Che cosa è essenziale oggi nel ministero presbiteriale? E come può essere vissuto in una Chiesa che chiede sempre più corresponsabilità? Attorno a queste domande si è sviluppata la giornata di studio dal titolo “Il Ministero Ordinato: l’essenziale in rapporto ai battezzati” ospitata il 2 giugno nel Seminario di Faenza, un’iniziativa promossa e proposta dai preti entro i dieci anni di ordinazione delle Diocesi di Faenza-Modigliana, Imola, Ravenna-Cervia e Forlì-Bertinoro, coordinati da don Michele Morandi insieme a laici impegnati nella Chiesa locale. Tra i partecipanti, anche il vescovo di Imola monsignor Giovanni Mosciatti.
A condurre i lavori è stato don Michele Morandi, vescovo eletto di Faenza-Modigliana, che ha richiamato il percorso del cammino sinodale e la necessità di “guidare insieme la comunità cristiana”, valorizzando una corresponsabilità costitutiva della vita ecclesiale. “Abbiamo il coraggio dell’essenziale”, ha affermato, citando il discordo di papa Leone ai vescovi italiani, invitando a immaginare comunità meno preoccupate di conservare strutture e più attente all’annuncio di Cristo.
Il modello sinodale
La relazione dell’arcivescovo di Modena-Nonantola, monsignor Erio Castellucci, ha descritto quattro diversi modi di intendere il ministero ordinato: il modello sacrale, un retaggio culturale del passato che oggi rischia di collocare il prete sopra la comunità; quello sacerdotale, centrato sulla dimensione liturgica; quello democratico, che interpreta il ministro come semplice leader della comunità che gli assicura un certo consenso; e infine il modello sinodale, indicato da monsignor Castellucci come il più aderente al Vangelo e alla tradizione della Chiesa. In questa prospettiva sinodale, il ministero ordinato non è chiamato a sostituirsi ai battezzati né a concentrare su di sé ogni responsabilità, ma a presiedere una comunità che annuncia, celebra e testimonia il Vangelo. “Il ministro ordinato non deve fare tutto – ha osservato Castellucci -, è chiamato a custodire il legame con la tradizione apostolica e con la centralità di Cristo, favorendo la crescita dei carismi e delle responsabilità presenti nel popolo di Dio”.
Superare le logiche di possesso e personalizzazione
Nel pomeriggio monsignor Andrea Andreozzi, vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola, ha proposto una riflessione a partire dal discorso di San Paolo agli anziani di Efeso. Il suo intervento ha intercettato il tema del “dopo di noi”: le comunità cristiane, ha ricordato, non appartengono ai loro pastori. “Se le comunità sono stanziali, i presbiteri sono in qualche modo dei viandanti, chiamati a passare, servire e poi lasciare spazio ad altri” ha sottolineato, spiegando come il prete sia “di passaggio”. Per questo il compito del ministro non va ridotto all’accentramento di funzioni, bensì è quello di aiutare la comunità a custodire la sorgente della propria vita, che è la Parola di Dio vissuta all’interno dell’ambito parrocchiale. Da qui anche l’invito a superare logiche di possesso e personalizzazione, favorendo invece il discernimento dei carismi e la crescita di una responsabilità condivisa.
La giornata si è conclusa con i lavori di gruppo e il confronto tra giovani presbiteri e laici. Un’esperienza che ha mostrato come la riflessione sul ministero ordinato riguardi l’intera comunità cristiana, chiamata oggi a scoprire forme nuove di corresponsabilità nella missione della Chiesa.
Giovanni Bucchi














