Lo stemma e il motto scelti dal nuovo vescovo Michele racchiudono il significato del suo ministero: un messaggio che nasce dalla Parola di Dio e si esprime attraverso i simboli dell’araldica ecclesiastica, tra memoria personale e servizio alla Chiesa.

Il motto: la forza che nasce dalla debolezza

stemma

Il primo messaggio del nuovo vescovo passa anche dalle immagini. Lo raccontano lo stemma episcopale e il motto scelti per accompagnare il suo ministero: «Virtus in infirmitate perficitur» («La forza si manifesta pienamente nella debolezza»), tratto dalla Seconda Lettera di san Paolo ai Corinzi (2Cor 12,9).

Un programma spirituale che trova ispirazione nelle parole rivolte dal Signore all’Apostolo Paolo: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Un versetto che richiama anche il commento di san Bernardo, secondo il quale «è da desiderare quella debolezza che viene compensata dalla forza di Cristo».

I simboli dello stemma episcopale

Lo stemma traduce questo messaggio in immagini. Al centro campeggia una croce latina, ispirata alla croce raffigurata sul sarcofago di san Savino, custodito nella Bassa Ravennate, terra di origine del nuovo vescovo.

Ai suoi piedi è raffigurato un leone coricato, elemento che richiama il gonfalone del Comune di Alfonsine, città natale di Morandi, ma che assume un significato simbolico.

«Quando sono stato nominato – ha spiegato il vescovo eletto – mi sono venute in mente alcune immagini che appartengono alla mia storia e raccontano il modo con cui il Signore si è manifestato nella mia vita. Quando conosciamo una persona impariamo a riconoscere il suo modo di presentarsi; così accade anche con Dio. Il suo passaggio si riconosce».

Il leone richiama le radici del nuovo vescovo, ma è anche un riferimento a papa Leone XIV e rappresenta la forza che trova il suo compimento nella croce di Cristo.

Il significato del verbo perficitur

Il significato del motto si approfondisce anche nel verbo latino perficitur, che traduce il greco teleitai, lo stesso utilizzato nel Vangelo di Giovanni quando Gesù, sulla croce, pronuncia le parole: «È compiuto».

Nella prospettiva cristiana è il mistero della Pasqua a rivelare il paradosso del Regno di Dio: la morte diventa vita, gli ultimi diventano i primi e l’autorità si esprime nel servizio.

Per Morandi non solo una riflessione teologica, ma un criterio per vivere il ministero episcopale.

«Ogni persona sperimenta Dio quando si presenta dentro la nostra debolezza, che può essere fatta di limiti, fragilità o sofferenza. È quando prendiamo coscienza di non bastare a noi stessi che lasciamo più spazio al Signore».

Lo stemma, una sintesi del ministero episcopale

Lo stemma episcopale accompagna un vescovo per tutto il suo ministero e ne sintetizza, attraverso il linguaggio dell’araldica, la storia personale e il programma pastorale.

Nato nel Medioevo come sigillo utilizzato dai vescovi per autenticare documenti e lettere, nel tempo è diventato una professione di fede affidata ai simboli.

Lo scudo, la croce, il galero verde con i dodici fiocchi e il cartiglio con il motto raccontano, secondo precise regole dell’araldica ecclesiastica, le radici, la spiritualità e la missione del pastore.

Barbara Fichera