Un rapporto nato oltre vent’anni fa e cresciuto attraverso la vita parrocchiale, il Seminario e il ministero sacerdotale. Don Claudio Platani racconta il percorso condiviso con il nuovo vescovo Michele Morandi, intrecciando ricordi personali e gratitudine.

L’inizio di un cammino condiviso

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Un cammino comune, radicato nella fede e cresciuto nel servizio e nell’amicizia: la nomina di Michele Morandi a vescovo della diocesi di Faenza-Modigliana evoca in tutti noi un profondo moto di gratitudine. Sono don Claudio Platani, originario della parrocchia dei Santi Agostino e Margherita, ora parroco delle parrocchie dell’Unità Pastorale Granarolo.

La memoria torna spontaneamente al 2001, l’anno in cui le nostre strade si sono incrociate per la prima volta. Michele muoveva i primi passi nella nostra parrocchia come seminarista, portando una ventata di freschezza, entusiasmo e sincera dedizione. Mi ricordo ancora quando don Ivo Guerra, il parroco, me lo presentò nel caldo del primo pomeriggio di una domenica settembrina. Da subito si è creato un legame forte, consolidato nel servizio della catechesi. Abbiamo condiviso con Alice e Laura sabati pomeriggio intensi, riunioni di programmazione, arrabbiature, la voglia e la gioia profonda di trasmettere il Vangelo ai ragazzi.

Gli anni del ministero e del Seminario

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Da sinistra: Riccardo Drei, un giovanissimo vescovo Michele e don Roberto Brunato

Nel 2002 l’ordinazione diaconale e l’anno successivo, nel 2003, quella presbiterale. Momenti di grazia vissuti coralmente dall’intera comunità, seguiti dalla scelta feconda di farlo rimanere tra noi come vicario parrocchiale.

In quella veste, don Michele si è fatto compagno di viaggio, pastore attento e instancabile animatore della pastorale giovanile parrocchiale: uscite, campi, incontri con bambini, giovani e ragazzi.

Penso che la sua presenza in parrocchia sia stata importante per tutti, dalle famiglie agli anziani, ed abbia collaborato volentieri con generosità e stima con don Ivo Guerra, don Giuseppe Rotondi e suor Maria Patrizia Turina. Il legame non si è spezzato quando, contemporaneamente alla parrocchia, gli sono stati affidati più ampi compiti formativi nella scuola, nella pastorale diocesana giovanile e vocazionale e nel Seminario. Penso, tra i vari avvenimenti, a quel colloquio pomeridiano a Cancellino di Badia Prataglia.

Quando sono entrato in Propedeutica nel 2008 ho incontrato don Michele come direttore spirituale e successivamente, prima come vicerettore diocesano dal 2013 al 2015, affiancando monsignor Roberto Brunato, verso il quale don Michele ha sempre nutrito e manifestato un profondo rispetto e una totale sintonia d’intenti. Assumendone poi il servizio come rettore dal 2015, e come responsabile della Comunità Propedeutica nata nel 2010, don Michele ha saputo valorizzare con cura le iniziative già presenti, immettendo al contempo una nuova vitalità nella struttura.

Un Seminario aperto alla città

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Sotto la sua guida, i grandi spazi del Seminario Vescovile Pio XII sono diventati un polo culturale e pastorale vivo per la città: il Vangelo, attraverso l’importante opera di valorizzazione della Biblioteca con l’apertura delle Sale Studio, ha dato spazio a tanti universitari, mentre la nascita della Fraternità giovani Sandra Sabattini e il lancio dell’oratorio cittadino hanno trasformato il Seminario in una vera casa accogliente, alla luce della fede, per le nuove generazioni.

Soprattutto nel mio cammino in Seminario, e anche dopo, ho potuto notare che ha costantemente mantenuto al primo posto la comunità dei ragazzi propedeuti di varie diocesi e dei seminaristi, preoccupandosi sempre per una crescita integrata del percorso, con un rapporto sia formale sia informale.

Un filo rosso lungo venticinque anni

Da quando sono stato ordinato sacerdote nel 2016, l’ho “incontrato” come Vicario generale e coordinatore del gruppo dei preti giovani, ed ora vescovo. Sento che quella storia iniziata venticinque anni fa non è passata invano. I passi percorsi insieme, i dialoghi personali e la preghiera comune, seppure in questi anni con vesti diverse da parte di entrambi, hanno contribuito a edificarci nella fede e nel servizio ministeriale. Quel filo rosso, teso attraverso un quarto di secolo, non si è mai spezzato. Ha semplicemente cambiato forma, con al centro il Signore. Si è poi adattato al ritmo delle nostre vite e alle trasformazioni che il tempo ha richiesto a ciascuno di noi. Al vescovo Michele va il mio augurio: che il suo ministero episcopale mantenga sempre la freschezza degli inizi e la solidità della roccia Gesù su cui è fondato.

Don Claudio Platani