una delle condizioni necessarie per arrivare alla fase attuale. «Al di là del dolore che tutti sentiamo, si tratta di un percorso condiviso con gli abitanti. Sono state abbattute solo le case che abbiamo deciso insieme di demolire e condiviso il percorso l’intero percorso con i residenti». Ora l’obiettivo è completare le demolizioni entro l’autunno e portare avanti la progettazione della ricostruzione. Il progetto dovrebbe arrivare in Consiglio comunale entro ottobre, per consentire di completare l’iter urbanistico e utilizzare l’inverno per gli appalti, con l’obiettivo di avviare i lavori in primavera. «È un momento importante per ripartire», ribadisce Giacomoni. Per le famiglie che potranno ricostruire nella posizione originaria, l’accesso ai contributi avviene attraverso la piattaforma Sfinge, secondo le procedure previste per la ricostruzione. La somma a disposizione è, più o meno, equivalente a quella prevista per la delocalizzazione. Si tratta di un budget massimo, determinato sulla base dei parametri stabiliti dalla struttura commissariale. L’ultima ordinanza ha inoltre previsto una modalità più semplice per la gestione dei contributi: una volta ottenuta l’autorizzazione, viene aperto un conto corrente dedicato sul quale è resa disponibile l’intera somma assegnata alla famiglia. Per chi dovrà delocalizzare la propria abitazione, il contributo è di 2.200 euro al metro quadrato, ai quali si aggiungono 150 euro al mq per le spese notarili, fino ai primi 200 metri quadrati della casa. Le risorse possono essere utilizzate per acquistare una nuova abitazione nel Comune di Bagnacavallo o nei comuni limitrofi.

Non solo case, ma anche servizi

Il nuovo progetto non riguarda soltanto gli edifici residenziali. La parte della zona rossa che non tornerà a essere abitata sarà ridisegnata per accogliere un parco e servizi per la frazione. Parallelamente, Traversara sta recuperando alcuni dei punti di riferimento della propria quotidianità. Sono ripartite da subito attività come la farmacia, lo spaccio alimentare e il parrucchiere; il bar di Dante, rinnovato, è rimasto sempre aperto. Anche lo studio medico ha trovato una nuova collocazione, mentre i Carabinieri sono tornati da tempo nella frazione. «È una comunità che sta riprendendo vita – racconta Sardelli -. Le cose sono molto cambiate rispetto a un anno fa».

Il progetto sarà accompagnato da un percorso partecipato della durata di sei mesi, con l’obiettivo di coinvolgere la popolazione nella definizione del nuovo assetto della frazione. Per il sindaco, il confronto con i residenti non si è limitato agli aspetti tecnici. «Abbiamo cercato di capire i sentimenti delle persone uno per uno – spiega. Avere quella ferita aperta era doloroso per tutti. Oggi lavoriamo per costruire un paese migliore».

Barbara Fichera