In questi giorni dove i campionati mondiali di calcio stanno monopolizzando l’attenzione, una storia che nasce nel mondo del tennis – pur sempre in auge grazie alla popolarità che sta acquistando in Italia e in tutto il mondo e nelle pagine di cronaca, perché Wimbledon si sta avvicinando alla finale – ci fa pensare che il conflitto non sia l’ultima parola nel rapporto tra le persone.

Da pochi giorni Netflix propone “Chris & Martina: l’ultimo set”: il film ripercorre la leggendaria rivalità sportiva e il profondo legame di affetto tra le due tenniste. Lo snodo fondamentale del loro rapporto di amicizia è stata l’estate del 2023: entrambe stavano affrontando e vincendo la sfida contro il male devastante che aveva invaso il loro corpo. Il tumore ovarico di Evert, diagnosticato a gennaio 2022, era in remissione, mentre Navratilova aveva completato il trattamento per un cancro alla gola e al seno, in fase iniziale.

La loro competizione ha segnato un’epoca. È stata la rivalità che ha fatto la storia del tennis femminile, e che un po’ mi emoziona perché ricordo bene quando giocavano (loro due e io siamo nati all’alba degli anni ’50). Hanno giocato ottanta volte contro, quindici anni di sfide. La prima nel ’73 la vinse Chris, l’ultima, nell’88, Martina. Chris Evert rappresentava l’America giovane e bella: bianca, bionda, oggetto del desiderio di tutto il mondo che girava attorno al tennis. Martina Navrátilová era l’altra, la diversa, quella meno femminile, la rifugiata comunista che aveva abbandonato la Cecoslovacchia per vivere a modo suo. E le differenze continuano. Allora la racchetta si impugnava con una mano sola: Chris era destra, Martina mancina; una amava gli uomini, l’altra le donne.

All’inizio nei tornei giocavano il doppio insieme, ma Chris interruppe la partnership. Non potevano essere amiche e avversarie nello stesso tempo. La rottura del doppio causò una prima frattura nella loro relazione. Navratilova si sentì rifiutata: ci mancava solo che la sua compagna di racchetta le voltasse le spalle, lei che era una rifugiata e che molti guardavano con poca simpatia. La sua fidanzata, Nancy Lieberman, la migliore giocatrice di basket dell’epoca, le disse che se voleva diventare numero uno al mondo, doveva odiare Chris.

Poi ognuna capì che non c’era bisogno di mettere distanza e che anzi stare vicine aiutava a sopportare meglio tutto: stress, fatica, sofferenze. Evert ha raccontato che “Ogni domenica, nel giorno delle finali, rimanevamo sole negli spogliatoi, lì eravamo solo Martina e Chris, parlavamo e ci rilassavamo in attesa del nostro match. Alla fine una era devastata, l’altra era felice, ma sempre pronta a dare conforto”.

Nel dicembre 2023 Evert entrò in ospedale per una visita di controllo. Si aspettava che le venisse detto che era libera dal tumore. Invece no, c’erano metastasi, occorreva riprendere la chemioterapia. Chris conosceva il percorso medico da affrontare, la sorella minore Jeanne era morta nel 2020 per lo stesso tipo di malattia. E quando si ammalò anche Martina le due donne si fecero compagnia, dandosi conforto durante il trattamento. Quando Chris stava male, Martina andava a casa sua, cucinava la zuppa e la pasta, l’ha sempre chiamata per sincerarsi che stessi bene.

A Wimbledon Chris non c’è nel suo nuovo ruolo di giornalista, perché il suo corpo deve lottare ancora: Martina è accanto a lei. Le belle storie restano per sempre!

Tiziano Conti