Un video di appena 38 secondi, girato con uno smartphone e diventato rapidamente virale di chat in chat, accende i riflettori su un episodio avvenuto lo scorso sabato alla piscina comunale di Faenza. Le immagini mostrano una violenta rissa tra due ragazzine di circa 13 anni che si azzuffano e si tirano i capelli. Ma a rendere lo scenario ancora più agghiacciante è ciò che accade intorno a loro: un gruppo di una ventina di coetanei che, anziché dividere le contendenti, fomenta lo scontro con urla, incitamenti e arriva persino a lanciare sedie di plastica sulle due giovani.

Un bilancio che fortunatamente non registra feriti gravi — una delle ragazzine ha riportato solo una leggera lesione al naso e non è stato necessario l’intervento delle ambulanze — ma che lascia ferita un’intera comunità per la carica di violenza e l’assenza totale di valori dimostrata da ragazzi così giovani.

Il fatto e l’intervento della sicurezza

«Non si è trattato affatto di una normale bravata, siamo davanti a responsabilità precise», dichiara con fermezza Davide Morara, presidente di Cogisport, la società che gestisce l’impianto faentino. Ricostruendo i minuti successivi a quel video, a cellulari spenti, Morara spiega come si è passati all’azione: «Nel giro di 3-4 minuti è intervenuto il nostro addetto alla sicurezza, che in quel momento era impegnato in un’altra zona della piscina per un controllo meno grave. Capendo immediatamente la gravità della situazione, abbiamo subito allertato le Forze dell’Ordine». I Carabinieri sono giunti sul posto pochissimi minuti dopo e, grazie anche alla visione delle telecamere di videosorveglianza, è stato possibile avviare le prime identificazioni.

Linea dura: 15 provvedimenti e denunce

La risposta di Cogisport è stata immediata e improntata alla massima severità: «La nostra politica è chiara: tolleranza zero — prosegue Morara —. Certi episodi non possiamo prevenirli, ma abbiamo il dovere assoluto di intervenire per garantire che la piscina resti un luogo sicuro». Il bilancio dei provvedimenti, a meno di una settimana dall’accaduto, parla di 14-15 ragazzini già segnalati che non potranno più rimettere piede nella struttura. Per 5 o 6 di loro, identificati come recidivi e già noti per altri disastri in giro per Faenza, è già scattato il divieto assoluto di avvicinamento alla zona della piscina.

Già la domenica successiva alla rissa, un gruppetto di questi giovani ha tentato nuovamente di entrare, ma è stato respinto e sul posto sono stati chiamati i Carabinieri per la gestione dei minorenni e il successivo contatto con le famiglie. «Abbiamo sporto le dovute denunce alla Polizia di Stato per tutelare l’impianto e l’utenza. Molti di questi ragazzi erano volti nuovi, di soli 13 anni, che l’anno scorso entravano con i genitori magari. Ora questi si muovono in grandi gruppi e creano grossi problemi».

Un malessere generazionale inedito

Ciò che preoccupa maggiormente le istituzioni e i gestori è lo slittamento anagrafico di questa aggressività. Se in passato la fascia d’età storicamente più complessa da gestire era quella tra i 17 e i 19 anni, oggi il problema si è spostato sui giovanissimi. «Fino a qualche anno fa era impensabile che ragazzini di 13 o 14 anni avessero una tale capacità di rabbia e misure valoriali pari a zero — riflette amaramente il presidente di Cogisport —. Di fronte a minorenni le nostre mani sono spesso legate, non siamo forze dell’ordine e il nostro personale è lì per garantire il salvataggio e la sicurezza dei bagnanti. Se fai passare tutto sotto silenzio, questi ragazzi continuano a girare impuniti. Sappiamo che anche altri impianti limitrofi stanno avendo gli stessi problemi e ci hanno contattato proprio per confrontarci su questi temi».

Episodi come quello della piscina di Faenza, purtroppo, non sono del tutto isolati. Un altro video, girato tra le chat in questi giorni, mostra la rissa di due ragazzi di fronte all’Istituto tecnico Oriani, senza che nessuno intervenga fino all’arrivo di una prof. Anche durante la campagna elettorale faentina il tema dei disagi e devianze giovanili è stato tra quelli attenzionati dai candidati sindaco.

«La piscina è un luogo sicuro»

Nonostante la gravità dell’evento, Morara ci tiene a rassicurare i cittadini e le tantissime famiglie che frequentano l’impianto ogni giorno. Anche perché il primo weekend dopo la chiusura delle scuole è storicamente il più complesso da gestire. «Non deve assolutamente passare il messaggio che la piscina non sia un luogo sicuro. Anzi, oggi, dopo i provvedimenti presi, è forse il posto più sicuro di Faenza. Abbiamo messo in campo tutto il possibile. La nostra struttura d’estate impiega tra le 43 e le 44 persone, a cui si aggiungono una ventina di istruttori: c’è un team di circa 60 persone. Abbiamo raddoppiato gli addetti alla sicurezza proprio per tutelare i nostri utenti».

Le indagini intanto proseguono: nella mattinata di domani è previsto un nuovo incontro tra la dirigenza di Cogisport e la Polizia di Stato per visionare ulteriormente i filmati, definire le dinamiche e procedere con le denunce verso chi, irresponsabilmente, ha diffuso il video in rete anziché intervenire per sedare la rissa.