Nelle campagne della Romagna Faentina il lavoro agricolo continua a fare i conti con carenza di manodopera, rischio di irregolarità e servizi insufficienti. La Flai Cgil, con le Brigate del lavoro, ha incontrato 120 lavoratori tra Ravennate, Bassa Romagna e Faentino. Laura Mazzesi punta il dito soprattutto contro la burocrazia dei flussi e dei permessi, che rallenta il reclutamento regolare e accresce la vulnerabilità dei lavoratori

Pressione doppia
Nelle campagne della Romagna Faentina il lavoro agricolo continua a fare i conti con una doppia pressione: da un lato il bisogno di manodopera per sostenere raccolte e stagionalità, dall’altro le criticità che attraversano il settore tra caldo, burocrazia, rischio di irregolarità e servizi ancora insufficienti per i lavoratori. Un quadro che emerge dalle ultime iniziative della Flai Cgil sul territorio ravennate e che, guardando al comprensorio faentino, mette in fila problemi, controlli e richieste.
Proprio il territorio della Romagna Faentina è stato una delle tappe delle “Brigate del lavoro” promosse dalla Flai Cgil, il sindacato di strada che nei giorni scorsi ha portato delegazioni sindacali, mediatori e operatori direttamente nei campi per incontrare i lavoratori. In tre giornate tra Ravennate, Bassa Romagna e Faentino sono state contattate complessivamente 120 persone, impegnate in queste settimane soprattutto nella raccolta della frutta estiva. L’obiettivo era raccogliere testimonianze, verificare sul posto le condizioni di lavoro e distribuire materiale informativo e strumenti utili per affrontare il lavoro nei campi, come cappelli di paglia, acqua e giubbotti catarifrangenti.

L’allarme Cgil
A tracciare il quadro dal versante sindacale è Laura Mazzesi, segretaria generale della Flai Cgil Ravenna, che lega il lavoro di monitoraggio fatto nelle campagne anche all’esigenza di portare il tema all’attenzione pubblica. «Noi conosciamo bene il nostro territorio e con questa iniziativa abbiamo sia toccato con mano quello che succede, sul posto, sia alzato il livello mediatico, perché è importante far sapere alla gente quello che accade», spiega. Mazzesi ricorda che il 30 giugno il sindacato è stato proprio nella Romagna Faentina, dove ha parlato con alcuni dei lavoratori incontrati durante le tre giornate di attività. «Molte volte non è stato facile parlare con loro e in questo abbiamo avuto un grande aiuto da parte di alcuni mediatori. Abbiamo ascoltato le loro richieste e raccolto le loro considerazioni, consegnando volantini informativi e gadget. Non erano semplici regali, ma oggetti utili per la protezione dei lavoratori, come cappelli di paglia e giubbotti con catarinfrangenti».
Accanto alle aziende che, secondo la sindacalista, mostrano attenzione sul piano sociale e del rispetto delle regole, la Flai segnala però anche situazioni più problematiche. «A fianco di alcune realtà virtuose, attente dal punto di vista sociale, abbiamo però ovviamente registrato anche delle situazioni di irregolarità. Purtroppo crediamo che ci siano segnali di lavoro grigio, con utilizzo di manodopera illegale». Mazzesi richiama poi il nodo dello sfruttamento e dell’intermediazione illecita di manodopera, sottolineando come il punto centrale stia nella condizione di vulnerabilità dei lavoratori: «L’elemento cardine del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro è lo stato di bisogno in cui vertono le vittime, che si trovano in una condizione di vulnerabilità economica e personale di cui il datore di lavoro o intermediario approfittano per imporre condizioni lavorative che non rispettano il giusto salario dettato dalla contrattazione collettiva e la legge. Inoltre, per queste persone, non è necessario subire una costrizione assoluta, ma è sufficiente che la loro libertà di scelta sia limitata dal bisogno».

Servizi e flussi
Il tema, nel Ravennate come nel Faentino, non riguarda soltanto il salario o il contratto, ma l’intera organizzazione della vita dei lavoratori stagionali. Dalle testimonianze raccolte in questi giorni emerge infatti che, alla durezza del lavoro agricolo aggravata dalle alte temperature, si aggiungono in alcuni casi difficoltà nell’ottenere le corrette retribuzioni. La carenza di servizi sul territorio, inoltre, rischia di lasciare spazio all’intermediazione illecita: l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, il trasporto verso i campi e perfino il reperimento di un alloggio possono finire nelle mani dei caporali, con conseguenze pesanti sul piano della dipendenza e della ricattabilità.
Per la Cgil, una parte del problema sta anche nelle lentezze amministrative che incidono sul reclutamento regolare della manodopera. «La critica più forte che facciamo è quella alla legge attuale sui flussi che, a causa della burocrazia, non consente di fare richieste di lavoratori in tempi brevi. Ci sono permessi di soggiorno che richiedono tantissimo tempo per essere riconosciuti. Bisogna ridurre il più possibile la burocrazia, con l’aiuto delle istituzioni», afferma Mazzesi. La segretaria della Flai insiste poi sulla necessità di costruire relazioni stabili con i lavoratori, anche attraverso percorsi di formazione e mediazione linguistica, e richiama un altro punto considerato decisivo per il territorio ravennate: «Quello che a livello provinciale continua purtroppo a mancare è la firma alla sottoscrizione dell’accordo di costituzione della sezione della rete del lavoro agricolo di qualità. Ora il testo è pronto e condiviso da tutte le parti, siamo in attesa di firmarlo in prefettura. È necessario farlo quanto prima».

La posizione Coldiretti
Dal lato delle imprese agricole, la posizione di Coldiretti Ravenna mette l’accento soprattutto sull’impegno delle aziende a rispettare contratti e norme e sulla necessità di avere procedure più snelle per l’assunzione dei lavoratori. Assuero Zampini, direttore di Coldiretti Ravenna, sottolinea che «per quanto riguarda i soci di Coldiretti, rilevo una grande attenzione nei riguardi del contratto e delle regole contenute nell’ordinanza regionale del giugno scorso, sulla sicurezza nel lavoro. Tutte le nostre aziende si sono organizzate, facendo sospensioni dei turni, osservando gli orari, fornendo sempre acqua in quantità ai lavoratori». In un’estate segnata dalle temperature elevate, aggiunge, il caldo è un problema che riguarda tutti, non solo i dipendenti: «Per noi un dipendente diventa una sorta di componente della famiglia, anche perché lavora a stretto contatto con i nostri soci, anch’essi sui campi. C’è grande collaborazione tra tutti, il caldo è un problema anche per noi che gestiamo le aziende».
Zampini rivendica anche il ruolo dell’organizzazione agricola nel contrasto al caporalato e nel favorire il lavoro regolare. «Faccio presente che nella stesura della legge contro il caporalato c’è un nostro importante contributo. Quando riceviamo dei permessi di soggiorno, i lavoratori vengono subito assunti da noi, in maniera ovviamente regolare». Ma anche dal fronte datoriale arriva una richiesta precisa di semplificazione. «Abbiamo grande bisogno di forza lavoro, ma la burocrazia rallenta le procedure. Per questo noi facciamo delle pre-istruttorie, quando facciamo le domande flussi, per individuare dei lavoratori. Purtroppo per le richieste di residenze ci sono gravi lentezze e noi, tra l’altro, sconsigliamo alle nostre aziende di ricorrere a subappalti per trovare forza lavoro, in quanto tutto deve stare nell’assoluta regolarità e quando ci sono questi passaggi, il rischio è che non tutto sia fatto nel modo giusto».
Il punto, per Coldiretti, è che i tempi dell’agricoltura non coincidono con quelli della macchina amministrativa. «In definitiva, Coldiretti chiede una semplificazione della procedura nel decreto flussi, con una maggiore rapidità delle risposte. Aspettare 2-3 mesi per noi è un grave disagio, perché in agricoltura c’è tanto lavoro, ma non si può aspettare, in quanto ci sono dei tempi da rispettare. Alla fine questa lentezza provoca danni sia a noi, sia ai lavoratori». Da qui anche il ragionamento su strumenti di fidelizzazione della manodopera, con benefit accessori pensati per trattenere i lavoratori nelle aziende ed evitare un turnover continuo.














