A Marradi la cultura e l’arte tornano a essere il motore della comunità. Il 30 agosto, il paese di Dino Campana ospiterà la seconda edizione del Marradi Art Festival, una giornata di eventi diffusi che quest’anno intrecciano scrittura, musica, teatro, fotografia e incontri con autori. Dopo il successo dello scorso anno, il Comune rilancia con un programma ancora più ricco e una partecipazione crescente della cittadinanza. Ne abbiamo parlato con il sindaco di Marradi, Tommaso Triberti, che ci ha raccontato le idee e il programma dietro l’evento.

Intervista a Tommaso Triberti

Sindaco Triberti, partiamo dall’origine: come nasce il MAF (Marradi Art Festival)?

Il MAF nasce da una volontà precisa: portare a Marradi eventi culturali riconosciuti e riconoscibili nel panorama nazionale. Non volevamo un’iniziativa isolata, ma un percorso. Lo scorso anno abbiamo iniziato all’insegna della musica, per ricordare Giampaolo Gurioli, scomparso nel marzo 2025. Quest’anno abbiamo scelto la scrittura, sia musicale che non. È un linguaggio meno immediato, più complesso e forse meno popolare, ma capace di aprire molti mondi diversi. E Marradi ha un lungo e forte legame con la scrittura, basti pensare a Dino Campana.

La prima edizione è stata definita un esperimento. Che bilancio ne trae?

Un bilancio molto positivo. Avevamo sperato in una buona partecipazione, ma il risultato è andato ben oltre le aspettative. La cosa più bella è che quest’anno la popolazione ha aumentato la collaborazione: c’è chi ha messo a disposizione giardini privati, chi ha proposto idee, ecc. Il MAF è diventato un evento della comunità, non solo dell’amministrazione.

Quest’anno il tema è la scrittura. Perché questa scelta?

Perché la scrittura è un modo di guardare il mondo. È un linguaggio che permette di raccontare, di ascoltare, di interpretare, che ci ha consentito di costruire un programma molto vario: ogni trenta minuti c’è un evento, così da evitare tempi morti e mantenere un flusso continuo di stimoli, offrendo così la possibilità di seguire anche solo alcune parti del programma senza troppi tempi di attesa. Ci saranno laboratori per bambini, presentazioni di libri, talk, spettacoli, showcooking, concerti. È un festival che si muove, che cambia forma durante la giornata.

Il programma ospita nomi importanti: Massini, De Gregorio, Pacifico, Lucarelli…

Sì, e ne siamo orgogliosi. Concita De Gregorio ed Erica Mou porteranno “La cura”, mentre Stefano Massini sarà protagonista di “Alfabeto delle emozioni”. Sono due spettacoli di grande qualità. Poi avremo Pacifico, che porta un progetto raffinato, e premieremo Carlo Lucarelli con il riconoscimento “Marradi per la Cultura”. Sono presenze che danno forza al festival, ma sempre dentro un equilibrio: vogliamo che il MAF resti un evento accessibile, gratuito, aperto.

Il festival coinvolge anche luoghi normalmente chiusi al pubblico.

Assolutamente sì. Apriremo giardini privati, corti, spazi nascosti del paese. È un modo per far scoprire Marradi da dentro, non solo da fuori. La novità più importante: per la prima volta sarà possibile visitare la casa di Dino Campana, con visite guidate. È un gesto simbolico, perché Campana è parte della nostra identità. Aprire la sua casa e raccontarla significa aprire Marradi, far entrare le persone nella nostra storia.

C’è un forte coinvolgimento delle realtà locali. Quanto conta questo aspetto?

Conta tantissimo. La Banda di Popolano aprirà la giornata, le associazioni hanno lavorato con grande impegno, e voglio ringraziarle tutte. Ci sarà un’area food curata dalle realtà del territorio per far assaggiare le nostre specialità, e un’area bambini pensata per coinvolgere le famiglie. Il MAF non è un evento calato dall’alto: è un evento costruito insieme.

Il Sindaco di Faenza, Massimo Isola, ha definito il MAF “coraggioso e ambizioso”. Che effetto le fa?

Mi fa piacere, perché Marradi è un paese piccolo ma con una storia culturale enorme. Il MAF vuole far parlare di Marradi, portare gente, creare movimento. Essere riconosciuti anche fuori dai nostri confini significa che stiamo andando nella direzione giusta. E dimostra che la cultura può essere un motore di sviluppo, non un accessorio.

Guardando al futuro: il MAF è destinato a diventare un appuntamento stabile?

Lo speriamo. È una scommessa che sta funzionando. Se continuerà a coinvolgere la comunità e a portare persone a Marradi, allora avrà un futuro. Noi ci crediamo e vogliamo portarlo avanti. Il MAF è un atto di fiducia nella cultura, e la cultura, quando è condivisa, genera sempre qualcosa di buono. Il 30 agosto Marradi si trasformerà in un palcoscenico diffuso: un paese che si racconta attraverso la scrittura, la musica, l’arte. Un luogo che apre porte, giardini, case, storie. E che, grazie al MAF, prova a immaginare un nuovo modo di stare al centro della scena culturale dell’Appennino.