Nei giorni scorsi abbiamo contattato il vescovo emerito, Benvenuto Italo Castellani, per un’intervista dedicata all’ordinazione episcopale di don Michele Morandi, che il 12 luglio prenderà possesso della Diocesi di Faenza-Modigliana. Monsignor Castellani – vescovo di Faenza-Modigliana dal 1997 al 2003 – è stato molto vicino alla formazione del giovane Michele: è stato lui a ordinarlo prima diacono e poi presbitero, nel 2003, poco prima di partire per Lucca. E sarà lui, assieme a monsignor Mario Toso e al vescovo emerito Claudio Stagni, a presiedere la celebrazione in Cattedrale. Ecco quanto ci ha raccontato.
Il mio primo incontro con don Michele è avvenuto in occasione della mia nomina episcopale, durante la visita a Cortona dei seminaristi faentini con il rettore don Brunato, ben 29 anni fa. Allora lui era appena ventenne. Mi fa un certo effetto rivedere le foto di gruppo scattata in quell’occasione. Da lì, dopo il mio arrivo a Faenza, il suo cammino di formazione è proseguito con gli altri seminaristi, un percorso seguito da me con molta attenzione e anche con fraterne e informali visite in Seminario, oltre che con colloqui personali con tutti i seminaristi.
Il giudizio dei superiori del Seminario di Bologna, dove i nostri seminaristi vivevano a livello regionale il percorso di studi teologici, è sempre stato positivo. Don Michele si è impegnato nello studio con una partecipazione fraterna alla vita di comunità del Seminario e un’esperienza personale e comunitaria di preghiera assidua durante gli anni significativi di formazione alla vita presbiterale. Nel frattempo io sono rimasto a Faenza sei anni, prima di essere trasferito a Lucca. Si tratta proprio del tempo in cui don Michele ha completato tra Faenza e Bologna il suo cammino di formazione al presbiterato. In questo periodo ho visto crescere e maturare la sua persona a partire da un profondo affetto verso la sua, e nostra, Chiesa di Faenza-Modigliana, il suo impegno nelle comunità nelle quali andava svolgendo il suo servizio pastorale, con affetto e legame particolare verso la comunità di origine, Alfonsine. In quel periodo ho avuto occasione di frequentare anche la sua famiglia: una famiglia semplice, ma molto unita, con al centro la nonna, alla quale Michele era molto affezionato e dalla quale ha preso anche significative esperienze di vita. Questo a sottolineare la famiglia come luogo di equilibrata maturazione affettiva a cui ovviamente don Michele è rimasto affezionato e molto legato anche oggi.
Riguardo l’ordinazione presbiterale, don Michele è stato l’ultimo sacerdote da me ordinato a Faenza. Da lì, dopo il mio trasferimento a Lucca, don Michele ha continuato a coltivare con me un rapporto costante, durante il quale ho potuto constatare la sua graduale maturazione umana e di fede, con il suo impegno generoso nelle varie pastorali che nel tempo gli sono state affidate.
In particolare in questi anni di rapporto a distanza – con fraterne telefonate e qualche visita a casa mia, a volte con i seminaristi – ho potuto constatare la sua costante crescita, la fede indiscussa nutrita di preghiera e di ascolto della Parola di Dio, la vita sacramentale profonda e l’amore verso il prossimo. In particolare un amore indiscusso e generoso verso il proprio vescovo, una disponibilità fraterna verso il presbiterio, servito come vicario generale, un’attenzione e cura personalizzata verso i seminaristi di cui ha seguito la delicata formazione con grande paternità e competenza. Una capacità indiscussa di relazione con le giovani generazioni, accompagnate con sapienza come responsabile della Pastorale giovanile e vocazionale. A questo proposito, ne sono documentazione viva le numerose vocazioni presbiterali maturate, per opera dello Spirito, in questi anni nella Diocesi di Faenza-Modigliana. Significativa poi la valorizzazione del Seminario Pio XII con attività profetiche aperte al territorio e alla città, in particolare ai giovani.
In questi anni di dialogo, mi ha colpito in particolare la sua maturazione umana, la tensione e l’ascolto costante del prossimo rispetto delle persone di tutte le età, l’amore e dedizione profonda per la Chiesa, con una capacità davvero intelligente e sapienziale di leggere i segni dei tempi in un cambiamento d’epoca. Qualità che gli permetteranno di guidare, con paterna vicinanza, il popolo della Chiesa di Faenza-Modigliana, un popolo generoso che ti stima da sempre, e che camminerà con il suo vescovo nel Vangelo di Gesù, Via, Verità e Vita.
L’augurio: “Continua a essere docile allo Spirito, ascoltalo in ogni tua scelta quotidiana”

Don Michele permettimi un augurio mentre gioisco con te e per la nostra amata Chiesa di Faenza-Modigliana per la tua nomina del Santo Padre a vescovo di questa nostra amata Chiesa. Continua a essere docile allo spirito, ascoltalo in ogni scelta quotidiana, piccola o grande, ama i preti che ti sono affidati e che sono chiamati a vivere insieme a te tempi nuovi; mentre chiedo ai preti di sostenerti con affetto fraterno e collaborazione.
Da parte mia ti porto con affetto nella preghiera quotidiana, sempre pronto a darti una mano per quello che mi è possibile. Dal cuore ho sentito il desiderio di donare a te l’anello episcopale, il cosiddetto “anello del Concilio” che Paolo VI, proprio a conclusione del Concilio, donò a tutti i vescovi partecipanti. A ricevere l’anello, per la Diocesi di Faenza, fu monsignor Battaglia. Quando sono arrivato a Faenza il presbiterio, a nome della Diocesi e del Popolo di Dio di Faenza, mi ha donato questo anello. Da allora l’ho portato con grande affetto ogni giorno, e mi ha sempre ricordato il legame profondo con gli apostoli e i vescovi che mi avevano preceduto nel ministero episcopale a Faenza. Quando sono partito per Lucca ho fatto il gesto significativo di ridonare questo anello alla Diocesi, ma il presbiterio, nella persona dei canonici della Cattedrale, è stato categorico: «È un dono per lei, continui a portarlo serenamente come segno di comunità». E così è stato e l’ho portato con me a Lucca e per tutti questi anni. Ora mi sembra sia arrivato il momento, in questa felice occasione della tua ordinazione, di ridonarlo alla Chiesa di Faenza-Modigliana affidandolo a te carissimo don Michele. L’anello episcopale sia un significativo e gioioso segno di comunione con me, che ti stimo e ti voglio fraternamente bene, e soprattutto con la tua Chiesa nella successione apostolica.
Ti ringrazio di avermi voluto con te, assieme a monsignor Stagni, come sacerdoti co-consacranti al momento della tua ordinazione episcopale in Cattedrale presieduta da monsignor Toso. Trattengo invece ancora per me, carissimo don Michele, il pastorale che tu da seminarista, nei tempi di riposo, hai intarsiato con le tue mani (a te piaceva lavorare il legno) e che tu mi donasti. L’ho portato sempre con me nel mio ministero. Ci sono molto affezionato e l’ho amato nella sua semplicità essenziale. Te lo ridonerò al momento opportuno.
Benvenuto Italo Castellani
vescovo emerito
Nella foto, il vescovo Castellani all’ingresso a Faenza con a fianco il giovane seminarista Michele Morandi.














