L’amministratore apostolico, monsignor Mario Toso, ha presieduto il 12 giugno scorso la messa ad Alfonsine, parrocchia del Sacro Cuore, festa patronale. Di seguito riportiamo l’omelia.

L’omelia di monsignor Toso

Cari fratelli e sorelle, caro don Stanislao Rafalko, gioiamo nella festa patronale di questa parrocchia intitolata al Sacro Cuore. Nella prima lettera di san Giovanni apostolo ci è detto che Dio Padre ci ama per primo (cf 1 Gv 4, 7-16). Ci ama mandando a noi il suo Figlio unigenito perché per mezzo di lui abbiamo la vita, quale piena comunione con Dio che è Amore. Il Figlio di Dio ci redime grazie al dono di sé e del suo Spirito d’amore che vince il peccato, la separazione da Dio. Gesù Cristo nato come uno di noi ha detto: sono venuto a portare il fuoco (d’amore) sulla terra. Come vorrei che fosse già acceso (cf Lc 12,49). Sono tanti i modi mediante cui Gesù Cristo ci comunica il suo Amore, il suo Spirito, Spirito del Padre. Eccone alcuni: mediante il Battesimo, la Confermazione, mediante l’effusione dello Spirito ai discepoli riuniti nel Cenacolo assieme alla Madre Maria: «Apparvero loro lingue come di fuoco… e tutti furono colmati di Spirito Santo» (At 2,3-4). I discepoli da persone timorose ed impaurite vengono trasformati in persone coraggiose, che non hanno timore di testimoniare l’Amore di Cristo, Crocifisso e Risorto.

Il vero fuoco, lo Spirito Santo, è stato portato sulla terra da Cristo. Egli non lo ha strappato agli dèi, come fece Prometeo, secondo il mito greco, ma l’ha ottenuto per noi con il più grande atto d’amore della storia: la sua morte in croce!

Dio vuole continuare a donare questo “fuoco” di generazione in generazione. Egli è libero di farlo come e quando vuole. Ma come già detto c’è una «via normale» con cui Dio stesso ha scelto per «gettare il fuoco sulla terra»: questa via è Gesù, il suo Figlio Unigenito incarnato, morto e risorto, vittorioso sul peccato e sulla morte. A sua volta, Gesù Cristo ha costituito la Chiesa quale suo Corpo mistico, perché ne prolunghi la missione nella storia. «Ricevete lo Spirito Santo» – disse il Signore agli Apostoli la sera della risurrezione, accompagnando quelle parole con un gesto espressivo: «soffiò» su di loro (cf Gv 20,22). Manifestò così che trasmetteva ad essi il suo Spirito, che è Spirito del Padre e del Figlio.

La solennità della Pentecoste, che abbiamo celebrato non molto tempo fa, ci ha fatto capire che l’energia capace di muovere il mondo verso la pace, verso una vita nuova, una umanità magnifica, non è una forza anonima e cieca, ma è lo Spirito Santo. È l’amore di Dio che “rinnova la faccia della terra”! Infatti, purifica le persone dal male e le libera dalla morte, dal culto dell’io, dal desiderio di dominio sull’altro, dalla violenza e dalle guerre. È solo assegnando il primo posto a Dio che non si hanno altri padroni all’infuori di Lui stesso. E così il dono dello Spirito, accolto, celebrato, testimoniato, ci libera dagli assoluti terrestri, dagli idoli, dalle lotte fratricide, dalle guerre che rapinano beni e distruggono popoli.

L’unione costante con l’amore di Gesù, con il suo Cuore che lo significa, ci costituisce come soggetti capaci di dono e di servizio, di crescere come persone pienamente umane perché divinizzate da Cristo, dal suo Amore pieno di verità.

San Bonaventura ci ha insegnato che per entrare in comunione con Gesù Cristo si deve partire dallesperienza del suo amore. Solo così ci si immette nella via del fuoco che conduce a Lui. San John Henry Newman aveva come proprio motto di vita spirituale la frase “Cor ad cor loquitur”. Il Signore ci salva parlando al nostro cuore dal suo Sacro Cuore. Il luogo dell’incontro più profondo con sé stessi e con il Signore è il dialogo orante, da cuore a cuore, con Cristo vivo e presente nell’Eucaristia, memoriale del suo dono d’amore a Dio e all’umanità.

Tommaso d’Aquino più di una volta lo trovarono con la testa poggiata sul tabernacolo. Confidava che faceva così per auscultare il battito del Cuore di Gesù presente nelle sacre specie.

Vivere cuore a cuore con Gesù Cristo, che si incarna ed è missionario, diventa naturalmente per noi un programma di vita di grande attualità nell’ambito del cammino sinodale: a) anzitutto, per vivere un cristianesimo non di semplice devozione, che si chiude in atteggiamenti di ripiegamento su sé stessi, senza essere lievito nella massa, lievito di unità e di pace nel mondo e, pertanto, solerti e indefessi costruttori del Regno d’amore di Dio; b) in secondo luogo, per essere missionari con un cuore ardente e gioioso come comunità tutte intere, non divise o frammentate, non indebolite e insignificanti.

Cari fratelli e sorelle, la distanza che separa in maniera sempre più evidente la vita e la società dal Vangelo di Cristo, ci ricordano le linee di concretizzazione del Cammino sinodale, rende sempre più urgente l’impegno dei cristiani nelle realtà di questo mondo perché siano trasfigurate dall’incarnazione dell’Amore di Cristo in esse. Lo stesso deve avvenire, contemporaneamente, negli organismi di partecipazione nella Chiesa, nei suoi movimenti, nelle sue aggregazioni ed organizzazioni. L’Amore di Cristo, accolto, celebrato nella comunità ecclesiale, testimoniato dai credenti, diventa cuore pulsante della civiltà dell’amore nella società e nel mondo. Ciò sarà possibile se prima noi credenti saremo radicati e costruiti in Cristo dal suo Amore, nel suo Amore. L’amore di Cristo evangelizza e civilizza

Mario Toso

mario toso sindaco alfonsine
Mons. Toso con il sindaco di Alfonsine